Salviamo il paesaggio

Quarantacinque anni fa, in pieno boom economico e poco prima della rottura epocale del ’68-69 (contestazione studentesca e autunno caldo operaio) Giuliano Procacci lanciava, dalle pagine finali del suo Storia degli italiani, il primo grido d’allarme. Il Paese sta crescendo, sta cambiando faccia rapidamente gettandosi alle spalle l’atavica miseria – scriveva l’illustre storico scomparso nel 2008 – ma c’è un problema, anzi due. Perché oltre a quella distribuzione ineguale della ricchezza che balzava agli occhi di tutti anche all’apice del boom, nel raffronto tra la borghesia rampante dell’automobile o dell’edilizia e i nuovi ceti medi da un lato, e dall’altro il proletariato delle fabbriche del nord, per non parlare di un Meridione sempre più emarginato economicamente e spopolato dall’emigrazione, si cominciava a intravvedere una questione ecologica in precedenza ignorata o trascurata anche dai critici più severi dello sviluppo capitalistico. Stiamo costruendo troppo, affermava Procacci, con la conseguenza amara di stravolgere la maggiore risorsa del nostro Paese: il suo bellissimo paesaggio! Ebbene, sapete cos’è successo da allora? Che al ritmo di 200 mila ettari all’anno è stata cementificata un’area pari all’intero Norditalia, ed in particolare negli ultimi 30 anni, nonostante una coscienza ambientalista molto più chiara e diffusa, sono stati sepolti sotto colate di cemento ben 6 milioni di ettari di terreno vergine, pari ad un quinto del territorio nazionale. Con conseguenze facilmente immaginabili – anzi… visibilissime – sull’equilibro geologico e sui livelli di inquinamento, oltre che, naturalmente, sulla salute dei cittadini.

La battaglia degli ecologisti per frenare questo devastante processo e possibilmente invertire la rotta si è manifestata in mille modi, negli ultimi decenni. L’iniziativa più recente è la creazione un anno fa, il 29 ottobre 2011, del Forum nazionale “Salviamo il paesaggio. Difendiamo i territori”, che sul modello di quello per l’acqua pubblica unisce un’ottantina di associazioni ambientaliste nazionali ed oltre 700 locali, più migliaia di singoli aderenti tra i cittadini e – come si può leggere nel sito ufficiale – quattro (solo?) realtà politiche che lo sostengono ufficialmente: Sinistra Ecologia e Libertà, Rifondazione Comunista, Ecologisti e Reti Civiche, Movimento RadicalSocialista.

Il battesimo del Forum è avvenuto a Cassinetta di Lugagnano, nel parco del Ticino, in quello stesso spazio verde intitolato a Fabrizio De Andrè in cui quasi 3 anni prima, il 24 gennaio 2009, l’allora sindaco del paese Domenico Finiguerra aveva lanciato la sua “rivoluzione edilizia”: basta nuove costruzioni, basta consumare altro terreno agricolo, basta veder sparire altra campagna; si costruirà solo sull’esistente, si ristruttura e si ammoderna ma non si abbatte più nemmeno un albero né si distrugge più alcun prato verde. «Così facendo abbiamo rinunciato ad oneri di urbanizzazione che facevano gola – racconta Finiguerra – ma abbiamo guadagnato molto di più: non solo pace, tranquillità, tutela del paesaggio naturale e turismo intelligente (in tanti vanno a visitare il comune virtuoso di Cassinetta, ndr), ma un nuovo modello amministrativo improntato a sobrietà e risparmio energetico, che ci ha fatto chiudere i conti egualmente in pareggio, con grande beneficio di tutta la comunità». Molto più che un esempio da seguire… «E’ una scelta ormai obbligata – avverte colui che nei 10 anni del suo doppio mandato (2002-2012) è stato il sindaco dello stop alla cementificazione selvaggia, oggi tra i promotori del Forum – e lo sarà sempre di più nei prossimi anni, di fronte alla fine vera e propria dello spazio a disposizione per costruire edifici. La terra ha bisogno di respirare: non lasciamola soffocare del tutto!».

Come si legge nei documenti prodotti da “Salviamo il paesaggio”, «il limite di non ritorno, superato il quale l’ecosistema Italia non è più in grado di autoriprodursi, è sempre più vicino». Lo stupendo panorama del Belpaese è stato stravolto, e l’attività speculativa, in questo settore, non sembra conoscere crisi, nonostante le moltissime case vuote e inutilizzate che costellano le nostre strade e città, e che il Forum intende monitorare con un censimento del patrimonio edilizio: «Non vi è angolo d’Italia in cui non vi sia almeno un progetto a base di gettate di cemento: piani urbanistici, residenziali e industriali; insediamenti commerciali; grandi opere autostradali e ferroviarie; porti e aeroporti. Non si può andare avanti così! La natura, la terra, l’acqua non sono risorse infinite. Il paese è al dissesto idrogeologico, il patrimonio paesaggistico e artistico rischia di essere irreversibilmente compromesso, l’agricoltura scivola verso un impoverimento senza ritorno, le identità culturali e le peculiarità di ciascun territorio e di ogni città sembrano destinate a confluire in un unico contenitore indistinto, uniforme e grigio». In nome dell’articolo 9 della nostra Costituzione (“La repubblica tutela il paesaggio”), il Forum ha detto basta a questa deriva, con la forza delle sue mille espressioni locali: «tanti piccoli germogli», come li chiama Finiguerra, per sensibilizzare l’opinione pubblica e salvare (materialmente!) l’Italia, finché si è ancora in tempo.

Giancarlo Iacchini

(articolo pubblicato sul periodico Barricate)

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