Quell’eretico desiderio di socialismo

di Alessio Andrej Caperna

La politica quale un uscire dalla stasi, e-stasi, intendendo stasi, nel senso polivalente del termine, d’ immobilismo, stagno sociale che ingenera piramidi sociali/gerarchico-patriarcali, cristallizzate nell’attuale assetto familistico, che viene delineandosi alla stregua di un neo-feudalesimo, ove i figli tendono a fare lo stesso lavoro (comunque alienante) dei genitori.

Stasi della DDR, nel senza senso attuale, ove l’essere umano è di continuo spiato, scrutato nei conti correnti bancari, stasi, come era il Ministerium fur Staatssicherheit, il potente servizio segreto della DDR, che disponeva di un agente segreto in ogni condominio (in jeder imbiss-stube, ein spion, una spia in ogni tavola calda, diceva una canzone dei DAF-Kebabtraum).

La politica che rimette l’essere umano, l’essere, al centro dell’agire, per far sì che l’uomo agisca liberamente e non venga agito/assoggettato da forze oscure (il capitale astratto), per tornare a vivere in una società almeno più umana (programma minimo).

Ma una politica che ha senso, che è riformista-socialista, nell’accezione turatiana di graduale superamento, marxianamente, del sistema capitalistico vigente-trionfante, per giungere finalmente al di là, alla società degli individui non schiacciati dallo Stato (ZTL, strisce blu, pedaggi di ogni tipo, tasse, imposte, burocrazie, tecnocrazie del superfluo, zavorre), finalmente liberi, dis-assoggettati, al di là del bene e del male, che ora si è ahimè, troppo poco umani (alienati-scissi-uno, nessuno, centomila), ecce homo, oltre l’uomo.

L’iperliberismo irrazionale del capitale porta al rovesciamento della logica aristotelica, facendo perdere la Ragione, incatenando l’uomo nel nichilismo giuridico idealistico neoplatonico, nelle formule matematizzanti, che alienano l’essere umano che resta sussunto-oppresso nello sfruttamento posto dal capitale.

L’A-Ragione irragionevole del capitale è disfunzionalmente attrattiva dell’esiziale demoniaca forza del senza senso pirandelliano (La carriola, una novella ove l’integerrimo professore e giurista fa fare la carriola al cane nel segreto del suo studio. Pirandello nichilista, lo afferma lui stesso “Io sono figlio del Caos… son nato in una nostra campagna Cavusu, corruzione dialettale del genuino e antico vocabolo greco Kaos”, il caos della follia), che sfocia in una nichilistica follia del funzionale, funzionale che non funziona affatto, è di fatto sconclusionato, come solo il capitale sa essere e gli effetti empirici sono ictu oculi rilevabili da chiunque.

La Ragione numerica ha preso il posto della ragione umana (logica del tutto ha un prezzo) assoggettando l’essere dell’umanità ad uno stato meramente algoritmico, rectius animalesco, per l’appunto funzionale, come se la persona fosse una macchina, un computer, ed ecco l’informatizzazione radicale di ogni cosa, per amplificare le funzioni statuali del sacro controllo delle persone, sino a vagliare le spese che le stesse fanno, uno stato voyeur, guardone, intercettatore di telefonate ad amanti, et similia, la scusa è il “promuovimento” dell’azione penale.

La folle A-Ragione del capitale è self-evident, la sua ratio è matematizzare il linguaggio umano in una neo-lingua (1984-Orwell) priva di rinvii di senso, morta, povera, sterile, ove è più facile sorvegliare-punire-non permettere di pensare (Foucault-Lacan).

Uno stato Mostruoso, che va declinando il suo essere A-razionale, nell’osservare i comportamenti delle individualità, stato che si fa Giudice del bene e del male, come se non fossero intervenute le scoperte della fisica teorica (meccanica quantistica / relatività generale – immensamente grande – pazzescamente piccolo, microcosmo / macrocosmo,Tavola Smeraldina, ciò che è in basso è come ciò che è in alto). Galileo Galilei – eppur si muove, l’eresia dello spirito libero-socialista.

