Il nostro “che fare” dopo il fallimento del Brancaccio

Il nostro Movimento è nato 11 anni fa per contribuire a “unire e rifondare” la sinistra italiana intorno alle idee libertarie – radicali e socialiste – della tradizione storico-politica del marxismo libertario, del liberalsocialismo di Gobetti e Rosselli, di Giustizia e Libertà e del Partito d’Azione, in una sintesi che unisse civismo e sinistra politica, diritti sociali e diritti civili, in alternativa alle politiche neoliberiste avviate dal centrosinistra dei vari Prodi, Bersani, D’Alema e Veltroni, sfociate poi nel volgare e ridicolo “bullismo” renziano.

Abbiamo perciò salutato con interesse e speranza il tentativo del Brancaccio, guidato da due validi esponenti della società civile (Anna Falcone e Tomaso Montanari) ma aperto al contributo delle residue forze politiche della sinistra (SI, Possibile, Rifondazione). L’irruzione in questo scenario dei fuoriusciti del Pd, organizzati in un partito – Mdp – interessato soprattutto a vendicare la rottamazione renziana e a riprendersi la “ditta”, ha rappresentato il primo sbandamento del progetto di rinascita a sinistra, così come l’improbabile scelta di un amico del Pd come Pisapia quale autoproclamato leader della cosiddetta sinistra alternativa. La seconda e decisiva forzatura è stato il repentino convergere di Civati (unico esponente del suo partito monopersonale) e dei vertici di Sinistra Italiana (nella cui base c’è invece un ricco e significativo dibattito) sul terreno di un Mdp che non perdeva occasione di rilanciare ogni giorno “il centrosinistra” e “l’Ulivo”, contro Renzi ma se fosse possibile anche con lui (il famoso “perbacco!” esclamato da Bersani alla domanda se anche il segretario del Pd fosse un suo interlocutore): la scelta di Pietro Grasso come possibile leader è stato il miglior collante per un’operazione di vertice che ha lasciato interdetta buona parte della base di SI, come dimostra la discussione in corso, 24 ore su 24, nel gruppo facebook “Sinistra Italiana – L’Alternativa”, creato da combattive compagne, “pasionarie” di una sinistra radicale che sembra sempre una irraggiungibile chimera.

Il resto è cronaca degli ultimi giorni: l’accelerazione del trio partitico che arriva a convocare assemblee bypassando il Brancaccio, documenti preconfezionati non si sa bene da chi, insomma il completo aggiramento e svuotamento di quell’assemblea del 18 che avrebbe dovuto decidere TUTTO sul percorso unitario. Di qui la decisione a sorpresa (ma non più di tanto), da parte di Montanari e Falcone, di annullare l’appuntamento, anche per il timore di identificare il progetto “civico e di sinistra” con il solo partito di sinistra che vi aveva partecipato con piena convinzione: Rifondazione Comunista, guidata ora dal socialista libertario Maurizio Acerbo.

Districarsi nel fiume di polemiche che ne sono seguite – fra il trio Mdp-SI-Possibile e Rifondazione – e che hanno coinvolto i due stessi promotori “civici”, forse non più in sintonia nemmeno fra loro (Montanari ha diretto i suoi strali verso il trio, mentre la Falcone si è accanita piuttosto impietosamente su Rifondazione, che invero col suo uno per cento era l’unica a non potersi permettere diktat o veti), non sembra però così difficile: basterebbe chiedersi per quale motivo Mdp e soci, sempre alla spasmodica ricerca di un leader, non si siano rivolti proprio a Montanari e Falcone anziché al più recente fuoriuscito dal Pd, il presidente del Senato Pietro Grasso. In certi ambienti moderati e partitici, il ruolo dei due esponenti civici (già protagonisti televisivi della battaglia referendaria del 4 dicembre) è stato sempre palesemente snobbato oppure mai riconosciuto fino in fondo, mentre a un certo punto (volenti o nolenti) rappresentava di fatto l’unico possibile percorso unitario. Questo a prescindere dalle legittime posizioni di chi (noi compresi) non vedeva certo di buon occhio la presenza, in una lista antiliberista, di quei dirigenti ex Pd che hanno votato tutte le perle del renzismo dopo aver avviato in prima persona le politiche neoliberiste di assalto allo stato sociale e ai diritti del lavoro. Ma ripetiamo: sarebbe bastato riconoscersi tutti – chi ci voleva stare – nella leadership “morale” dei due portavoce per disinnescare ogni possibile veto. Ed invece è risultata fin troppo chiara la volontà, da parte degli esponenti della “sinistra di governo”, di blindare privilegi e candidature per confermare nelle istituzioni un personale politico che andrebbe al contrario rinnovato da cima a fondo.

