“Voglio una casa politica che sia davvero casa mia!”

di ANGELA CIACCAFAVA –

Ho aspettato che le mie emozioni tumultuose potessero sedimentare. E vorrei condividere con chi legge le mie impressioni rispetto a quanto vissuto in questo ultimo fine settimana.
Ho la tessera di Sinistra Italiana ma è da un po’ che mi ci sento "stretta". Per vicissitudini di discrasia ideologica, perché, da quando mi sono iscritta la prima volta (ormai sono passati alcuni anni), l’entusiasmo si è progressivamente affievolito e le domande che mi pongo sono troppe. Quindi cerco di guardarmi in giro per capire che sta succedendo e, per farlo, cerco di respirare ambienti diversi.

Sabato mattina sono andata all’assemblea organizzata dai ragazzi di "Je so pazz" presso il Teatro Italia. Il motivo per cui hanno organizzato l’evento è stato quello di non perdere le soggettività che si sentivano "orfane" del Brancaccio, che nello stesso giorno di sabato avrebbe dovuto riunirsi in assemblea a Roma ma che, per motivazioni che non sto a ricordare, è saltato. Il Teatro era pieno (circa 800 persone) e c’erano molti giovani, provenienti da varie regioni. L’assemblea si è svolta in maniera democratica e ordinata. Gli interventi hanno toccato varie problematiche: lavoro, controllo sociale del territorio, solidarietà e tanto altro . Ovviamente non si è parlato di futuro o di programmi perché è troppo presto, ma una cosa quei ragazzi ci tenevano a sottolineare e cioè che la forza deve essere collettiva per costruire davvero un movimento dal basso non propedeutico a formare obbligatoriamente una lista per le elezioni bensì proiettato al futuro, con tanta strada da percorrere. I miei vicini di poltrona erano uguali a me, con i miei stessi problemi impellenti e in molti con la stessa condizione precaria.
Sono uscita da lì sapendo bene che la strada da percorrere è lunga e tortuosa e che questo "embrione" manca di organizzazione, non ha una vera prospettiva… però l’aria che si respira sa di buono e sono contenta di aver partecipato.

Il giorno successivo sono andata all’Assemblea nazionale di Sinistra Italiana. Non voglio parlare di contenuti politici; cerco di concentrare le mie impressioni sulle differenze che ho percepito: Sinistra Italiana dovrei sentirla come "casa mia" visto che ci sto dentro da un po’. E invece la prima cosa che noto è la differenza di "impatto", perché ci siamo sempre detti che è importante non utilizzare delle "bettole", che un ambiente accogliente è importante; però……quell’hotel era un po’ "sopra le righe", non so spiegare bene la sensazione… diciamo che offriva un clima "ovattato", con rumori tenui provenienti dalla sala colazione dove ancora si trattenevano gli ultimi ospiti che avevano dormito lì la sera precedente l’Assemblea. Mi dico che sono sempre la solita rompicoglioni, cosa vuoi che importi l’involucro, l’importante sono i contenuti.

Gli altri compagni si accreditano (io non sono delegata) ed entriamo in sala. La platea è diversa da quella del giorno prima: i giovani ci sono ma in numero minore; gli interventi sono abbastanza "blindati", come al solito (ormai è da tempo che succede) tutto è ampiamente previsto e sai bene, appena ti siedi, che difficilmente potrai parlare perché, ripetono come leggendo un copione, "le richieste di intervento sono troppe rispetto ai tempi previsti". E si comincia: molti sono gli interventi dei "VIP" che, ovviamente, tolgono spazio agli interventi che possono esprimere il pensiero dei territori. E mi scatta naturale una sorta di confronto: qui sto partecipando ad un evento dove ho un ruolo "passivo", mentre ieri, se avessi voluto, probabilmente avrei potuto parlare perché in quel frangente eravamo "tutti uguali" (ovviamente so di estremizzare un po’ ma vorrei farvi capire le sensazioni, qui il pensiero politico non c’entra).

Mi sento a disagio, esco a fumare e mi avvicino al bar, magari prendo un caffè. L’ambiente è lo stesso della sala colazione che avevo intravisto all’inizio: tutti parlano sottovoce, mi fermo un po’ di lato e un signore chiede un panino. Otto euro. Un panino OTTO EURO. E un collegamento mi viene immediato: ma di quelli che partecipano a questa assemblea, in quanti possono permettersi di buttare 8 euro in un panino… cioè, come possiamo parlare di problemi di persone che non sanno nemmeno se mangeranno a cena in un ambiente così "fuori luogo"? Esco all’aperto, a fumare. Il panino non lo mangio, ma non perché non abbia 8 euro, volendo li avrei. Ma perché io i soldi che ho li devo soppesare bene perché sono una di quelle persone che i problemi economici li vive direttamente sulla propria pelle. Rientro in sala e guardo con più attenzione le persone che ho vicine: non sono esattamente come quelle che avevo vicine ieri, queste persone (ovviamente non tutte ma molte) hanno ancora tempo per aspettare che si prenda una decisione netta che permetta di poter far vivere una vita migliore a chi non può più aspettare.

Nel frattempo la situazione precipita, alcuni miei compagni osano ribellarsi al "copione", provano a scompaginare il programma precostituito e si va via.

Fortunatamente riusciamo a prendere un treno (di quelli economici, rigorosamente in seconda classe) che ci riporta nel mondo quotidiano infarcito di problemi. La vita del militante è dura. E va determinata con cura. Non so cosa farò da domani, vedremo come si mettono le cose; una cosa però l’ho capita, voglio stare solo dove mi sento a casa. Proverò a cercarne una che mi possa permettere e che possa veramente sentire mia. Buona casa a tutti.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...