MRS aderisce alla manifestazione nazionale per il Kurdistan

Abbiamo inviato la nostra adesione alla manifestazione nazionale del 24 settembre a Roma a sostegno del popolo curdo e della rivoluzione democratica in Rojava, per la liberazione di Ocalan.

Ecco il testo che abbiamo inviato: “Sosteniamo le ragioni del Popolo Curdo e le sue aspirazioni di libertà. Come radicalsocialisti siamo internazionalisti per definizione, crediamo nella solidarietà internazionale nello stesso spirito libertario che animò molti (purtroppo non tutti) coloro che sostennero la Repubblica Spagnola nella sua battaglia contro il Fascismo. Oggi il Popolo Curdo è il vero bastione contro il nuovo fascismo rappresentato dal Daesh ma anche da Erdogan. La vostra lotta è la nostra e di tutti i libertari del mondo.

Invitiamo dunque tutte le compagne e i compagni ad aderire alla manifestazione di Roma o ad altre in contemporanea su tutto il territorio nazionale.

Per info il seguente link: http://www.retekurdistan.it/2016/09/appello-per-una-mobilitazione-nazionale-a-roma-il-24-settembre-a-sostegno-del-popolo-curdo-e-della-rivoluzione-democratica-in-rojava-per-la-liberazione-di-ocalan-le-adesioni/#comment-561

 

 

Quella fiammella (socialista) sotto la cenere…

di ENEA BORIA –

Breve, plastico riassunto, di una perdita di credibilità che ha portata storica.
Essendo libero, in questo momento, da tessere e appartenenze, cerco di coltivare l’impegno e la militanza svolgendo una funzione da "sarto".
Là dove mi pare vi siano persone motivate e intelligenti compaio, ascolto, scambio opinioni e cerco di essere il catalizzatore della cucitura di rapporti.
Così mi capita un pomeriggio (non si faccia ironia su questo) di presenziare a una bella assemblea di varie componenti giovanili organizzate, in questo momento più o meno interne al percorso costitutivo di Sinistra Italiana.
Prescindiamo per un momento dai macroscopici, forse insormontabili (oddio il forse dal mio punto di vista è un eufemismo) problemi di questo percorso. Sento esprimere un livello che magari ci fosse una politica ufficiale in grado di esprimerlo. Gente sotto i 30 (in qualche caso ampiamente sotto i 30) e veramente pochi i fuoriquota come me (e per fuoriquota s’intende comunque sotto i 40) che veramente si capisce che prima di aprire bocca si preoccupa di capire e che non apre bocca senza avere dietro le proprie spalle una analisi chiara, fondata, documentata.
Si parla di reddito e di nuove forme di economia (sharing economy e compagnia).
Sento discorsi assolutamente fondati e lineari sulla assoluta “internità” concettuale e pratica del reddito minimo garantito nelle logiche neoliberali, prevale con chiarezza l’idea che si tratti di strumenti che hanno funzione transitoria per riassorbire le sacche di emarginazione ma devono necessariamente essere accompagnati da piani di lavoro garantito, pubblicamente finanziati.
In deficit? E come altrimenti? E il debito pubblico? Non pigliamoci in giro, quello è l’ultimo dei problemi, anzi, tendenzialmente non è proprio un problema.
Altrettanto sulla sharing economy, cioè economia di sussistenza, strumenti per sopravvivere a un impoverimento massimo senza metterne in discussione le fondamenta. Strumento attraverso il quale si estrae plusvalore dalle esistenze stesse.
Ma smettiamola di raccontarci cazzabubbole, insomma, all’uberizzazione delle esistenze ci si oppone!

Si va addirittura oltre. Si parla di politica industriale, di ricostituzione a guida pubblica di industria strategica. Vado in sollucchero.
Qua ci sono dei ragazzi e delle ragazze che si sforzano di essere degnamente SOCIALISTI.
Il "sinistratismo" degenere non si è mangiato tutto. Certo il problema della finanziabilità dei progetti con l’UE di mezzo resta sotteso, ma si capisce che la sala è una di gente che "1+1" l’ha già fatto. Manca il coraggio di dirsi apertamente "=2", ma dentro le teste quel "=2", almeno per molti, è evidente che già c’è.