Adesso che fare? “Confluire tutti in Rifondazione”, come suggerisce tout-court qualche compagno, col risultato di determinare le comprensibili resistenze psicologiche di chi aveva scelto altre militanze e non ha ancora perso la legittima speranza di poter contare qualcosa e farsi sentire nel proprio partito? La soluzione dovrebbe essere molto più ampia e coraggiosa: proseguire – nelle forme e nei modi opportuni ed assolutamente democratici e partecipati – l’esperienza e lo spirito del Brancaccio; provare a creare una forza, un movimento dal basso ed eventualmente una lista radicalmente nuova e alternativa, anticapitalista nella misura in cui ha un senso oggi, e cioè socialista, keynesiana, antiliberista (questo anche in risposta alla surreale intransigenza di compagni pur esperti e intelligenti, come il leader del Pcl Marco Ferrando); una lista che unisca il civismo di comitati e associazioni con quegli ideali forti – socialisti e comunisti appunto – che può apportare al progetto un partito comunista libertario, marxista ma aperto ad altre influenze culturali (nonostante tutti i limiti che hanno portato il Prc in questi anni, e non solo per sua colpa, ad un così drastico calo di consensi).

Ma più dei voti (e per conquistarli, i voti) conta la coerenza dell’impegno: c’è forse ancora l’occasione – e non sarebbe affatto un ripiego – di coagulare un’area alternativa, grande o piccola che sia, che dichiari fin da subito la sua totale indisponibilità a collaborare con il Pd (anche “derenzizzato”) sia sul piano nazionale che a livello locale, che non abbia paura a confrontarsi con il M5S su temi di sinistra come il reddito “di cittadinanza” (o per meglio dire “minimo garantito”), la difesa dei beni comuni, la ricostruzione dello Welfare, un piano di investimenti pubblici e di lavoro sociale, la ristrutturazione ecologica del territorio, le possibili forme di democrazia diretta o la fine dei privilegi delle “caste”: tutte, non solo quella politica. Questo è il vero modo per “battere la destra”: affrontare e risolvere da sinistra quei problemi concreti, materiali che rappresentano il brodo di coltura del neofascismo e del razzismo. Portare in Parlamento un gruppo anche piccolo di deputati e senatori di questa sinistra sociale alternativa costituirebbe, nel farsesco scenario configurato dall’ignobile Rosatellum (che toglie agli elettori il principio democratico fondamentale, quello di scegliere i propri rappresentanti e governanti) l’unico vero, autentico voto utile.

Movimento RadicalSocialista

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Ma questo non è più lo spirito del Brancaccio!

di FAUSTO TENTI –

Care/i tutte/i, dopo il 18 giugno, tutte/i coloro che si sono riconosciute/i negli obiettivi – di chiara ed evidente sinistra anticapitalista ed antiliberista, autonoma e strategicamente alternativa a tutto il resto del panorama politico in campo – emersi dall’assemblea del Teatro Brancaccio (quindi anche la nostra Alleanza popolare di Arezzo) si sono fatte/i promotrici/tori con generosità e abnegazione – nel proprio territorio, anche nella nostra città e provincia – di assemblee sul programma aperte alla più ampia partecipazione dei cittadini: incontri pubblici convocati e condotti secondo i principi di massima trasparenza, apertura, pluralità, democraticità interna e soprattutto onestà politica ed intellettuale. Conseguentemente da noi – post 18 giugno – l’Alleanza popolare si è incontrata quasi tutti i mercoledì proprio sulla base del cosiddetto "spirito del Brancaccio", abbiamo creato gruppi di lavoro tematici più e meno partecipati, producendo (ad oggi) documenti anche analitici su pensioni, progressività fiscale, scuola/istruzione, ambiente/rifiuti, immigrazione; abbiamo organizzato due assemblee pubbliche ottimamente riuscite ad Arezzo, tre in Casentino, due in Valdichiana, una in Valdarno. Insomma abbiamo dato generosamente e con impegno il nostro piccolo contributo al percorso, così come ci era stato chiesto, anche se dobbiamo registrare con dispiacere che non tutti i movimenti/partiti partecipanti al Brancaccio hanno in modo permanente ed effettivo partecipato e lavorato.

Siamo però colti – giusto da qualche settimana ed in previsione dell’appuntamento decisivo del prossimo 18 novembre al centro congressi Angelicum a Roma – da un grosso dubbio: che detto progetto venga completamente snaturato – e che quindi potrebbe irrimediabilmente bloccarsi e spegnersi – per l’arrivo di non graditi ospiti che fino a poco tempo fa erano con Renzi e quindi nel PD e che per molti anni hanno continuamente rinnovato la loro fiducia a governi che hanno portato avanti le peggiori politiche neoliberiste – sotto tutti, ma proprio tutti i punti di vista – degli ultimi decenni (uscire dalla maggioranza parlamentare ad un mese dallo scioglimento naturale delle Camere è quanto di più ipocrita si possa immaginare, se siamo intellettualmente onesti… o dimettersi dal PD dopo aver fatto passare di tutto, comprese le fiducie sull’ennesima legge elettorale incostituzionale, ha un amaro sapore di esasperato politicismo).

Non comprendiamo davvero a che titolo "MDP-Art. 1" di Bersani-Rossi-D’Alema – e men che meno "Campo Progressista" di Pisapia – possano avere spazio in un progetto che è indiscutibilmente ed innegabilmente in antitesi con le loro prospettive politiche ed i loro obiettivi strategici, che continuano a vedere – legittimamente, per carità – nel centrosinistra lo sbocco naturale: continuando, tra l’altro, a ripeterlo in ogni dove…

L’unità è importante, ma non a tutti i costi possibili ed immaginabili… Perciò diciamo con forza – estendendo l’invito a tutti gli altri coordinamenti locali post Brancaccio, prima e durante l’evento del 18 novembre – che ancora più importante dell’unità è la coerenza e la chiarezza strategica di prospettiva politica…e non una tattica asfittica e fine a se stessa, priva di ampio respiro: per essere davvero credibili, a sinistra, occorre praticarla, la credibilità!