Eresia socialista, relativismo anti-dogmatico, dubbiosi russellianamente («la causa fondamentale dei problemi è che nel mondo moderno gli stupidi sono sicuri di sé, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi»), la verità-pravda, la verità che ha la struttura della finzione (per Lacan la verità è l’errore che fugge nell’inganno ed è raggiunto dal fraintendimento). Torquemada l’inquisitore cercava la verità, le purghe staliniane costruivano verità e Vysinskij ne era il PM, eresia socialista quale anti-ideologia che non cerca verità (Marx: «l’ideologia sta alla politica come l’onanismo all’amore sessuale»). Socialismo quale decostruzione delle Verità, le verità rivelate, tipiche di ordinamenti teo-autoritari, che ri-Velano sedicenti verità (Rivelare quale dire ri-mettendo il velo).

Uno stato da logica binaria, istituto hegeliano superato, che perpetua sé stesso quale pura proiezione del capitale, sempre irrazionalmente non scientifico, che marmorizza il dinamismo dell’essere, lo cristallizza, vaporizzando le idee, liquefacendo gli stimoli, anestetizzando la creatività, sottomettendola ad una finzione senza senso, il culto dei divieti, del proibire.

Il desiderio visto in prospettiva lacaniana è presenza di assenza, e ciò che emerge nell’attuale panorama politico, della Kultur e della civilation è null’altro che desolazione, desolante-disperante, vuota (sturm und drang – irrazionalismo comunitarista, no global, iper-ecologista), ed ecco il desiderio che in-sorge, desiderio di eguaglianza, di fraternità e di libertà, desiderio di giustizia sociale, di equità, di libero sviluppo, di sogni-bisogni e valorizzazione dei meriti, insomma desiderio di socialismo, ciò che oggi manca, desiderio di socialismo, quale presenza d’assenza.

Ed è conseguentemente tutto da riprendere il discorso del socialismo italiano, eclettico, sin dalle sue origini (la formazione culturale di Turati certamente non dogmaticamente marxista), che viene a utilizzare momenti di Marx, momenti di anarchismo (Bakunin-Cafiero-Malatesta-Costa), liberalismo mutualistico sociale (le società operaie di mutuo soccorso), fornendo strumenti culturali davvero versatili, utilissimi per portare, pel tramite del socialismo riformista, l’uomo attuale verso lo Übermensch, Nietzsche (oltre l’uomo-al di là), certo non in senso evoluzionista-darwiniano, ma come oltre-passamento di una stasi, e-stasi, come dinamica fuoriuscita dall’immobilità, che è del tutto innaturale e mortifera, la cosa, la pietra priva di mondo, per raggiungere la meta-il socialismo-EMANCIPAZIONE, liberi finalmente da sovrastrutture, morali, etiche, di costume, per una realtà dionisiaca di benessere, di prosperità, di edonismo, di bellezza e di ricerca della felicità, insomma di LIBERTA’ su questa Terra non rinviata a paradisi artificiali post-mortem-ultraterreni (Baudelaire, religione oppio dei popoli, Marx).

Quando si parla di socialismo italiano, non si tratta quindi d’un movimento d’opinione qualsiasi, ce ne sono molti oggi (vuoti contenitori di nulla-effimero), ma il socialismo è da intendersi come un moto-sommovimento dell’umanità (movimenti operai – moltitudini d’individualità mai comunitaristiche) che continua da sempre e tende per sempre alla liberazione-emancipazione dell’essere umano dalle catene e dalle tenebre del capitalismo folle ed ingiusto-teocratico, quel caro fil rouge che unisce tutti i lavoratori del mondo (Proletarier aller Länder vereinigt Euch!), verso il Sol dell’Avvenire, internazionale futura umanità, Marx, Critica del Programma di Gotha: «solo allora l’angusto orizzonte giuridico borghese può essere superato, e la società può scrivere sulle sue bandiere: ognuno secondo le sue capacità; a ognuno secondo i suoi bisogni!».

Alessio Andrej Caperna

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