Buon lavoro Nicola

Caro Nicola Fratoianni,

ora che i compagni e le compagne di Sinistra Italiana ti hanno scelto come loro Segretario permettici di esprimerti i nostri migliori auguri di buon lavoro.

Segretario, un termine che ci riporta ad una funzione di servizio. Non Presidente, non un capo, ma un compagno che è al servizio del partito, della comunità di uomini e donne che uniti scelgono seguire la stessa strada.

Caro Nicola, se saprai non cedere alla lusinghe del “leaderismo”, dell’uomo solo al comando, troverai in noi radicalsocialisti interlocutori leali e affidabili. Noi crediamo nella democrazia partecipativa, crediamo che l’ultimo militante della sezione più piccola sia molto più importante di qualunque leader e di qualunque comitato centrale.

La costruzione di una nuova Sinistra inizia rompendo i rapporti politici imposti dall’avversario. Al leaderismo si risponde con la democrazia interna, alle strategie elettorali si risponde organizzando la solidarità attiva con tutti coloro che subiscono un’ingiustizia.
Perchè, Nicola, un’ingiustizia è tale sempre, anche quando a subirla è l’avversario.

La Sinistra che vogliamo è socialista, libertaria e pluralista prima ancora che democratica.
Una Sinistra che si batta contro le ingiustizie senza politicismi e politicanti.
Una Sinistra che non lascia indietro nessuno.

Buon lavoro compagno Fratoianni e buon lavoro a tutti i compagni e le compagne di Sinistra Italiana.

La Segreteria nazionale MRS

Diem25: movimento politico transnazionale per un’Europa democratica

Riportiamo un estratto del Manifesto politico di DIEM25, il movimento politico fondato su proposta di Varoufakis, Brian Eno, Noam Chomsky e altri.
L’obbiettivo è evidente: permettere ai cittadini e alle cittadine europee di riprendere il controllo sul governo del nostro continente su base democratica, sociale, culturale e ambientale.
Vi invitamo alla lettura, il percorso e le finalità profumano di radicalsocialismo.

UN MANIFESTO PER DEMOCRATIZZARE L’EUROPA

Per quanto, a livello globale, manifestino preoccupazione verso questioni come l’immigrazione e il terrorismo, le potenze hanno un solo vero spauracchio: la Democrazia!
Si autoproclamano paladini della democrazia ma solo per negarla, esorcizzarla e sopprimerla nella pratica. Quello che un tempo fu il governo dei popoli europei, il governo della demos, oggi è il loro incubo.
L’Unione Europea avrebbe potuto essere la tedofora della democrazia, dimostrando al mondo come la pace e la solidarietà possono essere strappate dalle fauci dei fanatismi e dei conflitti secolari.
Disgraziatamente una burocrazia e una moneta comune dividono i popoli europei che iniziavano a sentirsi uniti malgrado la diversità delle nostre lingue e delle nostre culture diverse.
In seno al collasso dell’UE si cela un inganno illegittimo: un processo decisionale, fortemente politico, opaco e imposto dall’alto viene presentato come “apolitico”, “tecnico”, “procedurale” e “neutrale”. L’obiettivo è impedire agli europei di detenere il controllo democratico su denaro, finanza, condizioni lavorative e ambiente.
Il prezzo di questo inganno non coincide solo con la fine della democrazia ma anche con politiche economiche insufficienti:
• Le economie della Zona Euro si stanno muovendo verso la scogliera dell’austerità competitiva, il che provoca una recessione permanente nei paesi più deboli e stimola minori investimenti nei paesi centrali
• Gli stati membri dell’UE che si trovano fuori dalla Zona Euro sono alienati e per questo cercano idee e partner in ambienti sospetti
• Disuguaglianze senza precedenti, la perdita di speranza e la misantropia germogliano in tutta Europa
Più soffocano la democrazia, meno diventa legittimo il loro potere politico e maggiore  la forza della recessione economica e  il loro bisogno di promuovere l‘ autoritarismo. Così i nemici della democrazia raccolgono rinnovata forza mentre perdono la loro legittimità e limitano speranza e prosperità ai pochi eletti (che possono solo goderne dietro i cancelli e i recinti necessari per fargli da scudo dal resto della società).
Questo è un processo invisibile per cui la crisi europea sta facendo chiudere i nostri popoli in se stessi, gli uni contro gli altri, amplificando nazionalismi preestistenti,  xenofobia. La privatizzazione dell‘ ansia, la paura dell‘ altro, la nazionalizzazione dell‘ ambizione e il ritorno alla nazionalizzazione della politica, minacciano una velenosa disintegrazione degli interessi comuni da cui l‘ Europa non ha che da perdere.
La reazione patetica dell‘ Europa alle sue crisi bancarie, i debiti, la crisi dei rifugiati, al bisogno di una politica estera, migratoria e antiterroristica coerente, sono tutti esempi di cosa succede quando la parola solidarietà perde il suo significato.
A questo punto, compaiono davanti a noi due opzioni terrificanti:
• ritirarsi nel bozzolo dei nostri Stati-nazione
• o vivere nella zona anti-democratica di Bruxelles
Ci deve essere qualche altro percorso praticabile. E, infatti, c’è!
È quello che vede l’“Europa” ufficiale resistere con ogni suo nervo a un atteggiamento autoritario: Un’ondata di democrazia!