Poi ti salta fuori anche l’unico che è stipendiato da una segreteria di partito per non aver bisogno di fare altro nella vita che ti infila la stoccata al veleno (verso i suoi stessi compagni. Io in questo momento sono il compagno di tutti e di nessuno, faccio il sarto! ) che ti butta lì un: sì, tanti bei discorsi, ma alla fine de che cazzo stamo a parlà?, la politica è alleanze mica dire belle cose, e la strada è tracciata, il solco è di internità al centrosinistra.

E dopo la boutade prende e se ne va.

Mi consola aver visto che NESSUNO l’ha presa bene.
Ma compagni, compagne, mettetevelo in testa per bene: se quel congresso non lo vincete tutta la vostra fatica (evidentemente molta, perché si capisce che per parlare e ragionare su basi così fondate vi siete fatti un culo come una capanna per studiare e capire le cose ) non servirà a un emerito cazzo di niente, perché a dir tanto verrete usati per attaccare i volantini di gente che potrebbe anche fare a meno di parlare dato che l’unico progetto che ha è un percorso di continuità che preveda la poltrona e null’altro, al seguito di chi vi ha "voucherizzato" la vita.

Volete provarci a prendervi il partito? Chapeau. I miei migliori, e più sinceri, auguri. Ma sappiate che non ci sono i margini per un percorso di internità di altri 3-4 anni prima del successivo congresso, se il primo lo perdete. Dentro una Sel 2.0 rimarreste soli. La base sociale che potrebbe essere attratta dalle vostre proposte, di fronte a Sel 2.0, si asterrà o voterà M5S ( o in qualche caso addirittura per la Lega). Non vincerete altri congressi, se perdete il primo; perché se perdete il primo lì dentro rimarrete soli in mezzo agli aspiranti assessori. PUNTO.
Il burocrate capetto stipendiato, ve lo ha detto apertamente, in pratica, che si dice "NO" perché bisogna sembrare qualcosa, ma alla fine la prassi è quella del Pisapia.
Ho cominciato a votare nel ’96. Lasciatevelo dire da uno che è stato già esattamente al posto vostro 15-20 anni fa. L’ho già vissuto in prima persona come va a finire….
L’ho vissuta tutta quest’epoca di "svendita di sé" che ci ha portati alla marginalità attuale.
Avete persone che non meritano di essere svendute.
Sta a voi.

Grazie compagno e fratello!

Si chiamava Abd Elsalam Ahmed Eldanf, un lavoratore, un compagno.
Ucciso stanotte a Piacenza per aver cercato di difendere la dignità del lavoro.
Esprimiamo il nostro cordoglio alla sua famiglia e ai suoi fratelli di lotta.
Come gli altri prima di te non sarai dimenticato.
Socialismo o barbarie!

Movimento RadicalSocialista

Il comunicato della USB Piacenza:

«PIACENZA 14 settembre ore 23.45 si muore per lottare si muore per i diritti.

"Ammazzateci tutti" è il grido dei lavoratori della logistica di Piacenza. Un nostro compagno, un nostro fratello è stato assassinato durante il presidio e lo sciopero dei lavoratori della SEAM, ditta in appalto della GLS questa notte davanti ai magazzini dell’azienda.

Il gravissimo fatto è l’epilogo di una serata di gravi tensioni, la USB aveva indetto una assemblea dei lavoratori per discutere del mancato rispetto degli accordi sottoscritti sulle assunzioni dei precari a tempo determinato.

Di fronte al comportamento dell’azienda i lavoratori, che erano rimasti in presidio davanti ai cancelli, hanno iniziato lo sciopero immediato. Proprio durante l’azione di sciopero, un lavoratore, padre di 5 figli e impiegato nell’azienda dal 2003, è stato assassinato, sotto lo sguardo degli agenti di polizia da un camion in corsa che ha forzato il blocco.

