“Col cuore in mano e la vita fra i denti…”

di Giandiego Marigo

Questo post/articolo è scritto con il cuore in mano e la vita fra i denti, un poco perché non vi è un altro modo per farlo, un poco perché io non so scrivere altrimenti. Ed infine perché nessuno pare tener conto davvero nelle propri dotte analisi dell’oggettivo, esponenziale, continuo peggioramento delle condizioni di vita dei molti… mentre quella che chiamammo sinistra continua le proprie convulsioni accumulando tentativi ed ipotesi che non riescono a parlarsi fra loro. Ora in modo macroscopico, coprendosi di insulti e di istanze reciproche di tradimento; ora più semplicemente producendo statuti, piccoli partiti infinitesimali, gruppi di lavoro che ripetono le medesime cose, ritenendosi però profondamente diversi ed unici ed ignorandosi l’un l’altro, anche se spessissimo vicini e composti da persone che si conoscono benissimo fra loro.

Mentre sulla rete sorgono gruppi, simpatici ed assolutamente onesti, ammirevoli e addirittura condivisibili che riproducono le mille ed una strada d’una illusione d’agglomerazione che parta dal basso. Eternamente ignorata ed inascoltata dalla politica più o meno ufficiale. Gruppi onesti e credibili in rete, salvo poi accorgersi puntualmente d’essere incapaci di uscire dall’ambito del virtuale, in una emulazione di M5S che però… attenzione, essendo un bluff ed un artefatto, avendo un “controllo centrale ferreo e fortissimamente professionalizzato”, sa perfettamente come “muovere il marketing di rete”mentre i nostri gruppetti di coraggiosi emulatori lo ignorano o peggio lo improvvisano, cercando di seguire regole realmente etiche.

Il contesto reale in cui avverrà, probabilmente, una forma di unità a sinistra del PD è però ancora totalmente verticistico, elitario e romano. Ad agire sono ancora e sempre le segreterie, gli intellettuali riconosciuti e conclamati ed i leader più o meno storici e carismatici… Se unità avverrà sarà alla“meno peggio”, come sempre e come suole, falsamente improntata al cambiamento mentre la finalità è in realtà conservativa (posizioni, poltrone, influenze, rendite di posizione, diritti acquisiti, ruoli di controllo).

Questo ovviamente non comparirà, coperto da parole, chiacchiere, dotte analisi, splendide tirate di intellettuali di lustro; nessuno lo vedrà, avverrà naturalmente dietro alle quinte e stranamente alla fine saranno i medesimi segretari, gli stessi intellettuali, qualche politico ex PD ripulito e tirato a lucido ad occupare il campo. Chissà come, chissà perché. Senza nemmeno aver appreso dal M5S come si faccia a sembrare circolari, orizzontali e democratici e strenui seguaci della democrazia diretta pur non essendolo affatto.

C’è amarezza e sconforto in quel che dico? Sono un bastian contrario cui non va mai bene nulla? L’ho pensato molte volte anche io di me stesso, le innumerevoli volte in cui ho veduto ripetersi questo clichet… e l’ho detto: un bastian contrario, appunto. Uno di quelli che sono “ostacolo” alla gloriosa avanzata d’una sinistra rigenerata nel nome di Vendola , Civati, Ferrero e Cofferati.

Molti estimatori del percorso mi richiamano da sempre all’ordine, alla necessità, alla analisi storica della realtà, all’oggettività ed al pragmatismo nonché alla gradualità. Probabilmente hanno ragione loro ed io torto, essendo così spesso meno che minoranza, eppure ancora una volta l’operazione mi appare, perdonatemi, verticista e assolutamente ignara di qualsivoglia rapporto con la base che non sia quella “attivamente controllata” da chi si siede al tavolo della trattativa. Mentre ogni ipotesi di crescita territoriale e di radicamento viene rimandata alla formazione alchemica d’un gruppo dirigente precostituito, sulla base di rapporti precedenti e di “conoscenze e legami preesistenti”.

Questo è motivato dalle innumerevoli fasi assembleari delle esperienze precedenti che hanno prodotto poco o nulla se non grande confusione ed ulteriore frammentazione? Può essere, ma perché allora suona come una sconfitta?

Alcuni compagni mi richiamano, anch’essi da sempre, alla realtà sovranazionale, ed anche qui hanno probabilmente ragione. Spagna, Grecia, Portogallo, Irlanda e Centro America: la connessione di queste realtà potrebbe produrre qualche cosa di più e di meglio che non la perorazione del nulla in cui siamo impantanati da troppo tempo, concordo, ma non dovrebbe essere indotta bensì partecipata. Mentre in questo paese la fase partecipativa sembra divenire assoluto miraggio, sempre più lontano ed improbabile.

Colpa solamente d’un popolo bue e manipolabile? Forse, ma non basta e soprattutto non è un atteggiamento o un metodo d’analisi socialista, sebbene così spesso lo sconforto di una pecoraggine diffusa colga tutti noi nel profondo. Questo non autorizza alcuno a “saltare” la fase partecipativa o a darla per compiuta sulla base del fallimento delle esperienze precedenti.

Da ultimo e non ultimo, però il problema annoso del rapporto con il PD. Sto assistendo a mille ed una contorsione per poter dire che siamo sì lontani dal PD però non vogliamo rinunciare del tutto alle alleanze dove ci comoda, dove si può fare, dove rende … Ed ancora il pragmatismo supera il senso di quello che facciamo, producendo mostri. Per me AreA di Progresso e Civiltà è in autonomia assoluta dal percorso del Partito (non più) Democratico, senza alcun compromesso e senza nessuna possibilità di confusione, non chiusi, ma lontani, distinti e profondamente diversi.

E finisco ricollegandomi all’apertura: perché il richiamo al cuore ed alla vita? Perché queste cose passano da noi, da dentro, comportamenti, acquisizioni conquiste e visioni sono interiorizzate e partono dal bisogno personale.

Io sono un povero assoluto, condannato con ogni probabilità all’emarginazione ed anche alla morte nel Nuovo Ordine Mondiale e da questa certezza io parto, dalla mia condizione di povero, dai miei denti mancanti, dalla mia marginalità, dalla mia solitudine di fronte ad un Welfare sempre più inesistente e cerco così qualcosa e qualcuno che mi rappresenti, che mi dia una prospettiva di speranza se non di salvezza… Ma si badi non sono l’unico; e siamo/saremo sempre di più.

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