«Fusaro finto marxista»

di Leonardo Marzorati

Un finto marxista si aggira per il web: il filosofo Diego Fusaro. Classe 1983, lo studioso torinese è diventato in pochi anni una sorta di guru culturale di tanti utenti della rete, passati dal leggere i suoi post sui social, zeppi di citazioni filosofiche, all’acquisto dei suoi pamphlet presenti oggi in massa sugli scaffali delle librerie. Fusaro si definisce hegeliano. Rappresenta difatti la peggior destra hegeliana, ma al tempo stesso utilizza in piena libertà citazioni dei grandi pensatori della sinistra mondiale, da Marx ed Engels a Gramsci e Losurdo. Si tratta però di un utilizzo subdolo, volto a avvicinare militanti o simpatizzanti di sinistra alle posizioni reazionarie della Lega.

Allievo di Costanzo Preve, il teorico del superamento della dicotomia destra-sinistra, Fusaro si è però schierato palesemente con la destra, arrivando a presentare i suoi libri alle feste di CasaPound, dove ha dileggiato l’antifascismo. Per il filosofo non ha senso essere antifascisti in assenza di vero fascismo. Detto davanti a una platea di orgogliosi fascisti, quali i fanatici di CasaPound, la cosa fa un po’ ridere.

Fusaro, come Nicola Bombacci, non è una voce libera o alternativa dalla parte del proletariato, ma un servo dei nuovi padroni, utili a traghettare consensi da sinistra a destra. Bombacci, dopo aver partecipato alla fondazione del PCdI al congresso di Livorno, per opportunismo si schierò dalla parte del fascismo e fu sempre servile con Mussolini, dandogli sempre ragione, ammantando di un ideale socialista o marxista le mosse del Duce, per legittimarlo agli occhi delle classi operaie e contadine; mentendo spudoratamente, in quanto Mussolini ottenne il potere con l’appoggio della grande industria del Nord e dei latifondisti del Sud.

Oggi Fusaro fa lo stesso. Dà un contesto marxista alle mosse politiche di Salvini, con atteggiamento servile verso i nuovi potenti (il governo gialloverde) e attaccando soprattutto il Partito Democratico. Sia chiaro, le accuse mosse da Fusaro al Pd sono sacrosante, ma di fronte a un partito che ha tradito le battaglie sociali, Fusaro non pone lo sguardo alle vere forze socialiste, difendendo invece la Lega, un partito che di marxista non ha nulla e che ha una visione borghese pari a quella del Pd. Lo studioso inganna per traghettare eventuali consensi di delusi dal Pd verso la Lega. Fusaro si comporta come quegli intellettuali di sinistra degli anni ’70 e ’80 che nel ’94 si schierarono con Berlusconi. Al Cavaliere faceva comodo avere personaggi "di sinistra" sempre pronti a riverirlo per dileggiare l’opposizione (Ferrara, Mughini, Colletti, ecc.). Fusaro fa lo stesso, per dare ulteriore legittimazione a Salvini.

Se in politica estera può essere condivisibile, per il resto è un continuo lecchinaggio al potere salviniano, con citazioni a sproposito di Marx, Gramsci, Hegel. A chi gli fa notare l’esistenza di forze davvero socialiste come Potere al Popolo, lui le attacca, additandole come serve di Soros e del mondialismo, in quanto critiche con la Lega sulle politiche migratorie. Lo stesso Fusaro contesta anche la difesa dei diritti civili che, secondo le sue menzogne, servirebbero solo a togliere diritti sociali. Fusaro è bravo a pescare situazioni che fanno comodo a Salvini e a utilizzarle per infangare non solo la timida opposizione borghese di Pd o LeU, ma tutta la sinistra, anche quella sinceramente marxista.

Infine Fusaro riesce nel dare una connotazione nazionalista a Marx, il fondatore dell’Internazionale. Fusaro confonde patriottismo con nazionalismo, attaccando direttamente gli stati e non i suoi governanti. Si tratta di un mistificatore di successo, invitato spesso in televisione e presente in tutte le librerie, con volumi pubblicati da Bompiani e Feltrinelli, alla faccia dell’intellettuale scomodo. Ultimamente si sta comportando da macchietta, con le sue iperboli grammaticali sempre più arzigogolate. Il successo gli sta dando alla testa e la speranza è che si bruci al più presto, perché resta un personaggio dannoso alla lotta politica socialista.

