Tutti gli errori di Grillo

di MAURIZIO ZAFFARANO

Dopo le elezioni del febbraio dello scorso anno Grillo e il Movimento 5 Stelle, grazie alla conquista di un consenso sorprendente e straordinario, erano al centro della scena pubblica e avevano in mano il pallino dell’iniziativa politica. Bersani era costretto ad umiliarsi in streaming di fronte ai grillini per ottenere i voti necessari, quelli che Italia Bene Comune non aveva raccolto nelle urne, per far nascere il suo governo. E’ stato lo stesso Bersani a dichiarare successivamente di non avere avuto alcuna intenzione di fare un’alleanza con il Movimento 5 Stelle, semplicemente cercava i voti “tecnici” per far partire la legislatura. Ma questo significava che Grillo in quel momento avrebbe avuto la forza per porre delle condizioni a Bersani: attenuare l’austerità, scegliere un personaggio di garanzia democratica quale nuovo Presidente della Repubblica, approvare una nuova legge elettorale rispettosa dei principi costituzionali, dare l’avvio concreto alla riduzione dei costi della politica e soprattutto aggredire finalmente i cancri della corruzione e delle mafie. Se tali condizioni (da definire con una trattativa politica seria e non con la propaganda dell’incontro in streaming) fossero state accettate si sarebbe fatto il bene (almeno un po’ di bene) dell’Italia, se fossero state respinte si sarebbe palesato il bluff del PD ed il Movimento 5 Stelle sarebbe emersa come formazione politica responsabile ed in grado di proporsi per il Governo del Paese.

Grillo scelse invece di portare i propri deputati e senatori sull’Aventino, rendendo “inevitabili” la rielezione di Napolitano ed i governi Letta e Renzi, sulla base di previsioni e valutazioni sbagliate: che l’economia italiana sarebbe crollata definitivamente in autunno, che gli elettori non avrebbero tollerato il nuovo inciucio PD-Berlusconi-Alfano, che il nuovismo parolaio di Renzi – vera macchina da guerra del marketing politico in grado di usare l’arma “atomica” degli 80 euro e sostenuto a reti unificate da tutti i mass media e da tutta la classe dirigente – potesse essere sconfitto, in un Paese tremebondo e conformista come l’Italia, attraverso una campagna elettorale urlata, aggressiva e inconcludente. Il dilettantismo del Movimento 5 Stelle, dopo una sequela incredibile di passi falsi nella comunicazione politica, ha trovato il suo apice nello “scoprire” solo dopo le elezioni europee che per contare qualcosa nel nuovo Parlamento bisognava far parte di un gruppo regolarmente costituito: da qui l’apparentamento con gli impresentabili ultraliberisti dell’UKIP di Farage per i quali la difesa degli interessi dei Paesi mediterranei e dunque anche dell’Italia non è certamente la priorità.

Grillo, che ora chiede a Renzi di sedersi al tavolo delle “riforme”, commette un ulteriore duplice errore: agisce fuori tempo massimo quando i propri voti non sono più determinanti (il treno è stato perso nella primavera dello scorso anno come in quei giorni scriveva Marco Travaglio) e legittima Renzi nel suo disegno autoritario. Il Parlamento in carica resta un Parlamento costituito attraverso una legge elettorale incostituzionale e non è certamente il 40 per cento di Renzi alle europee (cioè più o meno il 20 per cento dei cittadini) che lo legittima a mettere mano alla nostra Carta fondamentale. Oppure (questa è una domanda che è necessario porsi come già tanti hanno fatto in passato) quelli di Grillo non sono errori ma fanno parte di una strategia condotta per conto terzi per destabilizzare l’Italia, incanalare la protesta popolare in forme non pericolose per il “sistema” e che non ne mettano in discussione la struttura economica capitalistica, contribuire di fatto ad aprire la strada alla normalizzazione renziana?

Da questo punto di vista l’immagine di Grillo e Casaleggio (e non è la prima volta) che omaggiano l’ambasciatore americano in occasione dell’anniversario dell’indipendenza degli Stati Uniti appare inquietante.

http://veritaedemocrazia.blogspot.it/2014/07/dopo-le-elezioni-politiche-grillo-ha.html

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