Un’altra Europa, un’altra Italia

di GIOVANNI TORRISI

Venerdì 27 giugno ho partecipato, presso la Casa della Sinistra di Fano, ad un’assemblea provinciale in cui si è discusso dei recenti sviluppi del dibattito dentro SEL, e delle prospettive future. Vorrei ringraziare di cuore Lara Ricciatti, parlamentare che il nostro territorio ha espresso, prima con le primarie e poi votandola in Parlamento, per aver partecipato all’incontro e aver condiviso con la base prospettive, possibilità e opportunità dell’attuale delicato momento politico, ma anche i dubbi e le incertezze che questo prospetta.

Questo è stato il mio intervento:

La scelta fatta da chi ha deciso di lasciare SEL merita rispetto. Reputo ingenerosi i giudizi che si sono spesi in queste settimane sull’onestà intellettuale di Migliore, di Fava e degli altri 10 parlamentari in uscita. Se non ho dubbi sulla loro onestà intellettuale, anche perché l’operazione sembra decisamente a perdere, ne nutro invece molti rispetto al METODO con cui si è consumata tale scelta, al MERITO e alla sua EFFICACIA. Poi mi sfugge l’approdo. Se per 3 parlamentari l’approdo è stato il Partito democratico, non si capisce bene quale sia per gli altri 9. Potrebbe essere un nuovo raggruppamento con Nencini, oppure con Civati, o semplicemente il gruppo misto. In ogni caso una collocazione più vicina alle linee del governo Renzi rispetto a quella di SEL. E nutro dubbi sia sul METODO con cui si è consumata tale scelta, sia sul MERITO, che sulla sua EFFICACIA.

METODO:

a differenza di quanto sta facendo Lara, i parlamentari in uscita non mi risulta abbiano aperto un confronto con la base, con i tanti militanti che lavorano e lottano sui territori. Hanno consumato questa scelta nelle stanze del Parlamento, impermeabili alle tante sollecitazioni che arrivavano dai territori. Di più. La linea di vicinanza al governo Renzi è stata portata avanti in sfregio alla decisione congressuale in cui centinaia di delegati territoriali hanno espresso un orientamento politico ben definito. Da questo punto di vista Vendola e Fratoianni non si sono inventati nulla, semplicemente hanno proseguito con il mandato, chiaro e inequivocabile, ricevuto dal congresso. Le rimostranze di Fava in proposito sono deboli nell’argomentazione e nella sostanza. Si tratta di un metodo profondamente sbagliato. Il parlamentare non deve mai dimenticare le ragioni della sua elezione. La sua azione politica deve essere sempre orientata al confronto con il proprio elettorato. Altrimenti l’attenzione alle primarie diventa vuota retorica. Infatti non mi stupisce che proprio Fava NON vi abbia preso parte.

MERITO:

Questo psicodramma pubblico si svolge intorno alla decisione, presa a maggioranza dei parlamentari SEL, di sancire l’avvicinamento al governo Renzi, attraverso un voto in favore del cosiddetto provvedimento 80 euro che, ci informa Lara, interessa almeno 10 milioni di lavoratori italiani. Come hanno ampiamente e molto meglio di quanto non possa fare io spiegato Marcon e Airaudo, si tratta di un provvedimento essenzialmente propagandistico, che non interessa le fasce più deboli (gli incapienti, i disoccupati, coloro i quali percepiscono meno di 8.000 euro all’anno, tutte le partite IVA, a prescindere dal loro reddito, etc.). Anzi, il provvedimento le colpisce nel pieno. Perché le risorse necessarie al suo spiegamento vengono trovate ANCHE attraverso un taglio dei servizi al cittadino. E tutti sappiamo come tali servizi sono tanto più importanti per chi è più in difficoltà, e non si può permettere di pagarli a prezzo pieno. In poche parole il governo Renzi ha TOLTO agli ultimi (in termini di servizi), per dare qualcosa ai PENULTIMI, che comunque (come tutti gli altri) vedono alzare le tariffe (IVA, TASI, etc.).

EFFICACIA:

I 12 parlamentari che hanno deciso di lasciare SEL come pensano di influenzare le politiche del governo Renzi? Con quale forza? Non ci si è riusciti dentro un partito come SEL, che ha centinaia di circoli, che amministra molte città e finanche una regione, e si spera di farlo in 12? Mi sfugge qualcosa. Anche il provvedimento sugli 80 euro sarebbe passato a prescindere dal voto di SEL. Non era quindi preferibile dare un segnale simbolico forte, spiegando che la prospettiva di SEL NON è né potrà mai essere quella di togliere agli ultimi per dare ai penultimi, ma quella di un provvedimento del tutto diverso, che parli di giustizia sociale e che individui quali strumenti una tassazione progressiva e un supporto per i più deboli?

LA MIA PROPOSTA POLITICA:

La sinistra del centro-sinistra diventa uno scioglilingua, se non si lavora per unire, costruire e rafforzare la sinistra. Da questo punto di vista, ritengo che l’impegno di SEL nella lista Tsipras debba essere leale, onesto, pieno, sincero. SEL deve ritrovare la forza di mettersi al centro di un progetto di sinistra che unisca tutti coloro i quali sentono di appartenere a questa comunità politica di idee, prospettive, visioni. Un progetto che unisca anche coloro i quali oggi, esasperati da quanto percepiscono come un inesplicabile tatticismo, gridano urla “grilline”. Perché anche loro, noi, siamo compagni. Ed è giusto cercare momenti e strategie di unità, non di esclusione. Trovando i metodi di una giusta dialettica nella comune appartenenza.
Mai come oggi c’è bisogno di sinistra. Non di una sinistra rissosa ed escludente. Di quella ce n’è fin troppa. La sinistra di cui c’è bisogno è radicale nei temi e nelle posizioni. Aperta ed inclusiva nell’approccio. Più che misurare i centimetri, o i chilometri, che la distanziano dal PD, elabora al suo interno una visione di società e di futuro. Una società dove nessuno deve rimanere indietro. Neppure nella partecipazione e nell’impegno politico. Una sinistra che guarda alla Spagna (18% Podemos + Izquierda Unida) , alla Grecia (27% Syriza) e alla Germania (18% Linke + Grunde). Che discute con i compagni del GUE/NGL ed elabora con loro una prospettiva e una strategia europea per la sinistra. Soltanto una sinistra così fatta sarà abbastanza forte da pensare di essere in grado di rappresentare quel dolore sociale che oggi grida parole di disperazione. E solo in seconda istanza interloquire con il PD renziano da una posizione chiara di sinistra, e influenzarne (non assecondarne) le politiche.

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