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Lettera di uno studente a MRS: “Mario Capanna, vieni a risvegliarci!”

di Arthuro Baetscher

Ciao MRS. Sono uno studente frequentante il Liceo Artistico "V. Calò" di Grottaglie (TA), una scuola non molto grande, con circa 350 studenti. Vi scrivo con indignazione e con la poca speranza che mi rimane. Dando uno sguardo al mondo e all’uomo d’oggi basta un istante per indignarsi, per decidere di vivere nel solitario e abbandonare la comunità, ma io purtroppo nutro ancora un minimo di speranza.

La scuola che frequento è come tante altre senza dignità in Italia, un piano inagibile, calcinacci dell’edificio esterno che cadono, macchinari obsoleti, dirigenti menefreghisti e schiavi dell’ufficio, della disumana imposizione statale, delle macchine monetarie e illusorie degli oligarchi capitalisti, coloro che fiatano affannosamente sulla quotidianità d’ognuno e che creano la morte dei popoli e la schiavitù dei singoli.

I professori non hanno nessuna voglia di ribellarsi, anche loro non hanno più speranze, si affiancano assopendosi sul muro delle moralità teoriche e dei buoni propositi marci.

In tutta questa discarica umana, gli studenti sono giovani boccioli adombrati dalla discarica, anche loro di conseguenza hanno perso i valori della lotta, hanno dimenticato e formattato il loro cervello al potere soffocante. Non sanno perché si fa un’assemblea d’Istituto, non sanno cos’è un’assemblea di classe, non sanno l’importanza di una manifestazione, non sanno cos’è lo Statuto degli Studenti e delle Studentesse, non sanno dei valori ottenuti dagli studenti e dai giovani del Sessantotto.

I valori e le lotte promulgate in Italia anche da lei, signor Capanna, si stanno dissolvendo nel teatrino borghese della dittatura celata dietro la democrazia di destra, dalla globalizzazione neoliberalista, dai marchingegni ipnotici di suggestione mediatica. Dalla morte della vita e la nascita della delegazione ai robot.

È per questo che le scrivo signor Capanna, la prego non si dia per vinto anche lei, i guerrieri riposano soltanto in letto di morte, si guardi intorno e reagisca.

Abbiamo ottenuto la libertà lottando, tempo fa, ma ora è diventata abitudine e normalità, non sapendo cos’è la sua soppressione. La invito a far di nuovo presente all’Italia e ai giovani italiani di continuare la lotta; di non arrivare alla soppressione fascista e proibizionista per svegliarsi e lottare, di non lasciar passare niente che violi i propri diritti, di far sempre presente le lotte di ieri per essere protagonisti delle lotte di oggi.

Io e altri del liceo stiamo formando quest’anno un collettivo studentesco che si impegni nella lotta per l’uguaglianza, per la libertà d’espressione e di critica, per la lotta al potere e il rispetto dei diritti.

Per questo la invito a venire, a fare visita al liceo. A recarsi a Grottaglie durante un’assemblea d’Istituto, organizzata dal comitato. A fare una conferenza sulla lotta e la conquista dei diritti oggi dimenticati e ottenuti nel Sessantotto, almeno per quanto riguarda la scuola. A raccontarci una storia, una bellissima storia proveniente dalla voce di chi l’ha vissuta e ne è stato protagonista.

Aspetto sue notizie speranzoso, la ringrazio della lettura, ripongo la mia fiducia in lei.

Arthuro Baetscher

Immaginare il socialismo è… anti-riduzionista (animali sì, ma non solo)

di ALFREDO AGUSTONI

RIDUZIONISMI CANNIBALI… Quelli che pensano che un certo livello della realtà possa essere spiegato a partire da un altro, sottostante, livello della realtà, tanto da rendere superfluo quel livello stesso… Di solito sono biologi, spesso geniali (vedi Edward Wilson, Desmond Morris, Richard Dawkins & c.) che praticano questo "riduzionismo cannibale" ai danni di noi cultori delle scienze sociali (della serie che noi non serviamo a niente, perché la biologia umana spiega già tutto… è tutto nel DNA ).