Questo assassinio è la tragica conferma della insostenibile condizione che i lavoratori della logistica stanno vivendo da troppo tempo. L’USB si impegna alla massima denuncia dell’accaduto: violenza, ricatti, minacce, assenza di diritti e di stabilità sono la norma inaccettabile in questo settore.

Oggi 15 settembre alle ore 11.00 conferenza stampa davanti al magazzino di Piacenza.

Prosegue comunque il presidio dei lavoratori che si è formato dopo la tragedia e si sta arricchendo sempre più con l’arrivo di altri lavoratori degli stabilimenti vicini. »

Questo il comunicato della CGIL:

«Negli appalti, dopo le intimidazioni e lo sfruttamento, si muore – Il drammatico epilogo del presidio di questa notte davanti ai magazzini della GLS a Montale (Piacenza) affonda le radici nel clima di tensione aziendale, ripetutamente denunciato, senza che questo producesse effetti conseguenti, negli anni precedenti dalla Cgil. Cgil e Filt di Piacenza e dell’Emilia Romagna denunciano in questo modo la situazione che si è determinata in questa realtà, tragicamente aggravata dalla morte di Abdesselem el Danaf, lavoratore egiziano investito la notte scorsa durante un presidio di lavoratori indetto dal sindacato Usb. Questo non è solo il momento della solidarietà e delle vicinanza alla famiglia, ma anche quello di non tacere, a partire dalla necessità di fare luce sulle cause e le responsabilità di quanto è accaduto. Sicuramente in questa vicenda l’azienda ha una grossa fetta di responsabilità per una situazione che si prolunga da anni, con l’incapacità della stessa di affrontare i problemi inerenti alle condizioni e ai rapporti di lavoro, non ricercando soluzioni che avrebbero migliorato il clima all’interno dei luoghi di lavoro. Come Cgil e Filt avevamo richiesto con forza alle istituzioni e alle parti sociali datoriali del territorio di intervenire affinché fossero estesi e applicati, a partire dalla GLS, i contenuti degli accordi e protocolli su legalità e appalti siglati nel territorio e a livello regionale. Infatti nelle denunce presentate a suo tempo avevamo segnalato a più riprese come il mancato governo della GLS delle dinamiche presenti all’interno del deposito rischiassero di far precipitare gli eventi. Anche alla vigilia del Natale 2015 vi furono episodi di intimidazioni e violenze fisiche culminate con l’accoltellamento di un lavoratore: le nostre preoccupazioni che tutto ciò potesse sfociare in una tragedia si sono purtroppo dimostrate fondate. La morte di Abdesselem mette tragicamente in evidenza la situazione presente negli appalti della logistica e rende urgente e definitiva la ricerca di una soluzione, a partire dalla legge regionale su “Appalti e legalità”, in grado di restituire dignità e diritti ai lavoratori che operano anche in questo comparto. Non ci fermeremo e sosterremo le nostre ragioni con tutte le azioni necessarie. »

Cgil Emilia Romagna, Cgil Piacenza, Filt Emilia Romagna, Filt Piacenza

Vecchia e nuova Sinistra, vecchi e nuovi “sinistri”…

di STEFANO LONGO

Quello che ha deluso e disorientato tanti della mia generazione inevitabilmente contagiando i nostri figli (io ho 49 anni) è stato vedere il percorso delle personalità della Sinistra che in alcuni momenti della nostra vita ci hanno anche entusiasmato ed illuso e poi deluso. Persone che fino agli anni Ottanta erano paladini di certi ideali che noi non abbiamo abbandonato, sono passati con disinvoltura dall’altra parte della barricata a dirci che le stesse cose che dicevano loro un tempo, dette da noi sono diventate estremismo o peggio infantilismo politico (come definiva Lenin l’estremismo, ossia il periodo infantile della Rivoluzione). Se ci fai caso metà di coloro contro cui ci battiamo, dai referendum sulle Deforme della Boschi all’asservimento totale del governo alla Confindustria, sono gli stessi che da destra ma soprattutto da sinistra criticavano e salivano sul pulpito dei predicatori per lanciare anatemi contro il rampantismo dei craxiani o ancor peggio contro la Democrazia Cristiana!

