Emma Bonino: radicalissima in liberismo, antisocialismo e filoamericanismo

di LEONARDO MARZORATI

I maggiori giornali italiani, quelli partecipati dalla grande industria e dalla finanza, hanno elevato a ruolo di “grande vecchia” dell’opposizione al governo pentaleghista Emma Bonino.

Senza cadere nel più becero complottismo, che la vuole serva fedele del Satana George Soros (della cui Open Society Foundations è comunque membro del cda), c’è da chiedersi che Italia e che Europa vuole Bonino. Il suo partito, che in sostanza ha preso le redini del vecchio Partito Radicale, si chiama +Europa. Bonino difende non tanto l’Europa, quanto questa Unione Europea, di fatto un’organizzazione politica sovranazionale che impone a governi e parlamenti democraticamente eletti dei vincoli di bilancio. Emma Bonino difende l’impostazione liberista dell’Unione Europea. D’altronde, lei liberista lo è sempre stata.

Con il Partito Radicale di Marco Giacinto Pannella, si è sì contraddistinta per le grandi battaglie laiche, dal divorzio all’aborto, ma anche per l’appoggio a tutte le misure liberiste, antisindacali, a vantaggio dei datori di lavoro e a svantaggio dei lavoratori. In politica estera Bonino è stata un’accanita supporter dell’imperialismo americano, non intervenendo mai ogni volta che Washington stritolava una cosiddetta “Repubblica delle Banane” (San Salvador, Nicaragua, Honduras), pilotava golpe sanguinari (Cile), appoggiava governi autoritari e corrotti (Perù).

Bonino è stata in prima fila per il Tibet, per i Degar del Vietnam, per i dissidenti cinesi, cubani o sovietici. Se il “cattivo” è comunista, allora ecco i Radicali in piazza, come nel 1979 contro l’invasione sovietica dell’Afghanistan. Curiosamente però, poco più di vent’anni dopo, Bonino sull’Afghanistan cambia opinione, sostenendo i bombardamenti su Kabul. Solo che qui la coalizione interventista era guidata dalla bandiera a stelle e strisce. Se gli invasori sono statunitensi, il pacifismo dei radicali si stempera. L’interventismo di Bonino a fianco dell’imperialista George W. Bush prosegue in Iraq, dove arriva addirittura a criticare le masse scese in piazza per la pace. Bonino se la prende pure col medico Gino Strada, accusandolo di vetero-pacifismo. Le offese a un eroe, quale il fondatore di Emercengy è, difficilmente si cancellano.

Il sì di Bonino alla guerra arriva anche in occasione dei bombardamenti alla Siria e alla Libia, in nome dell’esportazione della democrazia. Sempre dalla parte delle aggressioni israeliane e mai dalla parte del patriottismo palestinese, perché Israele è una democrazia, mentre i paesi arabi sono illiberali; sempre dalla parte del “democratico” governo di Kiev del reazionario Poroshenko e mai dalla parte della popolazione russofona del Donbass, perché l’Ucraina deve entrare nella sua amata Unione Europea, mentre i russi sono al soldo del tiranno Putin; dalla parte del governo turco membro della Nato piuttosto che da quella dei comunisti curdi del Pkk. Questa è la linea attuale in politica estera di Emma Bonino. L’anziana deputata può anche spendersi a favore dei migranti umiliati dall’attuale governo, ma non la sentirete mai condannare i trafficanti di esseri umani o fare un mea culpa per le guerre criminali alla Libia e alla Siria, principali cause, oltre alla precedente guerra all’Iraq, dell’exploit del terrorismo islamista di Daesh.

La carriera politica di Emma Bonino è lunga. Con l’avvento della Seconda Repubblica è sempre riuscita a entrare in parlamento, vuoi con il centrodestra (nel 1994 fu eletta addirittura con la Lega Nord), vuoi con il centrosinistra. Ogni riforma a sfavore dei lavoratori dipendenti, dal superamento della scala mobile allo smantellamento dell’articolo 18, ha avuto da lei un appoggio incondizionato. Oggi è leader di +Europa, partito che difende a spada tratta l’attuale Unione Europea. La sua idea d’Europa è molto lontana da quella delle forze socialiste, comuniste e popolari. La sua difesa a spada tratta dell’austerità la pone agli antipodi di un’Europa popolare e solidale.

Bonino resta una convinta liberista, ma anche una sincera libertaria. Questo elemento ha confuso tanti militanti di sinistra, che hanno deciso di appoggiarla, anche alle ultime elezioni politiche, convinti che le lotte libertarie siano solo ad appannaggio di radicali e limitrofi. Non è così, si può essere anche socialisti, comunisti e al tempo stesso libertari. Il grande anarchico Michail Bakunin era un convinto libertario. I diritti civili non hanno il costo e l’impatto economico di quelli sociali e, in teoria, non dovrebbero portare allo scontro, dato che non tolgono a nessuno. Sappiamo bene che così purtroppo non è. Possiamo scendere in piazza a difesa delle unioni civili, delle adozioni ai single, del testamento biologico, della laicità dello stato o contro la violenza domestica; ciò non toglie che +Europa ed Emma Bonino siano lontani anni luce dal socialismo libertario. Emma Bonino è ostile al socialismo libertario e schierata dalla parte del mercato e dei grandi capitali. La sua presenza nel board della fondazione di Soros ne è la prova. Lo speculatore miliardario ungherese in questi anni ha foraggiato non solo Ong e associazioni benefiche, ma anche partiti politici di tutto il mondo. Partiti che si sono sì impegnati in battaglie civili sacrosante, ma hanno anche dovuto piegarsi alle più spregiudicate regole del mercato, quelle che hanno permesso allo stesso Soros di edificare il suo impero. Sono state così tradite le classi lavoratrici, in nome di un liberismo spacciato per liberalismo obbligatorio. Per tutte queste ragioni, Emma Bonino rimarrà sempre nostra avversaria.

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