Confrontiamo, a questo proposito, due famigerati "riduzionisti cannibali", appunto Dawkins e Wilson. Dawkins, genetista molto sottile, teorizza il principio del "gene egoista", della serie che l’egoismo non appartiene all’individuo o alla specie, ma al gene (per cui il comportamento è più o meno egoistico o altruistico a seconda di quello che è più favorevole alla diffusione di un certo gene). Oscar Wilson, grande entomologo, confronta le società umane a formicai o alveari, ma forse gli sfugge qualcosa, proprio alla luce della genetica egoistica del sottile collega Dawkins: le api e le formiche, che vivono "in società" come gli umani, non si riproducono individualmente; è il formicaio o l’alveare a riprodursi, per il tramite della regina, e questo spiega l’estrema abnegazione, da decine di milioni di anni, delle api e delle formiche, alla luce del principio del "gene egoista": bravo Rickie Dawkins, l’hai azzeccata!!! Ma qualcosa, Rickie, ancora ti manca… Nulla di simile tra gli umani, che si riproducono individualmente, sono vissuti per centinaia di migliaia di anni in bande di pochi individui e poi hanno cambiato registro, hanno domesticato il fuoco e imparato a parlare, perché avevano un cervello abbastanza flessibile, così come il loro cavo orale; hanno cambiato nel tempo le proprie condizioni di vita, perché sono diventati capaci di comunicare; i suoni del loro linguaggio sono diventati i simboli del loro pensiero, per cui sono diventati capaci di pensare e immaginare mondi impossibili (il socialismo libertario a noi caro?) e il loro cervello molto flessibile li ha resi mitopoieti, diversamente da tutti gli insetti sociali che popolano il creato. Naturalmente non siamo egoisti come una mantide che divora il suo compagno (che si fa divorare egoista e tranquillo, nel nome dell’egoismo genetico), né altruisti come un’ape che muore pungendo chi assale il suo alveare… Siamo bestiacce individualmente egoiste, ma siamo diventate capaci di parlare, di esprimere le nostre emozioni e di creare universi simbolici, di concepire la nostra vita e di decidere a quali condizioni valga la pena di essere vissuta (una mosca scapperà sempre da un ragno, una vespa da una libellula, per riflesso condizionato… Anche io se vedo una tigre scappo: sono pur sempre parte del mondo biologico).

Vale la pena di amarci, non di farci la guerra come formicai rivali; vale la pena di appassionarci tutti insieme a capire il mondo che ci circonda e il senso della nostra vita…

Perché il nostro DNA ha fatto di noi qualcosa di più degli insetti??? Il nostro DNA ci poteva relegare al ruolo di primati senza parola, eppure abbiamo imparato ad usare il nostro cervello e il nostro cavo orale… Parliamo e le nostre parole sono i nostri pensieri … Geneticamente egoisti? Quante persone, incluso il sottoscritto, hanno scelto di non avere figli o non hanno scelto di averne? Oppure ci hanno rinunciato perché gli dicevano tutte che erano troppo grassi (come il sottoscritto: 1.83 per 60 kg di peso)… Eppure i cinesi di età imperiale erano sessualmente eccitati dai piedi deformati delle donne, come gli europei del XVIII secolo dalle donne con vite di vespa…. Bene: proprio il contrario del riduzionismo cannibale, che vorrebbe gli uomini attratti da quello che è più adeguato alla sopravvivenza e alla riproduzione!

Valesse per noi uomini il principio del gene egoista, tutti sceglieremmo di riprodurci, cosa che io non feci… Non va contro il principio del gene egoista? Eppure sto BENE così, con buona parte dei tanti cannibali che mi insegnano che NON SONO ALTRO che un animale… Ebbene… io sono ANCHE un animale, ma la mia natura animale mi consente di essere qualcosa di più… parlare con i miei simili, stabilire cosa va e cosa non va, stabilire che perché tutto vada è forse necessaria una lotta, fare riferimento ad una storia ed una tradizione (diciamo il socialismo e la Comune di Parigi)… Dio mio, quanto sono più fortunato di uno scarafaggio e di un ragno! Dio mio, quanto sono più fortunato dei miei fratelli del Pleistocene, dei tempi dei tartari o delle invasioni vichinghe!

