Per un barlume di alternativa di sinistra

Comunicato dell’Esecutivo nazionale di Sinistra Anticapitalista

Domenica si svolgeranno le elezioni regionali in 7 regioni del paese (e quelle amministrative in più di 1000 comuni). Sarà una prova elettorale di grande importanza, se non altro perché saranno chiamati alle urne circa 23 milioni di elettori, poco meno della metà del totale. Dunque molto più di un test o di un sondaggio.

La posta in gioco è la guida di 7 regioni, alcune della quali tra le più importanti, ma indirettamente il voto costituirà anche la verifica del grado di consenso da parte dell’elettorato nei confronti del governo nazionale di centrosinistra, sul suo attivismo volto a “rottamare” le tutele sociali e i diritti democratici conquistati nella seconda metà del secolo scorso: i diritti del lavoro, la sanità e la scuola pubblica, gli spazi di democrazia imposti con la Resistenza antifascista.

Nell’autunno trascorso, la politica dell’austerità del governo sembrava aver trovato nelle mobilitazioni operaie e negli scioperi sindacali e “sociali” un importante ostacolo. Ma il moderatismo degli apparati e la debolezza delle aree sindacali combattive hanno contribuito a spegnere, almeno per il momento, quella possibilità.

Cosicché il dominio di Renzi non trova adeguati contrasti. La sua linea arrogante, dopo aver fatto approvare la nuova legge elettorale, anche grazie all’uso incostituzionale del voto di fiducia, dopo aver rifiutato ogni modifica al suo progetto di “buona” scuola, nonostante il più grande sciopero degli insegnanti di tutta la storia della repubblica, mette in campo l’ennesima operazione di facciata e truffaldina sulla questione del blocco degli adeguamenti delle pensioni alla dinamica inflattiva, rifiutandosi di applicare realmente il dettato della recente sentenza della Consulta.

Tuttavia in questi giorni la forte protesta del mondo della scuola ha aperto alcune brecce nella propaganda del governo che, in parte preoccupato per il test elettorale del 31 maggio, è costretto a qualche manovra tattica, mostrandosi falsamente conciliante con chi protesta contro la “Buona Scuola” (molti sono i lavoratori e le lavoratrici della scuola che, pentiti di aver riposto la loro fiducia nelle mani di Renzi alle elezioni europee, si stanno ricredendo e stanno dichiarando la loro volontà di non votare più il PD). Ma la linea arrogante del governo continua: nonostante la grande mobilitazione dei lavoratori della scuola non c’è infatti nessuna intenzione di ritirare il Disegno di legge come chiedono quelli che sono scesi in piazza, ma solo di aggirare gli ostacoli per riuscire in ogni modo a portare a termine la controriforma della scuola pubblica.

Renzi e il suo PD sono impegnati a mostrare la propria supremazia sul paese, sicuri di confermare amministrazioni di centrosinistra in 5 delle regioni chiamate al voto (Liguria, Toscana, Umbria, Marche, Puglia), speranzosi di competere validamente per riconquistare la Campania e fiduciosi di non essere completamente fuori gioco neanche nel Veneto, anche grazie alle divisioni del centrodestra e della stessa Lega.

Il raggiungimento o meno da parte delle liste PD dell’ “asticella” del 40% sarà una delle verifiche più importanti, sia per capire se saranno confermati i consensi raccolti alle europee di un anno fa, sia perché, grazie alla scandalosa nuova legge elettorale, con quella percentuale Renzi potrebbe avere automaticamente il totale controllo delle istituzioni senza neanche passare per il secondo turno.

Renzi e il PD, in questo anno, hanno demolito consolidati diritti, hanno scompaginato e messo a frutto l’indebolimento del fronte del centrodestra, hanno ridimensionato Forza Italia e la stessa leadership di Berlusconi, con il risultato di portare Salvini e la sua nuova Lega a svolgere un ruolo centrale nell’area cosiddetta “moderata”. Così Renzi può aspirare ad inglobare nel suo partito (pur continuando a definirlo di sinistra) parte significativa dell’area della destra moderata.

Il Movimento 5 Stelle, nonostante mantenga le proprie percentuali (perlomeno nei sondaggi, ma anche nei test elettorali svoltisi la settimana scorsa), non appare un’alternativa credibile perché, oltre all’opposizione in parlamento, dove l’impresa si scontra con la predominanza del PD e con il continuo uso di illegittime forzature regolamentari che vanificano del tutto il dibattito, non si propone la costruzione di un vasto movimento sociale che metta in discussione le politiche di austerità. D’altronde, visto il carattere interclassista del M5S, questa ipotesi è fuori del suo orizzonte.