Da Rifondazione parole chiare sulla sinistra da (ri)costruire

Il documento di Anna Falcone e Tomaso Montanari rilancia con forza il percorso di costruzione di un’alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza che era partito con l’assemblea del Brancaccio. Abbiamo con convinzione aderito a quel percorso e accolto positivamente l’idea di una lista che unificasse la sinistra sociale e politica e le tante forme di civismo e partecipazione su un programma di attuazione della Costituzione e di netta alternativa al PD le cui politiche da anni sono “indistinguibili da quelle della destra”. Rinnoviamo dunque l’invito a tutte le compagne e i compagni del PRC-SE a partecipare attivamente e a promuovere le assemblee in tutti i territori.

Condividiamo in particolare che sia “chiusa la stagione del centro-sinistra: perché è giunto il tempo di rovesciare il tavolo delle diseguaglianze, non di venirci a patti”. Il centro sinistra in questi anni, a livello italiano come europeo, è stato il protagonista indiscusso dell’attuazione delle politiche liberiste: dai trattati di Maastricht fino al Fiscal Compact passando per guerre e privatizzazioni. Queste politiche non solo hanno favorito i ceti più ricchi e il grande capitale ma aumentato le diseguaglianze e peggiorato nettamente le condizioni di vita e di lavoro delle giovani generazioni e di larghi settori della popolazione. La precarietà dilagante e le decine di migliaia di giovani emigranti sono la sintesi di queste politiche che il centrosinistra e il centrodestra hanno prodotto e condiviso in questo paese. Il governo Monti, con il pareggio di bilancio in Costituzione e la Legge Fornero, spicca come vero e proprio monumento della contiguità di politiche economiche e sociali tra centrodestra e centrosinistra.

Le politiche del centrosinistra però non hanno solo impoverito e reso più ingiusto il nostro paese: hanno deluso speranze, desertificato i processi di partecipazione democratica, svuotato di significato agli occhi di milioni di persone persino la parola sinistra. Il ritornello secondo cui non c’è alternativa alle politiche europee, all’austerità, alle privatizzazioni, alla massimizzazione della concorrenza ed al peggioramento delle condizioni di vita, ha prodotto sconforto e impotenza, ha aperto la strada alla guerra tra i poveri, al razzismo e alla xenofobia. Le leggi elettorali incostituzionali, il tentativo di manomissione della Costituzione e poi lo scippo attuato dal governo Gentiloni e dalla sua maggioranza parlamentare ai danni del popolo italiano, a cui è stato impedito di pronunciarsi attraverso un referendum sui voucher (ma in realtà sulla precarietà), esplicitano una volontà palese di impedire al popolo di esercitare la propria sovranità.

Per questo “serve costruire la Sinistra che ancora non c’è” e “non ci basta più difendere la Costituzione e lo Stato democratico di diritto, vogliamo attuarli e costruire insieme un fronte politico e sociale alternativo al pensiero unico neoliberista e alle riforme dettate e imposte dal capitalismo finanziario a Parlamenti e governi deboli o conniventi”, come scrivono Anna Falcone e Tomaso Montanari.

Per questo la sinistra che vogliamo costruire deve essere fondata su contenuti chiari a partire dallo smantellamento delle misure liberiste che hanno devastato la condizione di esistenza di milioni e milioni di persone.

Il No al fiscal compact, l’eliminazione del pareggio di bilancio dalla Costituzione, la disobbedienza ai trattati europei che sono in palese contrasto con l’attuazione dei principi e degli obiettivi della nostra Costituzione sono elementi centrali e imprescindibili di un programma di alternativa che non sia solo di enunciazione di buone intenzioni. Dentro la camicia di forza che i governi italiani e l’UE hanno contribuito a determinare non è possibile una svolta.

Una lista di sinistra si costruisce intorno a un programma che sia effettivamente di sinistra e che può raccogliere come negli altri paesi europei un grande consenso popolare: la difesa dei diritti di chi lavora a partire dalla reintroduzione dell’articolo 18 e dall’abolizione del Jobs Act e della legge 30, la redistribuzione del reddito a partire dall’aumento della tassazione sulle grandi ricchezze, la redistribuzione del lavoro a partire dall’abolizione della legge Fornero e dal perseguimento di una drastica riduzione di orario (32 ore settimanali), il rilancio della scuola pubblica a partire dall’abrogazione della Buona Scuola e delle tante riforme che, con diverso segno hanno impoverito il sistema scolastico nazionale e dallo stop al finanziamento delle scuole private, lo stop ai tagli alla sanità e allo smantellamento della servizio sanitario nazionale, il contrasto all’impoverimento crescente a partire dall’istituzione di un reddito minimo garantito e dal rilancio del welfare, una politica per il diritto alla casa, la salvaguardia dell’ambiente e dei beni comuni a partire dall’abrogazione dello Sblocca Italia e dallo stop al consumo di suolo e alle grandi opere inutili come la Tav in Val di Susa o il gasdotto Tap, la ri-pubblicizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici in attuazione del referendum del 2011, il rilancio dell’intervento pubblico a partire da un grande piano per il lavoro incentrato sulla messa in sicurezza del territorio, la riconversione ambientale e sociale delle produzioni e dell’economia, lo stop e la messa in discussione delle privatizzazioni di aziende strategiche o che forniscono servizi universali, un impegno senza se e senza me contro la guerra e gli interventi militari che nulla hanno di umanitario, ma perseguono un progetto imperialista e colonialista, per il dimezzamento delle spese militari e la riconversione dell’industria bellica, contro la permanenza di testate nucleari nel nostro territorio e per l’adesione dell’Italia al Trattato sulla proibizione delle armi nucleari.