TESTA O CROCETTE? I tanti dubbi sui test di ammissione all’università

di VALENTINA PENNACCHINI

La farsa dei test d’accesso alle facoltà universitarie. Anche quest’anno il test d’accesso alla facoltà di medicina fa il pieno di candidati e polemiche. Lasciando da parte il giudizio (negativo) sui test somministrati allo scopo di garantire l’accesso ai “migliori”, stabilire che qualcuno sia adatto alla professione medica con questo tipo di domande genera quanto meno qualche perplessità…

Ma veniamo al dunque. La pianificazione dei numeri di accesso a determinate facoltà-professioni non è in sé sbagliata. Appare evidente che non tutti possano fare il medico e se gli accessi fossero liberi, come da molti invocato per una sorta di “azione-reazione”, avremmo “fiumi” di dottori (l’Italia detiene il primato in Europa per numero di laureati) frustrati e a spasso come già ahimè succede per molte altre categorie. Tutti liberi, nessuno libero.

Pensare che il mercato si autoregoli è una fesseria già sentita e risentita. Ci vorrebbe una seria programmazione ma, ovviamente, l’Italia non è un Paese per giovani medici e nemmeno per vecchi malati. Nei prossimi 2/3 anni andranno in pensione 47.000 medici di base e di questo passo, tra numeri chiusi in accesso alla facoltà e a seguire alle specializzazioni, ci troveremo presto senza medici di famiglia. Come diceva Chomsky: «Questa è la strategia standard per le privatizzazioni: togli i fondi, ti assicuri che le cose non funzionino, la gente si arrabbia e tu consegni al capitale privato».

È evidente che i test c’entrino ben poco con la meritocrazia (una parola che, sebbene pericolosa, non dispiace ai più). Essi sono solo uno degli strumenti atti a ridurre la spesa pubblica per l’università e ad “edificare” il progressivo smantellamento della sanità pubblica. Servono anche a tener inchiodati due anni, se non più, molti studenti che hanno motivazione, tempo ma soprattutto soldi per aspettare e ad impedire l’accesso ai livelli più alti d’istruzione a chi, invece, non si può permettere corsi (altro business privato sorto a margine) e tanto meno di aspettare anni per progettare un’ipotesi di futuro.

Non si capisce, infine, a cosa serva il voto finale all’esame di Stato e la passerella dei “maturi” con voto 100 e 100 lode: tutti premiati in Provincia come se avessero conquistato la Luna… L’ennesima buffonata prima di affidarsi alla roulette dei quiz: tanto a decidere della propria attitudine alla professione medica e/o del proprio futuro non sarà la carriera scolastica ma una serie di crocette nello spazio di pochi minuti.

Capitalismo: impedire che la crisi strutturale diventi barbarie e macerie

di ANSELM JAPPE

Perché il sistema capitalistico non è ancora completamente crollato? Principalmente grazie alla "finanziarizzazione", vale a dire, la fuga nel "capitale fittizio" (Marx). Dopo che l’accumulazione reale è arrivata quasi a fermarsi (la decisione degli Stati Uniti di abbandonare, nel 1971, il gold standard per il dollaro, è stata una sorta di data simbolica per questo) il sempre maggiore ricorso al credito ha permesso di perpetuare un’accumulazione simulata. Nel sistema creditizio, gli attesi profitti futuri, che non verranno mai realizzati, sono già stati consumati per tenere a galla l’economia. Com’è ben noto, il credito e le altre forme di denaro fittizio (come i valori azionari e i prezzi immobiliari) hanno raggiunto proporzioni astronomiche ed hanno foraggiato una gigantesca speculazione che potrebbe avere, come nel 2008, terribili ripercussioni sull’economia "reale".