La citazione di Edmund Burke, si adatta perfettamente all’ Europa di oggi: “ la sola cosa necessaria perchè il male trionfi è che le brave persone non facciano nulla”. Democratici impegnati devono decidersi ad agire per tutta  Europa. Per richiamare questo impulso, ci stiamo riunendo il 9 Febbraio a Berlino per fondare un movimento, il DiEM25.
Veniamo da ogni parte d’Europa e siamo uniti da diverse culture, lingue, accenti, affiliazioni politiche, ideologie, colori della pelle, identità di genere, credi e idee per una società migliore.
Ci siamo uniti in qualità di Europei impegnati e determinati a prevenire l’istituzionalizzazione di politiche europee senza cognizione di causa, qualcosa di profondamente dannoso per la democrazia che rende impossibile la realizzazione di un’Unione Europea democratica.
C’è un’idea semplice e radicale che dà abbrivio al DiEM25: Democratizzare l’Europa!
Per l’UE si tratta di democratizzarsi o di disintegrarsi!
La nostra priorità assoluta sono:
(A)  totale trasparenza nel processo decisionale (per esempio, avere in streaming le riunioni del consiglio europeo, di Ecofin e di Eurogroup, piena apertura dei documenti di trattative commerciali, pubblicazione dei verbali dell’  ECB, etc)
(B) urgente ridistribuzione delle istituzioni europee nel perseguire politiche innovative che effettivamente affrontano la crisi del debito, le banche, gli investimenti inadeguati, l’ aumento della povertà e l’ immigrazione.
Una volta stabilizzate le varie crisi europee, il nostro obiettivo a medio termine è istituire un’assemblea costituzionale all’interno della quale gli europei possano decidere come costruire, entro il 2025, una democrazia europea completamente sviluppata, con un Parlamento sovrano che rispetti il principio di autodeterminazione degli Stati e che condividi il potere con i parlamenti nazionali, con le assemblee regionali e con i consigli municipali.
Facciamo appello a tutti gli europei affinché si uniscano subito a noi per portare avanti il progetto di
DiEM25  e per lottare a favore della democratizzazione dell’Unione Europea, per mettere fine alla riduzione delle relazioni politiche di quel potere mascherato da decisioni meramente tecniche, per sottoporre la burocrazia UE alla volontà del popolo sovrano europeo, per smantellare l’attuale potere che le grandi aziende esercitano sulla volontà dei cittadini e per dare un nuovo indirizzo politico alle regole che governano tanto il nostro mercato, quanto la moneta comune.
Siamo mossi da un’Europa della Ragione, della Libertà, della Tolleranza e dell’Immaginazione, possibile e attuabile grazie a una maggiore Trasparenza, una Solidarietà vera e una Democrazia autentica.

Ambiamo a:
• Un ’Europa Democratica in cui tutta la autorità politica parte dai popoli sovrani d’Europa
• Un ’Europa Trasparente dove tutto il processo decisionale avviene sotto lo scrutinio dei cittadini
• Un ’Europa Unita  in cui le persone hanno tanto da condividere sia con i cittadini del loro stesso Paese, sia con quelli appartenenti al resto dell’Unione
• Un ’Europa Realistica che si pone come obiettivo l’implementazione di riforme democratiche radicali, eppure realizzabili
• Un ’Europa Decentralizzata che impiega il potere centrale per massimizzare la democrazia a livello locale
• Un ’Europa Pluralista costituita da regioni, etnicità, credi, nazioni, lingue e culture diverse
• Un ’Europe Egualitaria che promuove le differenze e pone fine a ogni forma di discriminazione
• Un ’Europa Colta che trae beneficio dalla diversità culturale dei suoi popoli
• Un ’Europa Sociale che riconosce la mancanza di sfruttamento come requisito per la libertà autentica
• Un ’Europa Produttiva che canalizza gli investimenti verso una prosperità condivisa e rispettosa
dell’ambiente
• Un ’Europa Sostenibile che vive con le risorse già presenti sulla Terra
• Un ’Europa Ecologica impegnata in un’autentica transizione ecologica globale
• Un ’Europa Creativa che permette ai suoi cittadini di esprimere il potenziale della loro inventiva
• Un ’Europa Tecnologica  che fa leva sulle nuove tecnologie con un fine solidale
• Un ’Europa con una Visione Storica in grado di andare incontro al futuro senza aggrapparsi al proprio passato
• Un ’Europa Internazionalista che tratta le persone non europee come cittadini
• Un ’Europa Pacifica in grado di estinguere le tensioni nei territori più o meno vicini
• Un ’Europa Aperta che prenda in considerazione tutte le idee, le persone e le ispirazioni e che concepisce i confini e le barriere come segni di debolezza e fonte di insicurezza
• Un ’Europa Emancipata dove il privilegio, i pregiudizi, le privazioni e la minaccia della violenza saranno estinte, consentendo agli europei di vivere con quanti meno stereotipi possibili, di sviluppare le loro potenzialità e scegliere liberamente coloro con i quali condividere la propria vita lavorativa e sociale.