Tra i prodotti tossici del neoliberismo va evidenziato quello di aver trasformato, anche nell’immaginario popolare, una guerra contro i poveri in una guerra fra poveri, cercando nel migrante, nel richiedente asilo il capro espiatorio. Per una sinistra di alternativa accogliere non si traduce in una semplice seppur necessaria etica antirazzista. Il modello di società a cui dobbiamo tendere è quello che garantisca la parità nell’accesso ai diritti fondamentali e lo smantellamento di ogni atto legislativo – dalla Turco – Napolitano alle leggi Minniti Orlando, passando per la Bossi- Fini che hanno prodotto apartheid e abbassamento generalizzato delle tutele per migranti e autoctoni. La sinistra che vogliamo realizzare considera “nostra patria il mondo intero” rigetta i dogmi della “Fortezza Europa” e aspira verso una società aperta e meticcia in cui i diritti costituzionali, in primis la cittadinanza sostanziale, non siano vincolati da reddito o provenienza ma considerino l’eguaglianza come fondamento e valore comunemente condiviso. Razzismo e scontro fra ultimi e penultimi vengono giustificati e propagandati con il dogma liberista secondo cui non ci sono le risorse, si deve tirare la cinghia e fare sacrifici. Si tratta di una pura e semplice menzogna: i soldi ci sono. Basta prenderli dalle tasche di chi controlla la maggior parte delle risorse del paese, ricchi italiani e multinazionali. Sarebbe sufficiente obbligare la BCE a finanziare con i soldi nostri piani per il welfare e per l’occupazione e non solo le banche private. I soldi ci sono e nostro nemico è chi è ricco non chi scappa dalle guerre. Va contrastato con forza questo impianto ideologico con cui detengono il potere tanto le destre dichiarate quanto quelle che, in nome della “sicurezza” ne copiano gli stessi slogan.

Da troppo tempo manca di visibilità, forza e credibilità un punto di vista che si contrapponga al populismo reazionario e al neoliberismo pseudo-progressista.

Una sinistra che si batte per l’attuazione della Costituzione non contrappone diritti civili e diritti sociali, si batte per l’uguaglianza e la libertà. Consideriamo fondamentale la nuova ondata di mobilitazione delle donne e il suo caratterizzarsi sempre più per un femminismo del 99% con un’agenda inclusiva – allo stesso tempo antirazzista, anti-imperialista, anti-eterosessista, anti-neoliberista – come definita nell’appello per la giornata internazionale di sciopero dell’8 marzo 2017 e più in generale dal movimento “non una di meno”. Libertà significa per noi anche la piena autodeterminazione delle persone nel proprio orientamento sessuale, il rifiuto di ogni forma di omofobia e transfobia, la piena affermazione del valore della laicità.

Tante esperienze europee, dalla Spagna alla Francia alla Grecia alla Gran Bretagna, dimostrano che le posizioni di una sinistra radicale e in netta rottura con classi dirigenti delegittimate possono conquistare consenso popolare, anzi che solo una sinistra nuova e radicale può contrastare il diffondersi nei ceti popolari della destra razzista e xenofoba che cresce proprio in conseguenza delle politiche neoliberiste sostenute in Europa dai governi di centrodestra e centrosinistra. La sinistra si ricostruisce mettendo in discussione non solo le scelte di Renzi ma quelle del complesso del Partito Socialista Europeo e le politiche dominanti nell’Unione Europea che hanno visto la condivisione di liberali, socialisti e popolari.

Non basta dunque invocare genericamente l’unità, bisogna avanzare una proposta credibile ed effettivamente alternativa al PD che faccia delle elezioni un passaggio verso la costruzione di una forza e di uno schieramento popolare che lavori per un’alternativa di società: una sinistra antiliberista, antirazzista, antisessista, democratica e ambientalista che si batta per l’attuazione della Costituzione. Non si tratta dunque di fare una lista per ricostruire il centrosinistra ricontrattando con il PD dopo le elezioni.

Parallelamente la sinistra che vogliamo costruire deve fondarsi su un percorso democratico e partecipato che segnali la più netta discontinuità con la stagione del centrosinistra di cui il PD renziano rappresenta solo la fase terminale. Se si ha l’obiettivo di riportare al voto chi ha scelto l’astensione o chi deluso si è rivolto al M5S, la sinistra non deve essere in alcun modo confusa con gli scampoli della fase precedente e deve essere chiaro che non intende allearsi col PD né prima né dopo le elezioni.