Comunque, lungi dall’essere la causa delle crisi capitaliste e della crescente povertà, la speculazione è servita a permettere di rinviare la grande crisi. Essa è causata dal fatto che, sebbene proliferino in quantità sempre maggiori, tutte le merci e i servizi addizionali rappresentano una quantità sempre più bassa di valore. Questo implica anche che una gran parte del denaro nella circolazione globale, è "fittizio" perché non rappresenta più il lavoro che viene speso per la "produttività". Tutte le misure per "rimettere in moto", prese dai governi dopo la crisi del 2008, sono quindi solo acrobazie contabili, per cui viene aggiunto un altro zero a dei numeri che sono già delle complete fantasie. Non ci può essere nessuna nuova prosperità capitalista dal momento che le tecnologie che hanno rimpiazzato il lavoro non possono essere eliminate dalla produzione capitalista.

Altrettanto inutile sarebbe aspettarsi dalla Cina o da qualsiasi altro "paese emergente" un salvataggio del capitalismo. I loro supposti successi economici sono in parte basati su una crescita del costo delle materie prime ed in parte su un’esportazione unilaterale verso i paesi ricchi che durerà solo fino a quando questi stessi paesi riusciranno a rimandare a casa loro l’irruzione reale della crisi. Non è perciò questione di predire un qualche futuro crollo del capitalismo, ma si tratta di riconoscere che la crisi ha già avuto luogo e che andrà sempre peggio, nonostante i recuperi a breve termine. E’ una crisi che è lontana dall’essere solamente economica. Essa comporta tutta una serie di sconvolgimenti, dalle nuove forme di guerra fino agli effetti devastanti sulla psiche a livello individuale (le sparatorie nelle scuole costituiscono una manifestazione particolarmente vivida della "pulsione di morte" nel cuore del capitalismo).

La critica del valore è dunque una critica radicale dell’intero capitalismo e non solo della sua fase neoliberale (anche se gli autori della critica del valore ne sono stati i più virulenti critici negli anni ’90, mentre la sinistra sembrava o paralizzata o affascinata). E’ impossibile ritornare al pieno impiego e alle politiche keynesiane, ai grandi interventi di Stato e al sistema di welfare di un tempo. Sono stati abbandonati perché l’intera dinamica capitalista era col fiato corto, e non a causa di una cospirazione guidata dagli economisti neoliberisti e dai capitalisti più avidi. Inoltre, un ritorno a tali politiche non sarebbe nemmeno auspicabile. Il capitalismo deve essere superato abolendo le sue fondamenta, non ritornando a forme apparentemente più tollerabili di schiavitù e di alienazione.

Ovviamente, rimane la questione su come uscire dal capitalismo. Si è spesso rimproverato alla critica del valore il suo rifiuto a cedere alle pressioni a venir fuori con azioni pratiche. Allo stesso tempo, la critica del valore ha sempre rifiutato l’etichetta di "torre d’avorio". Non è tanto questione di "sconfiggere" il capitalismo, quanto di impedire che il suo crollo, già in corso, finisca in barbarie e rovine. I movimenti sociali contro le sole banche sono senza dubbio una falsa risposta, dal momento che scambiano il sintomo per la causa. Fanno rivivere i vecchi stereotipi degli "onesti" lavoratori sfruttati dai "parassiti". In generale, il ricorso alla "politica" (in particolare allo Stato) è impossibile, dal momento che la fine dell’accumulazione, e quindi del denaro "reale", priva le pubbliche autorità di ogni mezzo di intervento. Per riuscire a trovare un’alternativa al capitalismo, è necessario prima mettere in discussione la natura della merce e del denaro, del lavoro e del valore, categorie che sembrano "teoriche", ma le cui conseguenze ultimamente determinano quello che noi facciamo quotidianamente.

Anselm Jappe (Gruppo Krisis)

I miei figli, io li vaccino!

di VALENTINA PENNACCHINI

Io vaccino i miei figli… L’obbligo vaccinale non rappresenta alcuna violazione della libertà individuale. La libertà soggettiva finisce laddove comincia quella altrui. Le vaccinazioni servono a preservare la salute della comunità.