Carpe DiEM25

Vedi : www.diem25.org

Incostituzionale la “legge elettorale più bella del mondo”

La Corte Costituzionale ha deciso.

L’Italicum, che secondo chi la votò era “la legge elettorale più bella del mondo”, è stata per buona parte demolita per incostituzionalità. Niente ballottaggio e i “pluricandidati” che otterranno l’elezione su più collegi saranno assegnati tramite sorteggio.

Bene. Grazie dunque al compagno, di tradizione socialista, Felice Besostri e al gruppo di avvocati che hanno proseguito la battaglia iniziata contro il defunto “Porcellum”.

Rimane però l’amaro in bocca per la mancata eliminazione del “premio di maggioranza” che scatterà al raggiungimento del 40% dei voti assegnati. Il premio è un vero proprio vulnus democratico che trasforma la minoranza in maggioranza.

E’ vero, come affermano alcuni osservatori, che sarà difficile per chiunque raggiungere il 40% ma il rischio di essere governati da una minoranza rimane.
Un rischio che noi RadicalSocialisti riteniamo gravissimo perchè portatore di un’idea democratica autoritaria e involutiva.

La battaglia però non è finita e noi la sosterremo in ogni sede. La nostra “democrazia” non è solo il governo della maggioranza, ma il rispetto delle minoranze e la loro rappresentatività nelle istituzioni. Per noi RadicalSocialisti è il pluralismo l’idea base di una società democratica. Senza pluralismo c’è solo autoritarismo, “democratico” o no.

Arturo Scotto si candida alla guida di SI. Ma…

L’onesto Arturo Scotto si candida alla guida di Sinistra Italiana.

Auguri.
Lo fa però con una dichiarazione viziata da una valutazione politica errata: parla di “renzismo”.

L’errore è oggettivo perchè fino a prova contraria NON esiste il Partito Renzista.
Ciò che esiste è un signore, Matteo Renzi, eletto segretario del Partito Democratico dalla maggioranza dei delegati degli iscritti a quel partito, che è stato eletto Presidente del Consiglio con i voti dei deputati e senatori di quel partito e che ha prodotto leggi neoliberiste con i voti parlamentari di quel partito.
Renzi senza l’assenso del Partito Democratico sarebbe oggi un dirigente PD come tanti altri.
Dunque il Renzismo non esiste, esiste il PD.
Nella sua dichiarazione nessun riferimento al PD.
Siamo alle solite supercazzole di SEL.
Iniziamo male, molto male.

(qui la dichiarazione: http://www.huffingtonpost.it/arturo-scotto/perche-ho-deciso-di-candidarmi-alla-segreteria-di-sinistra-italiana-_b_14334862.html?utm_hp_ref=italy)

Francesco Gismondi – MRS

2 euro di vergogna

Continua la campagna televisiva per invitare i cittadini della Repubblica a inviare 2 euro per ricostruire le scuole nelle zone terremotate.

Ci chiedono 2 euro per finanziare ciò che già paghiamo con le nostre tasse mentre Stato, Regioni, Provincie e Comuni gettano milioni ogni giorno per opere e iniziative utili solo a gruppi di potere amici o per glorificare l’operato di chi si trova ad amministrare la cosa pubblica.

Non è solo una questione di TAV o di Ponti, gli sprechi di questo paese non sono solo nelle grandi opere. Lo spreco di denaro pubblico si evidenzia in quelle piccole e medie opere che ai più passano inosservate: rifacimenti di piazze, abbellimenti (spesso il contrario) nei centri storici, finanziamenti a sagre ,feste e associazioni locali, appalti affidati a maggior ribasso con risultati pessimi e dunque da rifare in breve tempo, incarichi professionali per iniziative inutili, privatizzazione di servizi pubblici e via dicendo.