Serve un percorso basato sulla democrazia e la partecipazione, non un accordo pattizio tra vertici politici. Serve un chiaro rinnovamento nella composizione delle liste, con una forte presenza di chi è impegnato nella società e nei movimenti e la scelta chiara che non siano candidati coloro che negli anni e nei decenni scorsi hanno ricoperto responsabilità di governo nel vecchio centrosinistra.

Dobbiamo costruire una lista di sinistra che costruisca l’oggi e il domani, non una lista di reduci chiamati a giustificare gli errori – ingiustificabili – commessi negli ultimi vent’anni e che hanno prodotto la situazione attuale. La sinistra che dobbiamo unire è anzitutto quella che si espressa negli ultimi anni nei conflitti sociali, nelle lotte, nei movimenti per la democrazia, i beni comuni, la giustizia sociale, la solidarietà e la pace. Insomma c’è bisogno di una lista che rappresenti chi ha saputo dire NO.

Serve un codice etico e regole (a partire dalle retribuzioni) per elette/i che renda ben chiara l’alterità della sinistra nei comportamenti concreti e una piattaforma radicale per quanto riguarda la lotta alla corruzione.

Un programma radicale e un profilo di netta discontinuità col passato sono le condizioni che possono determinare l’unità auspicata dall’assemblea del Brancaccio.

La segreteria nazionale del Partito della Rifondazione Comunista

Per un quarto polo “radicale di sinistra”

di TOMASO MONTANARI

Antonio Padellaro scrive che se la sinistra non sarà rappresentata nel prossimo Parlamento, i responsabili faranno “bene a espatriare”. Sono d’accordo: è per questo che, il 18 giugno scorso, ho lanciato – al Teatro Brancaccio, con Anna Falcone e quasi duemila persone – un appello per “una sola lista a sinistra”.
Ma non parliamo della stessa “sinistra”. Padellaro è convinto che il Partito democratico ne faccia parte, e che le divisioni dentro e fuori quel partito siano tutte imputabili alle “inimicizie personali” di Matteo Renzi e ai simmetrici personalismi dei troppi leader che si contendono il “comando”. Ma se c’è una cosa che appare chiara proprio leggendo il Fatto Quotidiano è che il Pd è un partito che da tempo non ha nulla a che fare con la sinistra: esso ha invece preso il posto della vecchia Democrazia cristiana, senza averne tuttavia la cultura né una sinistra interna altrettanto efficace e preparata. È il partito del potere: perché ha inteso il potere come un fine. L’unico.
L’Italia così com’è (segnata dalla massima crescita europea della diseguaglianza, Regno Unito escluso) è un prodotto del Pd, che – insieme ai partiti di cui è erede, nella formula del centrosinistra – ha governato più a lungo di Berlusconi. Lo smontaggio dello Stato, la distruzione del pubblico e la negazione sistematica di pressoché tutti i principi fondamentali della Costituzione sono da imputare al Pd almeno quanto a Forza Italia.
Arrivati a Renzi, il problema non è stato il “personalismo” (pure odiosamente pervasivo): ma la definitiva distruzione dei diritti dei lavoratori (Jobs act), la spallata finale alla scuola pubblica (la Buona scuola), la mazzata inflitta all’ambiente (lo Sblocca Italia di Maurizio Lupi), la mercificazione completa del patrimonio culturale e la fine della tutela (la “riforma” Franceschini) e via elencando. Con Minniti, poi, siamo arrivati all’eradicazione dell’articolo 10 dalla Costituzione e a una politica securitaria per la quale i militanti di Fratelli d’Italia e Lega si spellano le mani. Un partito che blocca lo Ius soli mentre approva un maxi-condono per l’abusivismo edilizio: è questo il Pd.
A “espatriare” farebbe bene una sinistra pronta a sostenere e prolungare tutto ciò. Votare Pd per fermare la destra vuol dire ripetere l’errore di chi era convinto che la visione di Sanders fosse utopica e minoritaria e ha imposto la Clinton in nome del “realismo”: sappiamo com’è finita. Fermare la destra facendo la politica della destra serve solo a rinviare lo schianto finale, rendendolo ancora più devastante.
In tutta Europa sono nati movimenti radicali di sinistra (che usino o meno questa parola nel loro nome), che contestano alla radice lo stato delle cose e le politiche di centrosinistra degli ultimi vent’anni, rigettano il dominio della finanza sulla politica e rivendicano il diritto di governare puntando al “pieno sviluppo della persona umana” e non obbedendo al mercato. Tutti partiti meno “a sinistra” di papa Francesco, sia chiaro: tanto per dire quanto sia insensato parlare oggi di “centrosinistra” sul piano culturale.
Manca quasi solo l’Italia, e spero che il percorso del Brancaccio possa – con il tempo che ci vorrà – generare qualcosa di simile. Ma un simile progetto non può certo iniziare sostenendo gli alfieri dello stato delle cose. Alle prossime elezioni ci saranno tre, diverse, destre: quella padrona del marchio, i 5stelle di Di Maio e il Pd di Renzi. Una sinistra che voglia rovesciare il tavolo dello stato delle cose non può allearsi con nessuna delle tre.
E i numeri? Si può decidere di rivolgersi solo al 50% che vota, o decidersi finalmente a parlare all’altra metà del Paese, con un linguaggio nuovo e radicale. È la metà riemersa il 4 dicembre, determinando la vittoria del No: laddove i flussi elettorali dimostrano che l’85% dei votanti Pd ha scelto il Sì.
Siamo, dunque, a una scelta di campo. L’oracolare Giuliano Pisapia ha infine detto che sarà al fianco del Pd, mentre MdP deve ancora decidere: tutti gli altri vogliono un quarto polo. Non so come finirà: ma se ci si divide tra chi vuole lasciare tutto così com’è, e chi vuole invertire la rotta non è uno scandalo, è onestà intellettuale. Lo scandalo è non averlo fatto prima: oggi saremmo al 20 per cento. O al governo.
di Tomaso Montanari | 3 ottobre 2017

