La morte del partigiano Claudio Cecchi

All’età di 91 anni è morto il partigiano Claudio Cecchi, classe 1922, tra i più noti protagonisti della guerra di Liberazione nel territorio di Pesaro e Urbino. Oggi alle 16 sarà celebrato il rito funebre, nella sala Adele Bei della Provincia.

Claudio Cecchi era nato a Pesaro il 20 gennaio 1922 da una famiglia della nobiltà locale. Il nonno paterno, Antonio (1849-1896), ufficiale di marina, viaggiò tra quelle terre che allora erano regni feudali e che oggi sono conosciute come Etiopia, Eritrea e Somalia, ne disegnò le carte e divenne poi console per lo stato italiano, fino a quando fu ucciso in un’imboscata nel corso di uno dei suoi tanti viaggi. A lui è stata dedicata la via dove era la sua casa, quella che va da Piazza Doria fino alla Calata Caio Duilio. Praticamente i viaggi di Antonio Cecchi aprirono all’Italia la via dell’imperialismo coloniale. Sulla sua morte, comunque, non fu mai fatta piena luce.

Anche il padre di Claudio, liberale di orientamenti radicali, intraprese la carriera diplomatica, fino a che nel 1935 fu nominato ambasciatore in Guatemala. Quando gli giunse la tessera del fascio firmata da Achille Starace, in osservanza a quel processo da lui stesso avviato di tesseramento forzoso di tutti i dipendenti della Pubblica Amministrazione conosciuto sotto il nome di fascistizzazione dello stato, Cecchi, che era uomo retto e intransigente, la rispedì al mittente. Ovviamente il PNF e Mussolini lo destituirono subito dalla funzione che ricopriva e la famiglia Cecchi dovette tornare al più presto a Pesaro.

Lì il giovane Claudio frequentò il Liceo Ginnasio Mamiani, mentre il padre era praticamente ristretto nella sua casa e sorvegliato attentamente dall’OVRA. Il ragazzo cominciò da subito a maturare una ferma e consapevole coscienza antifascista. Le sue prime azioni si concretizzarono con scritte anti regime tracciate di notte sui muri della città. La polizia politica indagò e in breve tempo riuscì a scoprirlo e arrestarlo. Per questa sua condotta fu espulso da tutte le scuole del Regno. La famiglia ricevette anche minacce e intimidazioni, in seguito alle quali maturò la decisione di espatriare. Si trasferirono tutti in Francia, Claudio studiò a Grenoble, dove si laureò in legge nel 1943. In quell’anno venne chiamato alle armi e pertanto rientrò in Italia. Dopo l’armistizio di Cassibile e il successivo disfacimento dell’esercito italiano, fu contattato dal CLN di Pesaro per aggregarsi alle nascenti formazioni partigiane verso la fine di dicembre del 1943. Dopo un breve addestramento raggiunse Cantiano, epicentro della Resistenza nel pesarese, dove fu nominato Commissario Politico del distaccamento “Pisacane”. Il 25 marzo 1944, il Pisacane, guidato da Cecchi, partecipò alla vittoriosa battaglia di Vilano (Cantiano) in appoggio al distaccamento “Picelli” che subì il primo urto dei nazifascisti, circa 500 provenienti da Cagli. L’episodio, secondo lo storico della Resistenza Roberto Battaglia, è da considerarsi come il primo reale esempio di resistenza organizzata, frutto di un vero radicamento nel territorio, di un’ottima preparazione militare e di profonda coscienza dei motivi per i quali si combatteva.

Il successivo 19 giugno il Pisacane, sconfinato in territorio di Frontone-Cagli per riorganizzare il distaccamento “Gramsci” di stanza in quella zona, fu protagonista di una aspra battaglia contro preponderanti forze tedesche (la IV divisione di alpini paracadutisti Hermann Goering) in ripiegamento da Roma verso la Linea Gotica. La battaglia si svolse fra i 900 e i 1000 metri di altitudine, su un crinale che sovrastava la frazione di Paravento. I partigiani difesero le loro posizioni con ordine ed efficacia per tutto il giorno e la successiva mattina del 20, fino alle ore 13, quando, approfittando di una densa e improvvisa nebbia, riuscirono a sganciarsi per raggiungere poi, dopo aver risalito e ridisceso il Catria, la frazione cantianese di Chiaserna. Nella circostanza Cecchi dimostrò anche la sua innata vocazione alla diplomazia intrattenendo una trattativa con i tedeschi, che nel frattempo avevano ucciso alcuni civili a Frontone e preso una trentina di uomini circa come ostaggi. Con uno stratagemma, infatti, riuscì ad ingannarli e a convincerli a rilasciare gli ostaggi.

Dal 1944 al 1946 fu nominato dalle autorità di occupazione presidente della Provincia di Pesaro. In quel periodo si iscrisse al PCI. La sua permanenza nel partito ebbe però termine nel 1956, in seguito all’invasione sovietica dell’Ungheria. In ogni modo rimase sempre attivo in politica come assessore al comune di Pesaro e successivamente presidente dell’azienda trasporti e nettezza urbana Amanup. Nei primi anni 70 si ritirò dalla politica attiva, conservando tuttavia fieramente la sua appartenenza all’ANPI.

Dal 1948 si era dedicato alla professione forense, che esercitò con abilità ma senza troppa continuità. Fu anche professore di lingua francese presso l’Istituto “Bramante” di Pesaro.

Giuseppe Scherpiani (presidente dell’ANPI di Pesaro e Urbino)

IL CORDOGLIO DEL SINDACO PER LA SCOMPARSA DI CLAUDIO CECCHI

Con Claudio Cecchi scompare una delle più limpide figure di politici che forgiarono nella lotta di Resistenza al fascismo e al nazismo un rigore assoluto nella vita privata e in quella pubblica. L’esperienza della Resistenza era per lui un riferimento indelebile: fino all’ultimo non è mai mancato alle celebrazioni del 25 Aprile e della Liberazione di Pesaro. Fu quel rigore che lo portò senza esitazione ad abbracciare le armi per liberare l’Italia, che lo fece essere un comandante sapiente ed inflessibile nei combattimenti anche più aspri e pericolosi, che lo portò a dare continuità al suo amore per la libertà e la democrazia impegnandosi nella vita politica e istituzionale per il buon governo della Provincia e del Comune, dove fu consigliere ed Assessore, e poi Presidente dell’azienda municipale AMANUP. E fu un amministratore sobrio e rigoroso, attento ai problemi delle persone e della città, per i quali cercava sempre soluzioni concrete. Attentissimo a fare buon uso del denaro pubblico. Sobrio nella vita pubblica come in quella privata, non ha mai rivendicato onori o ostentato potere.

La città ne onora la memoria, grata per il contributo che egli ha dato alla costruzione della Pesaro democratica e progredita in cui viviamo.

Luca Ceriscioli

Sindaco di Pesaro

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