USA, ricchi e… alla fame

C’è un paese al mondo che possiede un quarto della ricchezza mondiale. È un paese che negli ultimi dieci anni ha speso tre trilioni di dollari in guerre e armamenti. Lo stesso paese che ha destinato pochi spiccioli alla FAO per sfamare i poveri. E’ il paese più obeso del mondo e allo stesso tempo quello in cui 36 milioni di poveri vivono grazie alle social card. Benvenuti nel nuovo incubo degli Stati Uniti d’America: la fame.

Un popolo alla fame.
La crisi finanziaria esplosa nel 2008 si è nel frattempo allargata alle altre classi sociali. Ve lo ricordate, vero? Tutto è iniziato con il crollo della banca d’affari Lehman Brothers, travolta dai debiti e da sconcertanti operazioni finanziarie. L’immagine dei giovani broker licenziati che uscivano dalle banche con i cartoni pieni di effetti personali ha fatto il giro del mondo. A molti americani sembrava una castigo meritato. Solo dopo hanno scoperto che i giovanotti si erano giocati i loro risparmi, pensione compresa. Si è aperta una voragine che sta ancora avvicinando alla povertà persone abituate a vivere bene. La crisi, che non guarda in faccia a nessuno, ha costretto i nuovi poveri a usare i Food Stamp.

Cosa sono i Food Stamp.
Nati intorno al 1940 per aiutare le famiglie povere, i Food Stamp somigliano alle nostre social card. Servono per comprare cibo e possono richiederli famiglie a basso reddito, disoccupati o ragazze madri. Considerati un timbro di povertà, qualcosa di cui vergognarsi, finora non sono stati molto usati. La svolta è avvenuta nell’Ottobre del 2008, quando il programma di aiuti statale ha cambiato il nome e, in parte, lo scopo. Oggi i Food Stamp rientrano in un programma di assistenza (SNAP) che vuole aiutare gli americani a nutrire meglio i propri figli. Sono carte di credito come in Italia, ma utilizzabili solo nei negozi alimentari. A seconda dei componenti della famiglia e del reddito, il contributo può arrivare a 500 dollari mensili. Nel 2009 li hanno chiesti 36 milioni di americani, cioè il 12% della popolazione, in pratica un bambino su quattro si nutre grazie agli aiuti. È un numero enorme, eppure altri 15 milioni di americani che ne avrebbero diritto non li chiedono. A volte, riconoscere la propria povertà è una soglia psicologica invalicabile.

Il dibattito, le critiche.
Anche se la legge sui Food Stamp è sostanzialmente bipartisan – è stata rinnovata da George Bush – non mancano le critiche. I repubblicani vorrebbero restringere l’accesso agli aiuti, colpevoli di incoraggiare la pigrizia dei senza lavoro. Ma la discussione più interessante è un’altra. Anche mangiare sano, ovvero più costoso, è un diritto dei poveri? In America nutrirsi bio è considerato un lusso riservato alla upper class, specie i ricchi democratici sensibili ai temi ambientali. Per il volgo c’è il junk-food a buon prezzo, vedi hamburger venduti a un dollaro in molti fast-food. Se verdure, pasta, e ogni cosa ricordi la dieta mediterranea sono roba per ricchi, è anche perché agli americani la carne costa meno. Di conseguenza, la domanda cruciale, quella che contiene in sè tutte le contraddizioni americane, diventa questa. Se i poveri possono nutrirsi (di cibo-spazzatura) con poco, perché costringerli a spendere di più per mangiare sano?

Gli aiuti ai paesi poveri.
Il paradosso di oggi è che un padre di famiglia in difficoltà spende denaro per aiutare altri popoli o, peggio, per combatterli. L’America è una nazione che ha 12.000 miliardi di debiti ma continua a comportarsi come se navigasse nell’oro. Nelle guerre in Afghanistan e Iraq ha speso e spenderà solo in pensioni di guerra l’iperbolica cifra di tre trilioni di dollari. Tanto per darvi un’idea di quanti soldi siano, pensate che un trilione equivale a un milione di bilioni, cioè un milione alla terza (in cifre 1.000.000.000.000.000.000). I soldi promessi alla FAO (20 miliardi di dollari) in confronto sembrano spiccioli.

Quando lo stato scompare.
Spiegare comportamenti così contraddittori non è facile, ma qualche ipotesi possiamo farla. I Food stamp, come tutti gli aiuti statali, sono sovvenzioni a doppio senso di marcia. Aiutano i poveri ma anche le industrie proteggendole dai cali di fatturato. Questo spiega in parte perché molti politici e giornalisti americani si oppongono alla spesa bio fatta con i Food stamp, una scelta che non porta soldi nelle casse delle multinazionali. Allo stesso modo, i soldi spesi in guerra arricchiscono petrolieri e industria delle armi. Gli spiccioli che restano andranno a sfamare i popoli africani e le aziende che con la FAO commerciano abitualmente, così il cerchio si chiude. È quello che gli esperti chiamano “il business dei disastri”.

Che fine ha fatto la politica?
Il concetto di Stato non esiste più. Il potere economico si è impadronito della politica e i soldi comprano anche le ideologie. La guerra e la crisi sono un business che rende e va sfruttato, gestito economicamente. Dietro le apparenti contraddizioni di un popolo si nascondono affari e decisioni prese in un consiglio di amministrazione sovranazionale, con le casse in un paradiso fiscale e la sede chissà dove. La politica ci mette la faccia, noi i nostri voti.

Antonio Tomacelli

http://www.dissapore.com/primo-piano/12389/

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