Di Battista: ecco perché non mi sono candidato

di ALESSANDRO DI BATTISTA

Perché non mi sono candidato a premier per il M5S? Perché non penso, per lo meno adesso che quello sia il mio ruolo. E se penso questo, per il rispetto che devo a voi tutti e al Movimento che mi ha cambiato la vita, è giusto non candidarsi. Io mi sento un libero battitore, mi conoscete bene, in un certo senso è come se mi sentissi imbrigliato in certi palazzi e non è un caso che la mia azione “politica” più importante di questi anni l’ho fatta viaggiando in sella ad un motorino a difesa della Costituzione. E me li prendo, i miei meriti, senza alcuna falsa modestia. Perché non dimentichiamolo mai, gli abbiamo fatto il culo al sistema con un motorino e i treni regionali!

Ognuno ha il suo ruolo, e questo è il mio adesso. Voglio essere totalmente libero, libero di portare avanti le battaglie in cui credo. Per qualcuno questo potrebbe significare non volersi prendere una responsabilità. E’ l’esatto contrario, proprio perché sono responsabile e so quel che posso e devo dare al Movimento ho fatto questa scelta.

Mi conoscete bene, ho sempre dato l’anima in questi anni. Non ho mai mollato. Altro che “onorevole”, mi sono sentito onorato di portare avanti le nostre battaglie. In questi 4 anni e mezzo da deputato ho prodotto interrogazioni, emendamenti, discorsi in aula, denunce. Ma soprattutto ho prodotto sudore…e chi ha partecipato alle centinaia di comizi che ho fatto sa di cosa sto parlando. Ho interpretato il ruolo da parlamentare in maniera fisica. Se c’era da stare in prima linea andavo in prima linea. L’ho fatto sempre e se ci sono riuscito molto lo devo a voi. E mi sono preso moltissime responsabilità, non ultima caricandomi il Movimento sulle spalle nei momenti di difficoltà.

Candidarsi a premier non è mica obbligatorio, qua l’unica cosa che è obbligatoria è restare compatti perché ci aspettano mesi durissimi.

Proveranno di tutto per fermarci. L’obiettivo dei partiti politici non è fermare la mafia che è forte più che mai proprio perché capace di trasformarsi, l’obiettivo dei partiti politici e di tutti i camerieri del sistema non è fermare la corruzione che è la principale arma in mano alle cosche. L’obiettivo dei partiti politici e di tutti quei boiardi di stato che gestiscono le nostre vite non è fermare la povertà, mai così diffusa in Italia dal dopoguerra….no, il loro unico obiettivo è fermare il M5S e tutta la carica di cambiamento che porta con sé.

L’hanno sempre fatto. Hanno cominciato a farlo rieleggendo Napolitano, il massimo responsabile dei disastri italiani. L’hanno fatto applicando la ghigliottina boldriniana per regalare, ancora una volta, denari pubblici alle banche private, l’hanno fatto mettendosi d’accordo, ex-comunisti ed ex-fascisti, per governare non a favore di qualcuno ma contro qualcuno: il Movimento. L’hanno fatto con le violazioni dei regolamenti, lo stanno facendo ancora adesso, con l’ennesima legge elettorale oscena scritta esclusivamente per impedire al Movimento di governare e lanciare un Gentiloni bis che fa comodo al PD, a Berlusconi e al capitalismo finanziario, il primo nemico da abbattere.

Io se sono libero, del tutto libero, in un certo senso anche da ruoli che, per lo meno adesso, non sento appartenermi, posso dare di più. Questo è la pura sacrosanta verità. Altro che accordi, ticket con Luigi, spartizioni di poltrone.