Lo dico perché sono testimoni tanti giovani (oggi un po’ meno) che nei cortei del 1° Maggio cantavano MA CHE DEMOCRAZIA, MA CHE CRISTIANA, LADRI, MAFIOSI E FIGLI DI PUTTANA! Ora con quei FIGLI i contestatori di allora governano e sono complici nella devastazione della Costituzione e in prima fila nella difesa dei Minchionne di turno. Se noi non riprendiamo quella bandiera rossa dal fosso in cui è stata gettata, la lotta di chi ci ha creduto (perché è bene ricordare che non sono stati tutti corrotti dal potere), non c’è alcuna possibilità di ridare al Paese e a noi operai e lavoratori in generale – così come agli studenti – una prospettiva che mai come oggi suona come una profezia indiscutibile, ossia SOCIALISMO O BARBARIE, come tuonava Rosa Luxemburg fino al giorno del suo omicidio.

Un Paese senza una forza che riassuma la spontanea sete di giustizia, uguaglianza e libertà, che ha le sue antiche radici nelle battaglie secolari del Movimento operaio passate per la lotta di Resistenza anti-nazifascista, per la dura battaglia per veder rispettati i Diritti Civili, il 1968 e le riforme di struttura anni ’70 ma proiettata al futuro e alle nuove sfide come la lotta al rinato razzismo, restituire un nuovo Art.18 per tutti, uscita dalla NATO, lotta contro tutte le guerre, riforma seria di scuola e università, lotta contro la mafia ancora salda al potere nelle sue roccaforti oggi anche e soprattutto al nord, guerra a tutto ciò che sta distruggendo il nostro meraviglioso patrimonio naturale non come moda ma come conditio sine qua non per avere una società che sappia conciliare lavoro e ambiente; ovviamente lotta alla corruzione che è un cancro al pari delle mafie e rilancio dell’emancipazione non solo femminile che ancora ha bisogno di tanta energia ma anche di tutto quel nuovo proletariato e sottoproletariato che anche se oggi scatena più intolleranza che solidarietà: mi riferisco alla immigrazione dal sud del Mondo, che necessita di comprensione e appoggio contro xenofobia e razzismo di ritorno.

In queste righe ce ne sarebbe abbastanza per i primi 20 anni di un governo delle Sinistre! Ma la sinistra italiana ha il coraggio di intraprendere questa strada o preferisce fare come a Roma dove senza dirlo, ma in molti lo hanno pensato, si preferisce far vincere altri perché la matassa è troppo intricata? Di questo si doveva parlare alle nostre feste! Per questo mi ha stupito l’invito di Orfini alla Festa di S.I.: che ci azzecca? Ora mi fermo perché sono stato esageratamente lungo ma la politica è fatta anche di posizioni e questa credo sia la sequela di priorità che “Risorgimento Socialista” vuole mettere al centro della discussione e della nostra azione politica.

Lettera aperta a quelli del PD

di CARMINE SCARFATO

Gli intrallazzi che avete avuto con la criminalità organizzata fanno impallidire la vicenda romana. Purtroppo non avete il senso delle proporzioni a causa della vostra (storica) sconfinata arroganza. Prima si inverava con lo slogan "nessuno alla mia sinistra" contro la sinistra comunista e adesso che questa sinistra non esiste più, perché avete portato a termine la missione (storica) di sconfiggerla, sviluppate una polemica ossessiva contro l’unico movimento che è in grado di strapparvi il potere, quello che avete conquistato (come partito di maggioranza relativa ) nelle elezioni del 2013 e consolidato (con le alchimie di Palazzo successive), tramite una legge elettorale che è stata poi dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale. Ma dato che per voi il potere, è troppo importante (ne siete stati sempre tenuti lontani ai tempi del PCI e l’avete potuto solo assaggiare nelle infelici esperienze dell’Ulivo e dell’Unione quando eravate democratici ma "formalmente" ancora di sinistra), avete pensato bene di predisporre una nuova legge elettorale e di varare una riforma costituzionale per dare a questo potere ulteriore solidità. Peccato che questa nuova legge riproponga le distorsioni di quella precedente e assegni ad una forza politica che è minoranza nella società la possibilità di sgovernare. Minoranza esaltata sia dall’elevato tasso di astensionismo, sia dal premio di maggioranza e dalle soglie previste dalla legge.