Ma quella che pesa maggiormente e che facilita i compiti di Renzi e delle forze sociali che lo sostengono è la persistente assenza di una significativa opposizione alla sua sinistra. E’ a causa di questa assenza che il diffuso malcontento di fronte alle misure del governo, tra coloro che non accettano la demagogia razzista di Salvini ma che non danno fiducia neanche alla proposta “grillina”, continua a generare disaffezione nei confronti della politica e a far crescere l’area dell’astensione.

La “sinistra” del PD, nelle sue varie componenti non si sottrae al fascino della necessità di una “sinistra di governo”, cioè di una sinistra capace di governare l’austerità capitalistica cercando, con efficacia sempre minore, di “limitare il danno” e sperando in una nuova alba keynesiana. A questa impostazione non sfugge neanche l’area “civatiana” che ha recentemente formalizzato la propria uscita dal partito di Renzi. La gravità e la profondità della crisi capitalista non offrono oggi spazi di riformismo: il caso greco è lì a dimostrarcelo con forza.

Una piccola parte della sinistra, il PCL ed altre formazioni minori, perseverano nel proprio arroccamento e presentano in qualche regione liste autoproclamatorie, cercando di capitalizzare qualche briciola derivante dalle contraddizioni delle forze di sinistra principali.

La sinistra alla sinistra del PD continua a pagare i prezzi degli errori fatti negli ultimi 10 anni, si è screditata per anni nell’alleanza subalterna al PD e al centrosinistra, si è divisa tra una parte che spera di ricostruire il “vero” centrosinistra “tradito” dalle politiche renziane e un’altra che, pur prendendo atto della impraticabilità di ogni alleanza con il PD, non fa nessun serio bilancio delle proprie scelte recenti, mettendo in campo molte volte liste politicamente deboli. Nessuna forza significativa di questa sinistra sembra puntare veramente le proprie carte sulla ripresa del movimento e, soprattutto, su un passaggio fondamentale per la ripresa delle mobilitazioni e cioè sulla sconfitta della linea delle burocrazie sindacali.

Tutte le principali forze della sinistra, dietro il comodo paravento del carattere locale della consultazione elettorale, hanno scelto di non usare le prossime regionali per avanzare nella costruzione di un’ipotesi politica alternativa al PD. Sette sono le regioni e sette sono le identità politiche che saranno proposte alle elettrici e agli elettori.

Dunque, mentre Renzi presenta sette candidati “renziani” e tenta di consolidare lo sfondamento nazionale, la sinistra si presenta in ordine sparso, appoggiando il PD da qualche parte (come fa SEL nel Veneto con la Moretti, in Puglia con Emiliano e in Umbria con la Marini), in qualche caso esaltando tardive e inconsistenti alternatività (come fanno SEL, PRC e “L’Altra Europa” con il civatiano Pastorino in Liguria, peraltro rompendo con altre aree di sinistra radicale), oppure, meglio, presentando candidature autonome (come nelle altre tre regioni) ma con gradi di alternatività diversi e a volte insufficienti.

Resta però che la presenza di queste liste, pur nella loro forte differenziazione, nella loro insufficienza e con le loro contraddizioni, costituisce l’unico fragile antidoto al predominio di Renzi, al consolidamento di Salvini come “unica vera opposizione”, all’impotenza sociale del M5S, alla disperazione dell’astensione.

Sinistra Anticapitalista, dunque, impegnata a fondo nella costruzione del fronte della mobilitazione sociale decisiva per poter battere le politiche dell’austerità, pur in presenza di alcune importanti critiche che possono essere rivolte ad alcune di queste, ma volendo lavorare per allargare lo spazio politico di alternativa, propone alle lavoratrici e ai lavoratori, ai giovani, alle proprie e ai propri simpatizzanti e alle proprie e ai propri militanti di sostenere e votare le seguenti liste, a cui, in qualche caso partecipiamo anche con qualche nostro candidato:

  1. Veneto: L’Altro Veneto Ora Possiamo (candidato presidente: Laura Di Lucia Coletti)
  2. Liguria: L’Altra Liguria (candidato presidente: Antonio Bruno)
  3. Toscana: Sì Toscana a sinistra (candidato presidente: Tommaso Fattori)
  4. Marche: Altre Marche – Sinistra Unita (candidato presidente: Edoardo Mentrasti)
  5. Campania: Sinistra al lavoro per la Campania (candidato presidente: Salvatore Vozza)
  6. Puglia: L’Altra Puglia (candidato presidente: Riccardo Rossi)

Sinistra Anticapitalista

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