Poi c’è dell’altro che è sopraggiunto, ed è umano, fisiologico, direi sano che tutto questo mi abbia positivamente travolto. Sto per diventare padre e penso sempre a mio figlio anche se ancora non è nato. Oltretutto penso che educare un figlio in un certo modo sia anch’esso un gesto “politico”. Si può fare politica in tantissimi modi. Voi tutti adesso state facendo politica, in questo momento. Si fa politica quando si prende la decisione giusta al posto di quella che conviene, si fa politica quando si sceglie un prodotto rispetto ad un altro in un supermercato, si fa politica quando si sceglie la contro-informazione….Quando venni eletto, nel 2013 mio padre mi disse: “la politica può essere tremenda, può tirar fuori il peggio dalle persone”. Aveva ragione, ma oggi, dopo 4 anni e mezzo, dopo aver visto in faccia certi pericoli posso dire che la politica può essere stupenda…Questa legislatura sta per finire, alcune persone le abbiamo perse per strada perché non sono stati capaci di resistere a certe tentazioni, altre persone sono morte anche se non riesco ancora a capacitarmene, altri hanno preferito smettere di lottare perché lottare costa tanta fatica. Qua c’è un gruppo che non ha mai smesso di lottare, ci sono colleghi, parlo soprattutto di quelli meno noti, che hanno fatto un lavoro straordinario e loro tutti, come me, hanno le mani pulite. E abbiamo le mani più pulite di come le avevamo nel 2013 perché forse si può dire di avere le mani davvero pulite solo se si ha la possibilità di insudiciarsele e non lo si fa.

Tra pochi giorni, forse poche ore, diventerò padre. Sarà l’ennesimo viaggio della mia vita, forse l’unico che è solo andata. Voglio insegnargli ad esser libero, sufficientemente ribelle (dico sufficientemente perché non vorrei mai che a 14 anni si approfittasse di queste parole) e soprattutto a non avere paura. Ma la vedete la nostra società? Chi comanda davvero? Un banchiere? Un grande editore? I pezzi grossi dei partiti? I “boiardi” di Stato senza nome? Ma quando mai! Chi comanda è la paura. Paura della propria identità, paura della diversità; paura di perdere il lavoro, paura di non trovarlo mai; paura di alzare la testa, paura di tenerla sempre abbassata. C’è chi ha paura di restare solo e allora resta solo, chi di essere abbandonato ed è il primo che abbandona, chi di non essere all’altezza dei propri sogni e allora smette di sognare. Forse provare ad educare un bambino a non avere paura è un gesto rivoluzionario.

Ci aspettano mesi di battaglie feroci. Ripeto le tenteranno tutte. Renzi parlerà a reti unificate ma io lo vedo morto politicamente e forse la cosa migliore che potremmo fare è smettere di nominarlo lasciandolo nell’oblio della sua immoralità. Berlusconi, che ha già in tasca un accordo con il PD, attaccherà solo ed esclusivamente il M5S. Attaccherà me ma soprattutto attaccherà Luigi. Dirà che non abbiamo fatto nulla di buono in vita nostra, “tipo fondare un partito con un soggetto in carcere per mafia”, dirà, lui che ha votato leggi incostituzionali e leggi indecenti come la legge Fornero che siamo inesperti. Dirà che non portiamo contenuti, Berlusconi, non è che non portiamo contenuti, noi non portiamo detenuti! Che è diverso!

Forse nominarli troppo certi soggetti è un errore, e non per strategie comunicative elettorali, ma perché non sono loro i nostri veri nemici, il problema in Italia non sono i Renzi, i Berlusconi, le Boldrini o i Napolitano… il problema siamo noi italiani, abituati a subire da secoli, anche noi vittime dell’omologazione, anche noi incapaci a volte a distinguere le vittime dai carnefici. Ci lasciamo distrarre con una facilità davvero disarmante. E chi si lascia distrarre si lascia dividere. Sapete cosa significa “distrarre”, significa tirare, spingere in parti diverse. Questo provano a fare perché uniti li possiamo destituire, divisi continueranno a comandarci. Dobbiamo avere chiaro in testa tutto questo, è molto importante. Per questo tirano fuori ancora il fascismo, nel 2017, si dedicano e cercano di costringerci a dedicarci non ai fascismi attuali, ma a quelli passati, morti e sepolti. Perché lo fanno? Perché il Popolo va distratto… guai che si accorga dei nemici reali. Il fascismo di oggi è il primato della finanza sulla politica, è il pensiero dominante che uccide ogni pensiero autonomo. Questi sono i miei nemici e proverò a contrastarli con tutta l’energia che ho in corpo. Oggi qualcuno si dedica ad abbattere i retaggi dei regimi e dei totalitarismi passati perché ha il terrore che i cittadini si dedichino ad abbattere i regimi e i totalitarismi presenti.

Io non sono un moderato, moderati si muore. Sapete qual è la frase che più non sopporto quando un sindaco viene eletto: “sarò il sindaco di tutti”. Ma quando mai! Il Movimento non deve essere il movimento di tutti, ci sono persone che non devono entrare nel Movimento, ci sono cittadini che non devono votarci. Io non li voglio i voti degli approfittatori, dei complici del sistema, di chi sa solo lamentarsi. Questo non ci porterà al governo? A parte non ci credo affatto, anzi, considero l’intransigenza un valore e la sola strada per arrivare a governare il Paese. Tuttavia credo, e ve lo dico dichiarandovi che mi spenderò al massimo per vincere le prossime elezioni, che andare al governo non è il fine del movimento, ma un mezzo per ottenere l’unico nostro obiettivo: cambiare radicalmente questa società. Io ho fiducia in Luigi, anche lui si è caricato con un’abnegazione quasi commovente, il Movimento sulle sue spalle. E va sostenuto, oggi come mai.