In attesa che la Corte si pronunci sulla legittimità dell’Italicum (il sospetto che tifiate per la bocciatura è ormai acclarato visto il risultato delle recenti elezioni amministrative), avete pensato bene di annunciare nuovi provvedimenti economici in previsione del referendum sulla riforma costituzionale. Mi riferisco ovviamente alla mancetta per i pensionati e il provvedimento mi rinvia automaticamente al famoso bonus degli 80 euro. Se la memoria non mi inganna il bonus è stato elargito a ridosso delle elezioni europee del 2014, quando il PD raggiunse il risultato storico del 40,8 % (sul quale è stato costruito l’Italicum). Dovrebbe essere quindi chiaro a chiunque che quella manovra è stata concepita in funzione di quella tornata elettorale. Peccato che quella operazione, come certificato dall’Istat e dal Ministero del Tesoro nel 2015, non abbia avuto, in quell’anno, alcun impatto sulla domanda interna. Renzi naturalmente fa il suo mestiere di abile propagandista ma i cittadini, quando hanno la possibilità di votare (e lo fanno nonostante lo squallido invito all’astensione rivolto dal premier ai cittadini in occasione del referendum sulle trivellazioni in mare) si ricordano di vivere in un Paese che continua ad essere a crescita zero (gli ultimi dati Istat lo confermano). Ne consegue che la performance del 40,8 non potrà ripetersi, come le ultime elezioni amministrative hanno dimostrato.

Un altro progetto che i nostri illustri governanti democratici stanno pianificando è quello di permettere l’anticipo pensionistico. Peccato che questo anticipo se lo deve pagare il lavoratore con i suoi soldi. Queste sono le idee dell’Esecutivo ma guai a parlare di abrogazione della "demenziale" riforma delle pensioni voluta dal Governo Monti/Fornero appoggiato dai nostri "democratici". Quella riforma ci veniva chiesta dagli eurocrati e a loro non si poteva dire di no. E non potendo riformare seriamente quella riforma i nostri "sinceri democratici" hanno pensato bene di annunciare provvedimenti beffardi per i pensionati. Tutto normale per chi, sotto la dettatura degli eurocrati, aveva già cominciato a varare provvedimenti reazionari come il Jobs Act, la buona scuola, i tagli alla sanità, le privatizzazioni a tutto campo, ecc. Si parla di tutto questo e in questi termini su giornali, tv e social network? Ma figuriamoci, l’importante è dedicarsi sistematicamente allo sputtanamento dei 5 Stelle. Ma state attenti cari " sinceri democratici": più cercate di sputtanare e più correte il rischio di essere sputtanati.

Alcuni motivi per dire NO alla “schiforma” Renzi-Boschi

di GIANCARLO IACCHINI

L’attuale articolo 70 della Costituzione lo capisce anche un bambino di 6 anni: per entrare in vigore, una legge dev’essere approvata tale e quale dalla Camera e dal Senato. Con la “riforma” Renzi-Boschi l’articolo 70 passerebbe da 9 a ben 438 parole, scritte con i piedi, in un burocratese insopportabile che deturpa anche la bellezza formale della nostra Carta fondamentale e che, per la sua confusione e prolissità, non riuscirebbe a spiegare (e forse a capire) nemmeno un professore di diritto. Basterebbe solo questo per votare NO al referendum d’autunno; NO ad una “riforma” che si permette di cambiare ben 47 articoli della nostra Costituzione, voluta da un governo non votato da nessuno, in un Parlamento eletto con una legge elettorale incostituzionale.