Io son stata vaccinata per il vaiolo. La malattia è scomparsa e i miei figli non si vaccinano. Se "io" non mi fossi vaccinata, i miei figli…

L’antipolio ha salvato milioni di bambini. I miei genitori convivevano con coetanei che portavano le pesanti conseguenze della malattia. Ma torniamo ai confini della libertà. Un immunodepresso ha diritto a vivere? Non credo nessuno abbia dubbi. Immunodepressi prima o poi, ahimè, lo diventeremo quasi tutti…. Immunodepressi sono i malati oncologici sottoposti a chemioterapia, i trapiantati, i diabetici, alcuni cardiopatici ed altre categorie con patologie polmonari, oltre ai soggetti sottoposti a terapia cortisonica. Queste persone, se dovessero contrarre una di quelle malattie per cui ci si vaccina, rischierebbero la pelle.

Il problema oltrepassa le aule scolastiche. La Ministra pensa di risolvere il problema istituendo "classi speciali" di vaccinati, però purtroppo nessuno può impedire negli spazi comuni i contatti tra bambini immunodepressi e gli altri. Il provvedimento ovviamente fa acqua da tutte le parti nel tentativo di conciliare le istanze no-Vax e pro-Vax. Tuttavia ad esser immunodepressi non son solo i bambini e per tutelarli bisogna vaccinare i bimbi. Gli adulti sani hanno peraltro una percentuale più bassa di contrarre le malattie per cui è prevista la vaccinazione.

Ci si può interrogare sul numero e sui tempi dell’obbligo ma certe cose è meglio lasciarle alla scienza e non al fai da te. L’immunità di gregge – sebbene non ci piacciano le pecore – non è roba da pecoroni ed ha un suo perché. Se poi nell’era dell’informazione ci si sente scienziati per aver letto qualcosa in rete… meglio una doccia fredda.

Per i "gomblottisti" è bene chiarire: per le case farmaceutiche un malato è "un affare migliore" di mille vaccinati. Che poi la presa di coscienza sia di fatto preferibile all’imposizione… è ovvio. Che sia meglio premiare chi assolve l’obbligo piuttosto che sanzionare chi non lo assolve… pure. Intanto, e a prescindere, per senso civico, io i miei figli li vaccino.

(Valentina Pennacchini – insegnante)

Ma questi l’hanno capita o no la lezione???

di MARCO TRAVAGLIO

Chi riesce a seguire le cronache sulle mosse di quel che resta del centrosinistra, e a rimanere sveglio, non può non domandarsi: ma questi signori l’hanno capito perché hanno perso le elezioni? A cinque mesi dalla disfatta del 4 marzo, la risposta è no. Anzi, l’impressione è che non si siano neppure posti la domanda. Continuano a comportarsi come dinanzi non a una catastrofe epocale, ma a un incidente di percorso, a un’afflizioncella passeggera: aspettano fischiettando che passi la nuttata, o il cadavere del nemico giallo-verde, che peraltro non fanno nulla per capire chi sia e perché continui a guadagnare consensi. Un premier semisconosciuto come Conte, stando ai sondaggi, gode del 69% di popolarità, di poco superiore a quella del suo governo e dei dioscuri Di Maio e Salvini. Eppure la maggioranza Frankenstein nata due mesi fa passa gran parte del suo tempo a litigare, a commettere errori puerili e gaffe plateali, ad annunciare cose che non potrà mai fare, a smentire le voci dal sen fuggite a questo o quel ministro, in una cacofonia incoerente e pasticciona che dovrebbe gonfiare le vele delle opposizioni. E invece porta altro fieno in cascina ai governativi. Possibile che a sinistra, fra una maglietta rossa e un appello antifascista, nessuno capisca quel che sta accadendo?

Eppure è tutto molto chiaro: il ricordo dei disastrosi governi precedenti è talmente vicino, vivido, incombente che nessun errore dei nuovi arrivati può suscitare un rimpianto per i partiti sconfitti alle elezioni. Ci si accontenta che i nuovi arrivati facciano ogni tanto il contrario dei vecchi: qualche freno al precariato, qualche nomina per merito e non per tessera (dall’ad Rai ai nuovi vertici Fs), lo stop all’ultima svuotacarceri e al bavaglio sulle intercettazioni, la rimessa in discussione di grandi opere assurde come il Tav Torino-Lione. Anche perché né il Pd, né Leu (o come diavolo si chiama ora) né tantomeno FI fanno assolutamente nulla per distaccarsi da quel passato e poter dire agli italiani: “Ora siamo un’altra cosa, voltiamo pagina e ripartiamo da zero”. FI non può per una dannazione genetica: è nata con B. e morirà con B. Ma il Pd e la sinistra non dovrebbero avere problemi a trovare nuovi leader: oltretutto ci sono abituati, avendone cambiati una trentina in vent’anni. Però un conto sono i nuovi leader, un altro sono i leader nuovi. Gente, cioè, capace di parlare un linguaggio diverso, portare contenuti diversi e raggiungere elettori diversi: perduti e mai avuti. Finora, invece, lo scouting pidino si è concentrato su leader nuovi, o seminuovi, o di seconda mano, o di seconda fila.

