MRS intervista Viola Carofalo, portavoce di Potere al Popolo

«Fino a domattina non dovrei dirlo… anzi soffro molto a farlo perché sono scaramantica… ma sì, sì, è andata! Ce l’abbiamo fatta. E non era affatto scontato». Viola Carofalo, la combattiva portavoce napoletana di Potere al Popolo, è soddisfatta, anzi proprio entusiasta di com’è andata la raccolta firme: «Poi pubblicheremo tutti i dati, ma posso anticipare che in molte città abbiamo superato di gran lunga il numero necessario per presentare la lista, e questo è un segnale molto bello e positivo».

Te l’aspettavi una risposta del genere in tutto il Paese quando con i tuoi compagni di Je so’ Pazzo giravi il famoso video per lanciare la “folle” proposta di partecipare alle elezioni?

«Erano le 3 di notte e quel video era il risultato di lunghe e animate discussioni all’interno del centro sociale. C’eravamo detti “vediamo come va, vediamo se riusciamo”, ed effettivamente già la prima assemblea romana, quattro giorni dopo, è stata un successo che ci ha sorpreso, con più di 800 persone in un teatro; poi la seconda ancora più affollata… Siamo andati avanti passo dopo passo, fino a questo grande risultato della raccolta firme. Fin dall’inizio ci eravamo detti che tutto doveva basarsi sul lavoro nei territori e sul radicamento dal basso, ed è stata questa presenza capillare che ha permesso di aggregare e mobilitare tanta gente, allestire i banchetti ovunque e ottenere i primi promettenti risultati».

A fronte di tanta partecipazione “dal basso” c’è però la cappa di assordante silenzio “dall’alto”, un boicottaggio mediatico pressoché totale, la perdurante assenza nei sondaggi… Come vivi questa situazione surreale, in cui la famosa “talpa” che scava sembra sempre sul punto di venir fuori, ma non si riesce a bucare il muro di gomma?

«E’ così infatti; sento anch’io questa discrepanza che descrivi. Finora il silenzio è stato assoluto: nemmeno un trafiletto sui giornali, ad esempio, dopo la partecipatissima assemblea in cui abbiamo lanciato il progetto. Se in televisione ci avessero dato solo un decimo dello spazio che riservano a CasaPound, chissà ora dove saremmo! (Ride). Io però spero che adesso, dopo la raccolta delle firme, le cose cambino. Prima ci poteva essere scetticismo, non si sapeva se questa lista ce l’avrebbe fatta oppure no a presentarsi; per cui credo che dalla prossima settimana le cose saranno diverse. Del resto oltre al lavoro sul territorio abbiamo bisogno di farci conoscere anche attraverso la televisione, perché molto spesso se non sei lì “non esisti”, all’infuori dei luoghi dove lotti materialmente con comitati e associazioni».

Potere al Popolo copre uno spazio politico che oggettivamente c’era, perché non è possibile che la sinistra in Italia venga risucchiata e rappresentata dal “vecchio Pd” di Bersani e D’Alema!

«Infatti lo spazio vuoto c’è eccome, e proprio da questa convinzione era partita la nostra analisi e quella di tanti altri compagni, però riempire quello spazio è più facile a dirsi che a farsi, dal momento che troppe persone in questi anni si sono allontanate dalla politica perché ormai stanche e disilluse dopo i tanti errori commessi dai partiti, ed anche per il richiamo dell’antipolitica in conseguenza di quegli errori e modalità sbagliate. Nel nostro piccolo un’inversione di tendenza l’abbiamo già realizzata: ora è da vedere come va avanti e se riuscirà a sfondare, nonostante il silenzio mediatico che cerca di cancellarci».

Come giudichi questa convergenza su Potere al Popolo di forze sociali e politiche molto diverse, gruppi, associazioni e movimenti di vario orientamento ideale (comunisti, socialisti, libertari) accomunati – come noi di MRS avevamo auspicato fin dalla nostra fondazione 11 anni fa – dal comune impegno sulle “cose” e le azioni concrete, e non dalla mera giustapposizione elettoralistica di sigle e simboli?

«E’ stata la cosa più bella fin dall’inizio, dalla prima assemblea romana a quelle territoriali che sono seguite. Era come se un’antica famiglia politica avesse il bisogno e finalmente la possibilità di ricomporsi. Molte di quelle realtà che tu citavi avevano provato anche loro, lodevolmente, a ricostruire la sinistra radicale, ma non l’avevano mai fatto tutte insieme e nello stesso momento. L’incontro tra esperienze e generazioni così diverse, tra chi aveva già vissuto militanze politiche e chi invece (come me) ne era stato sempre fuori, è stato straordinario; e tutto senza litigare, senza un diverbio, in modo spontaneo e naturale! Guarda per esempio la questione sempre spinosa della candidature: da noi è filata liscia come l’olio mentre tutto intorno volavano stracci!».

Gramsci esortava all’ottimismo della volontà nonostante il pessimismo della ragione: pensi che si possa essere anche razionalmente ottimisti sulla prosecuzione del progetto di Potere al Popolo dopo le elezioni?

«Ma certo! A parte che per noi la parola “pessimismo” non esiste proprio, il nostro obbiettivo è quello di costruire qualcosa di saldo e duraturo, il che mal si concilia coi tempi serrati e concitati di questa scadenza elettorale. Tuttavia i primi passi che così bene siamo riusciti a fare nonostante la fretta, costituiscono già la premessa e la garanzia migliori che si potrà costruire con più calma nel futuro, per dare un’impronta forte e stabile a Potere al Popolo».

Un’altra cosa che poco si addice con i tempi elettorali è quel lavoro culturale, di rifondazione innanzitutto filosofica della sinistra (a partire dalle idee originarie e dai grandi maestri), che noi di MRS abbiamo portato avanti in questi dieci anni. Ritieni importante questo impegno teorico per il progetto di PaP?

«Lo trovo fondamentale, prezioso e assolutamente necessario. Ho avvertito spesso, nella mia esperienza di impegno sociale, il rischio di farsi assorbire dalla pratica quotidiana, che senza una teoria che indichi la strada, la rotta da seguire, diventa miope e di poco respiro; però è anche vero che la teoria da sola rischia di essere sterile se non è accompagnata da un corrispondente impegno concreto; e può perfino creare divisioni inesistenti laddove le buone pratiche sono comuni. Del resto non scopro nulla di nuovo, è il legame marxista fra teoria e prassi: un nesso dialettico che non deve venir meno, altrimenti non si va da nessuna parte».

Tu non ti sei candidata. Come mai?

«Mi sembrava una scelta coerente con l’impegno che ho avuto in questi due mesi: ho girato l’Italia come una trottola, e continuerò a farlo nelle prossime settimane. Non avevamo detto che un candidato deve essere radicato e presente nel suo territorio? Allora era giusto candidare solo chi in quel collegio ci può stare. So che qualcuno se ne rammarica, dicendo che io avrei avuto “più visibilità”: può darsi, ma perché venir meno ai criteri che ci siamo dati fin dall’inizio? Io oggi ho altri compiti per rappresentare al meglio Potere al Popolo, e spero di poterlo fare anche in televisione e sui giornali… Non che mi trovi molto a mio agio in questo ruolo, però abbiamo un disperato bisogno di farci conoscere, anche da chi segue la politica solo in televisione. Fosse per me continuerei a girare da un’assemblea all’altra (ne ho già fatte una cinquantina in tutt’Italia), ma… mi tocca, ci è utile e devo farlo!».

Allora in bocca al lupo, e buona lotta, alla compagna Viola Carofalo e a tutti noi!

(G.I.)

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