Motivo di questo scempio? Facilitare l’approvazione delle leggi, dicono i sostenitori del SI’. Ora, a parte il fatto che le competenze del nuovo Senato (che su molte questioni conserva ed anzi accresce i suoi poteri di veto rispetto alla Camera) sono talmente cervellotiche che nessuno è in grado di prevedere il caos che si creerebbe se la “schiforma” Renzi-Boschi fosse sciaguratamente confermata dal referendum, ad esempio su materie fondamentali come quelle relative all’Unione Europea, attribuite chissà perché ai nuovi senatori “depotenziati” (alla faccia dell’asserita “abolizione del Senato”!), ci si deve domandare due cose: 1) Ma davvero l’Italia ha bisogno di nuove grandinate di leggi?; 2) E’ davvero colpa del “bicameralismo paritario” se l’iter parlamentare di ALCUNE leggi viene rallentato o bloccato?

La risposta alla prima domanda è molto facile: attualmente le leggi esistenti in Italia sono la bellezza di 350.000. Un numero abnorme, da record mondiale! Ne servirebbero molte di meno, ma più chiare e più giuste. E soprattutto, bisognerebbe farle rispettare!

Anche rispondere alla seconda domanda in fondo è semplice: sarà pure inutile avere due camere che votano la stessa cosa (e allora il senato bastava abolirlo, punto!), o forse no, perché se le leggi che abbiamo fossero state ponderate e controllate meglio nel passaggio tra le due camere, certi mostri non sarebbero mai stati partoriti… Ma anche il bambino di cui sopra capisce che se un’idea è giusta e la maggioranza “tiene”, può essere approvata in… DUE giorni (uno alla Camera e uno al Senato!). Se invece i partiti sono divisi al loro interno, allora qualsiasi legge rischia anche in una camera sola. Negli ultimi 20 anni, ad esempio, le leggi ingiuste o ad personam che favorivano la casta sono state approvate molto rapidamente (6 giorni per la Legge Cicchitto, 7 per la “salva-liste Pdl”, 8 per la manovra-Monti, 16 per la famigerata legge Fornero, 25 per il Lodo Alfano, 70 per il Lodo Schifani) mentre quelle giuste sui diritti e contro il malaffare non passavano mai (1.456 giorni per la legge anticorruzione, 1357 per quella contro l’usura e l’estorsione, 1259 per il riconoscimento dei figli naturali): l’elenco completo sarebbe lunghissimo.

Quanto alla riduzione a 100 dei senatori, farebbe risparmiare meno di 50 milioni sui 600 spesi attualmente, perché da un lato tutta la macchina burocratica del senato manterrebbe gli stessi costi di gestione, e dall’altro per questi senatori “non pagati” e part-time si moltiplicherebbero i rimborsi-spese per viaggi, alberghi, affitti ecc. Sarebbe bastato (anzi basterebbe) tagliare le indennità dei parlamentari del venti per cento per avere un risparmio esattamente doppio! Oppure ridurre il numero anche dei deputati, che invece restano 630.

Infine, nessuno sa ancora dire come verranno scelti (e da chi) i 95 privilegiati tra consiglieri regionali e sindaci che diventando improvvisamente “senatori” riceveranno in dono l’immunità che oggi non hanno (sic) ed anche per quale motivo, una volta aboliti i senatori a vita, il presidente della Repubblica conservi il diritto di nominare 5 senatori a sua discrezione (tanto per arrivare alla cifra tonda di 100?).

Il paradosso finale è che il Senato, che doveva essere “abolito”, diventerà (diventerebbe…) al contrario un mostro giuridico di cui è abolita unicamente l’elezione popolare, e che non sarà mai più sciolto “per l’eternità”, cambiando di volta in volta i suoi membri (e dunque la maggioranza politica) con il rinnovo periodico dei consigli regionali e comunali. Al di là della levatura culturale e dell’arroganza politica del trio Renzi-Boschi-Verdini, che ha preteso di riscrivere nientemeno che la Costituzione Repubblicana, come si fa a votare SI’ ad una simile schifezza? Per “cambiare” comunque qualcosa? Anche di questa vuota retorica del “cambiamento” non se ne può davvero più, perché si può cambiare anche IN PEGGIO, e non ne abbiamo affatto bisogno. I veri problemi del nostro Paese sono altri, e non vengono nemmeno sfiorati da questa “riforma”!