Dirigenti che stavano al governo e vorrebbero dirigere il partito, come se il partito non avesse perso proprio per i disastri fatti al governo. Martina e Gentiloni sono brave persone, ma chi li ha mai sentiti prendere le distanze da Renzi su questioni sostanziali come lavoro, povertà, precariato, nomine, casta, corruzione, tasse? Le ultime cartine al tornasole sono due casi all’apparenza minori, almeno per l’impatto sui conti pubblici (non sull’immaginario collettivo): i vitalizi e l’Air Force Renzi (gemello dei Rolex d’Arabia). Per farla finita con i privilegi pensionistici dei parlamentari bastava – come scrisse il Fatto due anni fa in un appello con centinaia di migliaia di firme – una delibera degli uffici di presidenza di Camera e Senato. I 5Stelle, appena Fico s’è seduto a Palazzo Madama, hanno subito provveduto, trascinandosi dietro una Lega riottosa. La casta confidava nella rivincita al Senato grazie alla santa patrona Maria Elisabetta Casellati Alberti Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare. Che ha chiesto pareri a tutti nella speranza che qualcuno le rispondesse che no, tagliare i vitalizi non si può. Invece persino il Consiglio di Stato ha detto che sì, si può. Così ora anche il Senato sarà costretto a imitare la Camera. E chi se ne gioverà? Il M5S.

Sarebbe bastato che un anno fa il Pd facesse altrettanto, anziché presentare la legge Richetti e poi bocciarla, per poter vantare almeno quel successo. Ora, per cancellare quel pessimo ricordo, non basta piazzare Martina, o Gentiloni, o Calenda al posto di Renzi: ci vuole qualcuno che negli ultimi anni facesse altro. L’Air Force Renzi, monumento supremo al superego provincialotto del capo, fu svelato dal Fatto due anni fa: si sapeva fin da subito che era una boiata pazzesca. Ora che il nuovo governo disdice il contratto-capestro Alitalia-Etihad da 150 milioni (e per il leasing, mica per l’acquisto, che sarebbe costato meno; e per fortuna ci siamo risparmiati i 15 o 16 che sarebbe costato il nuovo arredamento sognato dal megalomane di Rignano), nessun pretendente al trono del Nazareno può dire alcunché. Erano tutti lì attorno a Renzi a fischiettare e a parlar d’altro, oppure a salire a bordo (da Gentiloni a Scalfarotto). Casi come questo ne verranno fuori molti altri, ora che i vincoli di solidarietà-omertà si allentano dopo l’uscita del Pd dalle stanze dei bottoni. Qualcuno lo svelerà la nuova maggioranza, aprendo i cassetti e gli armadi. Qualcuno altro magari lo scopriranno le procure. È così difficile capire che il Pd può avere un futuro solo facendo subito tabula rasa del passato e affidandosi a qualcuno che non c’era? Alla festa della Versiliana (30 agosto-2 settembre), abbiamo invitato alcuni esponenti della sinistra che rispondono all’identikit: amministratori di lungo corso, ma estranei alla stagione renziana, come Zingaretti; e giovani molto meno noti che meriterebbero la ribalta nazionale per essere messi alla prova. Se fossero già stati in pista dopo il 4 marzo, avrebbero evitato il capolavoro di un partito che si dice di sinistra e prima spinge i 5Stelle tra le braccia di Salvini, poi comincia a strillare al governo fascista. […]

“IN FONDO A SINISTRA”, di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano – 5 agosto 2018