L’arte, ricchezza umiliata a partire dalla scuola

-di Claudia Gaudenzi-

Italo Calvino diceva: “Un Paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per soldi, perché le risorse mancano, o i costi sono eccessivi. Un Paese che demolisce l’istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere”. Qualche settimana fa è circolata la notizia dell’abolizione nelle scuole dell’insegnamento della Storia dell’Arte; questa notizia è falsa: in realtà è stato solo stato bocciato un emendamento che prevedeva la reintroduzione delle ore di Storia dell’Arte come prima della famosa Riforma Gelmini, frutto di una raccolta di firme depositata a fine ottobre. L’ex ministro dell’Istruzione infatti, aveva stabilito nel 2008 una serie di tagli alle discipline artistiche: negli Istituti Professionali, Tecnici e delle Scienze Umane la disciplina è scomparsa, mentre è stata abolita, ma solo nel biennio, al Liceo Classico e all’Istituto Professionale Turistico. La riduzione delle ore è stata significativa in particolare nei Licei Artistici, dove in media sono state tagliate 5 ore a settimana. Quindi, anche se non è vero che la Storia dell’Arte è uscita dalle nostre scuole, è sicuramente vero che è stata drasticamente ridimensionata.

Vorrei far riflettere su una questione: è normale che in un Paese che detiene oltre il 50% del patrimonio culturale mondiale, con ben 6.000 siti archeologici, 4.700 musei, 46.000 beni architettonici vincolati, 44 siti patrimonio mondiale dell’Unesco (per non parlare delle nostre città e dei nostri borghi), si possa tagliare l’insegnamento della materia che riguarda tutto questo? Senza tener conto oltretutto che il 15,3% del Pil nazionale dipende dal patrimonio culturale nazionale. È possibile che i giovani italiani non studino adeguatamente o per niente la realtà che li circonda?

Credo che in Italia non solo questo sia inammissibile, ma sono convinta anzi che la Storia dell’Arte dovrebbe essere il pilastro della nostra formazione. Non possiamo essere tutti formati allo stesso modo, la nostra peculiarità va tutelata e non a discapito delle cosiddette discipline tecniche, ma a supporto di queste! Continuare su questa linea di tagli all’Arte, alla sua tutela e al suo insegnamento, è fortemente negativo anche tenendo conto della crisi economica che stiamo attraversando; dovremmo valorizzare, proteggere e incentivare i nostri punti di forza, non metterli in secondo piano! Un’attenzione al nostro patrimonio artistico e culturale insomma, a partire dalla formazione, potrebbe avere rilevanza non solo sull’educazione storica e civica degli studenti, ma anche sul piano economico e occupazionale. Questo è il paese dei Beni Culturali per eccellenza, ma spesso ci accorgiamo che all’estero conoscono la nostra Arte meglio di noi! Gli stranieri sanno bene cosa c’è in Italia e quale immenso valore abbia il nostro patrimonio, ma come al solito i nostri dirigenti sono sordi e ciechi di fronte a tutto questo. Nel migliore dei casi essi sono incompetenti, nel peggiore sono in malafede.

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