Basta con l’ambiguità a sinistra!

di CLAUDIO PAOLINELLI

Ho deciso di pubblicare l’intervento che avevo preparato per l’assemblea nazionale di Sinistra Italiana di sabato 16 luglio a Roma, ma che non ho avuto l’opportunità di leggere. Come accade sempre. Ogni volta un cavillo mi esclude magicamente dalla discussione, mentre il palcoscenico è sempre aperto per i soliti. Eppure dicevamo che uno vale uno. E’ evidente che c’è sempre qualcuno che è più uno di un altro.

_________

Quattro milioni e mezzo di italiani in povertà assoluta. Vivere in povertà assoluta significa non avere garantita una alimentazione adeguata, che non si hanno livelli di vita accettabili, significa smettere di curarsi, non avere una abitazione. Vale per Giovani, vecchi, bambini. Sono otto milioni e trecento mila quelli che invece vivono in povertà relativa. Significa fare i conti con l’affitto, le bollette, la precarietà, l’impossibilità ad accedere ai servizi, a quelli scolastici e culturali e anche a quelli sanitari.

Dodici milioni e mezzo di persone ogni giorno, anche oggi, mentre stiamo qui a discutere, fanno i conti con la dura realtà, vivendo una vita di ordinaria disumanità. Mi domando se non sia questo l’argomento principale di cui dobbiamo occuparci. Se non debba essere questo l’incubo che non ci fa dormire la notte. Lo dico da persona che prova ad occuparsi di politica, evitando di far prevalere invece il sentimento di persona arruolata nell’esercito degli 8 milioni e trecentomila poveri, perché in quel caso dovrei intervenire con molta meno pazienza, rischiando di cadere in quel plebeismo che tanto scandalizza molti di voi.

Dunque, senza tanti giri di parole, vorrei entrare nel merito della questione. Il documento di questa assemblea, già in prima lettura seppur affrettata fa intuire che è un altro ennesimo polpettone che include tutto, come i tanti già scritti, sul quale non si può che non essere tendenzialmente d’accordo. condivisibile tranne sul punto riguarda le regole congressuali. Sono infatti totalmente in disaccordo sulla eventualità di presentare al congresso un solo documento. Visto il clima non credo proprio sia possibile, a meno che si voglia continuare a non sciogliere alcun nodo.

Ma prima del congresso, io vorrei invece sapere se siamo in grado di dare delle soluzioni ai 12 milioni di poveri fotografati dall’Istat. Se abbiamo delle risposte immediate e soluzioni nel medio termine. Perché se non ce le abbiamo allora il nostro ruolo può concludersi qui. Le persone non hanno bisogno di una classe politica che sa solo lamentarsi delle ingiustizie, vogliono proposte serie, credibili, possibili, e le vogliono in tempi brevi. Vogliono almeno un progetto che possa riaccendere la speranza, anche se io credo che la speranza sia una trappola, è una cosa infame inventata da chi comanda, per dirla con le parole di Mario Monicelli. Ma viviamo tempi malati, un po’ di speranza, concediamoci almeno quella. Ma per infondere speranza ci vuole credibilità e noi non ce l’abbiamo.

Per formulare una proposta politica seria, bisogna avere ben chiaro quale sia il campo in cui si intende stare. L’ambiguità che ci ha contraddistinto non ha permesso altro che partorire posizioni generiche, buone per l’interpretazione di ognuno, non nell’interesse delle persone che ci pregiamo di voler rappresentare, ma per tenere buono un gruppo dirigente sempre più patetico ormai distante anni luce dal mondo reale. La stessa ambiguità che ha favorito il progressivo e inevitabile disimpegno di migliaia di compagni e compagne sui territori. Abbiamo distrutto un patrimonio inestimabile, fatto di impegno, intelligenza, dedizione. Gli sparuti compagni che ancora osano provare a fare politica nelle città nei paesi, tra la gente, sono allo sbando, abbandonati in un atmosfera che assomiglia molto l’8 settembre.

