Avere una miniera d’oro e non volere sfruttarla

Il tema di dare un impulso straordinario alla confisca dei capitali di origine criminale e mafiosa, per contribuire in modo decisivo alla soluzione dei problemi della finanza pubblica ma anche per eliminare intollerabili fattori di distorsione della vita democratica e dell’economia del nostro Paese, era stato centrale nella proposta politica della lista di Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia. Già nel settembre dello scorso anno era stata depositata in Cassazione una proposta di legge di iniziativa popolare, promossa da Elio Veltri ed alla quale anche il Movimento Radicalsocialista aveva aderito e partecipato, per semplificare e rendere più efficienti le azioni di confisca dei patrimoni illegali. Ciò di cui parla, secondo le stime riportate da Elio Veltri, è di un ammontare complessivo di mille miliardi di euro: basterebbe recuperarne una piccola parte ogni anno per ridare ossigno al welfare, redistribuire reddito e promuovere lo sviluppo economico, rendere finalmente realizzabile il sogno del reddito di cittadinanza. La recente confisca ad un unico soggetto, accusato di essere un prestanome del boss mafioso Matteo Messina Denaro, di beni per 1,3 miliardi di euro investiti nel business dell’eolico e le risultanze dell’inchiesta di un Consorzio giornalistico internazionale sui paradisi fiscali ci dice che si tratta di stime assolutamente realistiche.

Scrive Elio Veltri, Pavia 4 aprile 2013:

“Avere una miniera d’oro e non volere sfruttarla”

Questo il titolo del giornale “ La Provincia Pavese” a un mio articolo sull’economia sommersa, criminale, evasione fiscale e riciclaggio.

Domani, 36 tra gli organi di informazione più autorevoli del mondo, usciranno con i nomi di molti ricchi che hanno esportato milioni, forse miliardi di euro, nei paradisi fiscali. Ci sono anche i nomi di italiani. Spero che la reazione dei politici più influenti che occupano regolarmente gli schermi televisivi parlando del nulla, non sia di censura, meraviglia e promesse di intervento. Perchè se così fosse meriterebbero la gogna. Loro, tutti, nessuno escluso: segreterie dei partiti, governi, parlamento, sono anni che ignorano il problema e hanno omesso qualsiasi intervento. Democrazia e Legalità se ne occupa da più 10 anni, ha scritto documenti con fior di economisti, ha partecipato a due conferenze stampa al Senato, ha sollecitato il governo Monti e quelli precedenti ad affronatre il problema dell’economia sommersa e criminale che significa circa 300 miliardi di evasione fiscale, frodi fiscali, esportazione di capitali, riciclaggio di denaro sporco da corruzione o da vendita di droga ecc e la risposta è stata il silenzio. Silenzio e sabotaggio anche per la proposta di legge di niziativa popolare sull’argomento depositata in Cassazione nel mese di Settembre del 2012.

Eppure non trovano i soldi nemmeno per gli esodati. Eppure, la miniera d’oro vale centinaia di miliardi di euro. Ma non vogliono toccarla. Perchè? Ci dicano perchè.

Concludo con  una delle tre maledizioni della poesia di Heine “i tessitori”, tradotta da Carducci, che scritta nella metà dell’800, calza proprio a fagiolo:

Maledetta la patria ove alta cresce solo l’infamia e l’abominazione, ove ogni gentil fiore è pesto al suolo e i vermi ingrassa la corruzione”.

 

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