Questa è l’ultima edizione di Italia a 5 stelle prima delle prossime politiche, l’ultima di questa legislatura. Italia a 5 stelle fu un’idea di Gianroberto, una delle tante idee che ha avuto un uomo che oltre a mancarmi terribilmente a livello personale penso manchi all’Italia intera così affamata di intellettuali disinteressati e capaci di trasformare il pensiero in azione. Lo ringrazio ancora, dovunque egli sia, e ringrazio Davide che sta dando un contributo per portare avanti il sogno di suo padre anch’egli in modo disinteressato. Ringrazio Beppe, un amico e un patriota, ma tanto questo glielo riconosceranno solo tra 60 anni… e ringrazio voi tutti. Voi non avete neppure idea della forza che mi avete dato nei momenti di difficoltà. Siete indispensabili. Questo è il Movimento per me, e va molto oltre una candidatura a premier. Ognuno di voi, io compreso, sta dando un contributo secondo le proprie qualità, le proprie inclinazioni e le proprie aspirazioni. Ognuno è fatto come è fatto purché si remi, tutti quanti, verso la stessa direzione. Vi voglio bene!

Piena solidarietà alla nostra Valentina!

Il Circolo Libertario Polverari esprime la più affettuosa solidarietà alla sua presidentessa Valentina Pennacchini, pesantemente insultata attraverso la vigliaccheria di due lettere anonime, contenenti – insieme a squallide offese sessiste – precisi riferimenti politici: alla sua elezione alla presidenza del nostro Circolo, al suo impegno nel Movimento RadicalSocialista ed a non meglio specificate "critiche a un partito". Nel condannare con sdegno il grave episodio, siamo certi che Valentina non si lascerà intimorire da reazioni così ignobili e proseguirà con l’impegno di sempre la sua preziosa attività culturale e politica, ed in particolare le battaglie scottanti sui temi della sanità e delle ingiustizie sociali.

Tomaso Montanari: “Il riformismo ha fallito; bisogna essere radicali!”

Dobbiamo invertire RADICALMENTE la direzione di marcia. Non pensiamo che sia più tempo di riformismo, che ha fallito; pensiamo che sia tempo di RADICALISMO. Dobbiamo rovesciare il tavolo della DISEGUAGLIANZA, non pensare che si possa lenire qualcosa con provvedimenti tampone e compromessi. Questo è “vincere”. Una vittoria vera, una VITTORIA CULTURALE. Il vero “realismo” è quello di andare a fare la stampella di Renzi oppure CAMBIARE IL VOCABOLARIO DEL PAESE e attrezzarsi… anche per un tempo forse lungo?

Voglio citarvi Emilio Lussu (Pci) che nel ’48, quando vinse la DC, prese la parola in Parlamento e disse: «Il Paese i suoi rappresentanti lo possono servire solo in due modi: nell’assumere la grande responsabilità dell’amministrazione dello Stato e nella critica dall’opposizione. Se questo concetto che l’opposizione è un dovere critico, ugualmente indispensabile e degno quanto quello di assumere la responsabilità della direzione dello Stato, entra finalmente nel costume della nostra vita politica, deve cessare questo sconcio ormai penetrato nel cervello e nell’ambito degli uomini di governo e tutti i settori della burocrazia e in tutti i rami dell’amministrazione dello Stato, quello per cui il governo è l’ordine e l’opposizione il disordine».

Il punto non è la “mistica della sconfitta”, non è pensare di restare all’opposizione “per sempre”; ma dobbiamo dirci che per costruire ci vuole tempo. E’ inutile che gli amici e compagni vengano a dirci: “ci prospettate una lunga traversata del deserto”. Ce l’hanno imposta questa lunga traversata nel deserto! Perché io la sinistra al governo non l’ho vista in questi anni! Dobbiamo costruire un nuovo progetto… per una NUOVA SINISTRA.

Non chiediamo cose folli, non sono cose di parte in senso deteriore, non sono cose dal libro dei sogni, non sono fuori dalla storia, chiediamo le cose sancite dalla COSTITUZIONE, cose che stanno nel cuore, nel centro della cultura di sinistra. E un’altra cosa. Potrò sembrare presuntuoso, ma credo sia la verità: dobbiamo sapere che SIAMO DALLA PARTE GIUSTA, dobbiamo sapere che abbiamo ragione! Siamo sui principi fondamentali della Carta Costituzionale: eguaglianza, inclusione, giustizia sociale, pieno sviluppo della persona umana… Sono i fondamentali punti del progetto che è stato costruito con il sangue della Resistenza e dell’antifascismo.

Quelle basi sono le basi giuste. Non si combatte il nuovo fascismo cancellando le iscrizioni dai monumenti, con il vandalismo di Stato e l’iconoclastia di Stato; si combatte il nuovo fascismo dando soldi alla scuola e all’università, e mettendo in grado gli italiani di oggi e di domani non di sapere che il fascismo "non è stato" ma come dice Primo Levi di meditare che "è stato": non lo dobbiamo rimuovere, dobbiamo conoscerlo, e criticarlo costruendo un Paese diverso.
Io spero che saremo IN TANTI a credere che valga la pena di dedicare un po’ di tempo della nostra vita per provare a cambiare davvero questo Paese. E cambiarlo attuando il progetto della Costituzione.

(discorso di Tomaso Montanari a Bologna – 12 settembre 2017 – trascrizione di Vania Valoriani Fammoni)