Cronologia della trattativa Stato-mafia (quarta parte)

23 gennaio 1999

Borsellino I (sentenza di Appello)
Il 23 gennaio 1999 viene emessa la sentenza di secondo grado per il primo processo Borsellino. La Corte di Assise di Appello di Caltanissetta presieduta da Giovanni Marletta assolve Pietro Scotto, la condanna di Orofino viene ridotta a nove anni e derubricata in favoreggiamento. L’unico ergastolo confermato è quello per Salvatore Profeta. La condanna a diciotto anni di Vincenzo Scarantino, non essendo stata appellata, diventerà definitiva.

13 febbraio 1999

Borsellino-bis (sentenza di I grado)
Il 13 febbraio 1999 arriva la sentenza di primo grado del processo Borsellino-bis. Sette imputati vengono condannati all’ergastolo: Salvatore Riina, Pietro Aglieri, Salvatore Biondino, Carlo Greco, Giuseppe Graviano, considerati mandanti della strage; Gaetano Scotto e Francesco Tagliavia, ritenuti esecutori materiali.

9 dicembre 1999

Borsellino-ter (sentenza di I grado)
Il 9 dicembre 1999 la Corte di Assise presieduta da Carmelo Zuccaro emette la sentenza di primo grado al processo Borsellino-ter. L’elenco prevede 17 ergastoli, 175 anni di carcere e 10 assoluzioni. Carcere a vita per Giuseppe “Piddu” Madonia, Benedetto “Nitto” Santapaola, Bernardo Brusca (deceduto), Giuseppe Calò, Giuseppe Farinella, Raffaele Ganci, Antonino Giuffrè, Filippo Graviano, Michelangelo La Barbera, Giuseppe Montalto, Salvatore Montalto, Matteo Motisi, Bernardo Provenzano, Salvatore Biondo, Cristoforo Cannella, Domenico Ganci e Stefano Ganci.

18 dicembre 2000

Borsellino I (sentenza di Cassazione)
Il 18 dicembre 2000 il processo per la strage di via d’Amelio si conclude in Cassazione. La prima sezione penale conferma l’assoluzione di Pietro Scotto, presunto intercettatore dell’utenza telefonica della madre di Borsellino. Confermata anche la pena di nove anni di reclusione per favoreggiamento inflitta a Giuseppe Orofino. La Suprema corte sancisce definitivamente la responsabilità della strage alla famiglia mafiosa di Santa Maria di Gesù, confermando l’ergastolo per Salvatore Profeta. Viene ugualmente confermata la condanna a diciotto anni per Vincenzo Scarantino.

7 marzo 2002
Borsellino-ter (sentenza di II grado)
Il 7 marzo del 2002 viene emessa la sentenza di appello al Borsellino-ter. La Corte di Assise di Appello di Caltanissetta annulla sei ergastoli (Benedetto “Nitto” Santapaola, Giuseppe “Piddu” Madonia, Giuseppe Farinella, Antonino Giuffrè, Salvatore Montalto e Matteo Motisi). Carcere a vita per il latitante Bernardo Provenzano e altri dieci imputati.

18 marzo 2002

Borsellino-bis (sentenza di Appello)
Il 18 marzo di quello stesso anno la Corte d’Assise d’Appello di Caltanissetta infligge tredici ergastoli nei confronti di presunti mandanti ed esecutori della strage di via d’Amelio. Si tratta del processo di secondo grado del Borsellino-bis. La Corte non tiene conto della ritrattazione di Scarantino.

19 novembre 2002
Vito Ciancimino, agli arresti domiciliari a Roma, viene trovato morto nella sua camera da letto. Un paio di ore prima aveva telefonato al figlio Massimo.

21 novembre 2002
Durante la sepoltura del padre al cimitero dei Cappuccini a Palermo, il “signor Franco”, presente al funerale, si avvicina a Massimo Ciancimino e gli fa pervenire un messaggio di cordoglio da parte di Provenzano.

18 gennaio 2003

Borsellino-ter (sentenza di Cassazione)
Il 18 gennaio 2003, dopo più di dodici ore di camera di consiglio, la VI sezione penale della Cassazione conferma le condanne all’ergastolo per la maggior parte dei boss di Cosa Nostra.

3 luglio 2003

Borsellino-bis (sentenza di Cassazione)
Il 3 luglio 2003 i supremi giudici della V sezione penale confermano le condanne al processo Borsellino-bis.

9 luglio 2003

Processo stragi Capaci-Via d’Amelio (nuovo processo di Appello)
Il 9 luglio 2003 lo stralcio del Borsellino-ter e di una parte del procedimento per la strage di Capaci (entrambi rinviati dalla Cassazione alla seconda corte d’Assise d’Appello di Catania) vengono riuniti in un unico processo. Per la strage di Capaci nel 2002 la V sezione penale della Cassazione aveva confermato ventuno condanne per gli esecutori materiali dell’attentato a Falcone (tra questi Rampulla, Troja, Battaglia, Biondino, Biondo e Cancemi) e per gli altri componenti la cupola come Totò Riina, Leoluca Bagarella, Domenico e Raffaele Ganci.

17 febbraio 2005
Massimo Ciancimino è a Parigi per festeggiare il suo compleanno (16 febbraio). La sua abitazione all’Addaura sul Lungomare Cristoforo Colombo numero civico 3621 viene sottoposta ad una perquisizione da parte dei carabinieri. È in quest’occasione che viene trovata la lettera a Dell’Utri che fa riferimento al triste evento per il figlio di Berlusconi. La casa viene passata al setaccio, ma la cassaforte in bella vista nella cameretta del figlio Vito Andrea con dentro il papello e tutti i documenti relativi alla trattativa non verrà toccata. Nei verbali di perquisizione addirittura non si fa alcun riferimento ad alcuna cassaforte. Eppure Massimo Ciancimino, da Parigi, aveva parlato con il capitano dei carabinieri che conduceva la perquisizione e si era detto disponibile a fargli avere le chiavi della cassaforte. «La cassaforte non ci interessa», aveva risposto il capitano.

Prima settimana di aprile 2006
Un emissario del “signor Franco” avvisa Massimo Ciancimino che di lì a poco ci sarebbero stati “sviluppi importanti”. Non è opportuno quindi che rimanga a Bologna: Ciancimino porta la famiglia a Sharm-el-Sheik e, per precauzione, si porta dietro l’avvocato penalista.

11 aprile 2006
All’alba, Provenzano viene arrestato. Nella masseria vengono trovati un paio di pizzini che fanno esplicito riferimento a Massimo Ciancimino.

(continua…)

Ettore Marini

(Movimento Agende Rosse – Pesaro e Urbino)

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