Il nostro campo è quello di chi si batte contro le politiche liberiste, di chi si mette di traverso alle politiche europee responsabili dello smisurato numero di poveri. Il nostro campo è opposto a tutti quei partiti che adottano quelle politiche, non solo economiche. In Italia e in Europa.

Cosmopolitica aveva l’ambizione di costruire la sinistra in Italia. A 5 mesi da quella assemblea costituente, non ci resta nulla se non un peggioramento delle relazioni interne. Cosmopolitica ha avuto il solo merito di creare qualche posto di lavoro grazie alla piattaforma Commo, uno strumento sicuramente più costoso che utile però. Le elezioni amministrative sono state degne del circo Barnum hanno rilevato il livello di ambiguità, di caos, e di disorganizzazione in cui versa questo progetto malnato.

È evidente che ci sono responsabilità in tutto questo. Che non si può più tacere. Che l’ambiguità deve finire.

C’è chi pensa invece di portare questa ambiguità al congresso costituente, e lì fare i conti. Non sono d’accordo! I nodi li sciogliamo prima, il congresso costituente di un partito non può diventare un terreno di scontro tra bande. È una cosa seria. A cosmopolitica si era deciso che il nuovo soggetto sarà alternativo, autonomo e non subalterno. Questo si è detto, non altro. Ma l’ambiguità che ci contraddistingue non ci permette nemmeno di stabilire e confermare questo intento basilare. Perché c’è chi ha altri progetti.

Il punto è proprio questo. C’è una parte minoritaria nel partito, ma forse maggioritaria tra il gruppo dirigente e parlamentare che quella autonomia non la vuole. Minoritaria perché basterebbe allungare l’orecchio per sentire tutto il malessere dei compagni/e dei territori. Maggioritaria, perché nel nostro partito a dettare legge sono i parlamentari, i quali invece, secondo il mio modesto parere, in un partito serio dovrebbero essere a servizio dello stesso e non al comando. A questi si aggiungono alcuni interessi localistici di pochi assessori, consiglieri, qualche sindaco, che cercano di marcare "le buone pratiche" senza considerare il panorama generale in cui si collocano.

A questi si aggiungono atteggiamenti spudorati. E’ evidente che ci sono altri dopo Gennaro Migliore e gli altri saltafossi fulminati sulla via renziana ad essere affascinati dall’idea di offrirsi come stampella “sinistra” al PD. Un nome lo voglio fare: Cecilia D’Elia la quale in barba alla posizione del gruppo dirigente nazionale di cui fa parte e del comitato elettorale romano , fregandosene che il consigliere eletto sta all’opposizione, si fa “assumere” dal PD nel II Municipio romano in qualità di assessore. Mi domando se sia stata espulsa Cecilia D’Elia dal coordinamento nazionale di SEL, se la risposta è negativa, in qualità di iscritto a SEL lo chiedo pubblicamente adesso.

Perché basta. Bisogna fermare questo gioco al massacro, stanare il gruppuscolo di guastatori e metterli nelle condizioni di scegliere il loro destino senza danneggiare quello dell’intero progetto. Bisogna smettere di usare metodi accondiscendenti. Dobbiamo prendere coscienza che l’idea di costruire un partito nuovo, grande, autonomo di sinistra è maggioranza nella nostra comunità, che bisogna difendere questa idea con i denti, senza timidezze consapevoli che uno vale uno.

È arrivato il tempo dunque per il gruppo dirigente pro-tempore e per tutti noi, di rompere l’ambiguità, di prendere posizione, di pensare alla comunità e non a interessi da retrobottega. Se non ci sarà questo salto di qualità, l’alternativa per quanto mi riguarda è abbandonare ogni speranza di cambiamento politico magari orientando l’impegno nelle realtà locali, sperimentando formule civiche, o dedicandosi al volontariato, naturalmente tutto strettamente a titolo personale, consapevole che non sarà un successo, ma che avrà almeno il pregio di preservare la dignità.