Un fiume di denaro, il nostro denaro, gettato al vento che dimostra una volta di più la qualità di una classe politica corrotta, senza orizzonti e senso della priorità.

Noi radicalsocialisti da sempre crediamo che una soluzione possibile sia quella di creare una democrazia partecipativa che permetta a tutti di svolgere un controllo stringente sull’operato di chi viene chiamato ad amministrare il bene pubblico.

Siamo però convinti che senza una rivoluzione morale e civile il destino di questo paese non potrà che essere oscuro.

Noi, al contrario di chi parla di “uno vale uno” e poi elogia “l’uomo forte”, crediamo nella partecipazione come base di libertà e giustizia e continueremo a lottare per questo.

“Buona Scuola” e nuovo esame: ma quali competenze?

di VALENTINA PENNACCHINI

Anno nuovo vita… vecchia. Cambia il Ministro dell’Istruzione ma la Buona Scuola renziana resta.
Il doppio turnover Renzi-Gentiloni e Giannini-Fedeli è passato tutto sommato in sordina. A far scalpore, a parte il governo fotocopia, il titolo di studio della neo-ministra con un passato in CGIL e quindi poco divisiva e molto governativa. Più che la mancanza di laurea fa specie la menzogna. Le bugie non piacciono nemmeno se a dirle sono i bambini figuriamoci un ministro, che per far bene il suo lavoro non deve necessariamente esser in possesso di un foglio di carta. Le prime impressioni dicono che se anche la laurea ci fosse stata, a poco o nulla sarebbe servita…

Ma veniamo alla Buona Scuola! Passano in extremis 8 delle 9 deleghe in bianco al governo previste dalla legge 107/15 di renziana memoria quando il buon Renzi, salito in cattedra, gessetto alla mano e munito di lavagna, dettava la via. Nessun cambio di rotta tanto meno autocritica. Il Renziloni o Renzi-bis, più pacato nella narrazione ma sempre arrogante nei fatti, tira dritto, incurante dei disastri già causati dalla Buona Scuola. Possiamo solo aspettarci il peggio visto che a riempire il vuoto normativo sarà un governo fotocopia di quello che ha messo in atto lo smantellamento progressivo e sistematico dello stato sociale. Delega in bianco e nessuna consultazione degli stakeholder (fa figo) cioè di tutti i soggetti direttamente o indirettamente coinvolti nell’attività di un’azienda. E sì, perché la scuola è ormai un’azienda … (sic)

C’erano una volta i riti di iniziazione e ora non ci sono più. Archiviati. Rottamati. Non si esce più da uno status per entrare in un altro radicalmente diverso dal precedente. Si resta né carne né pesce sine die. Questo viene definitivamente sancito dalla bozza del "nuovo" (una deriva cominciata molto prima) esame di Stato che sarà esaminato in commissione, sempre ci sia margine per rispettare i tempi sennò buona la prima. Nessuno si aspetta grandi modifiche. Quella più probabile (spero di sbagliarmi perché a quel punto sarebbe meglio abolirlo l’esame di Stato) riguarda la composizione della commissione esaminatrice, che resta invariata (3 membri esterni, 3 interni e un presidente esterno): in epoca di spending review e di "letterine" da 3,4 miliardi di euro è difficile che il Governo si lasci sfuggire la ghiotta occasione di risparmiare "spiccioli" sulle commissioni (magari non sul presidente, giusto per salvar le apparenze).

Peccato che la logica dell’esame contrasti con quella delle competenze e della loro certificazione. Chi supera l’esame di Stato dovrebbe esser "competente" come certificato. Purtroppo si potrà esser ammessi all’esame (e salvo clamorose sorprese, promossi) con la media del 6, condotta compresa. Basteranno alcune insufficienze non gravi oppure una grave insufficienza (forse pure due) se c’è qualche 7 qua e là e magari un bel 9 in condotta (col 10 si rischia di "sballare"). Avere 9 o 10 in condotta fa molto competenti in… mansuetudine ma poco altro: spirito critico scarso. Si può infatti esser ammessi all’esame e quindi esser sufficientemente competenti con la media del 6, quindi anche con 4 in matematica e 9 in condotta oppure con 5 in italiano e in matematica e sempre 9 in condotta… Le possibilità sono molte.

Viene il sospetto che la competenza sia connessa alla condotta: se ti adegui e non rompi le uova nel paniere la competenza salta fuori (te la certifichiamo in barba ai corsi d’aggiornamento). Tutto sommato è coerente con il modello di scuola-azienda. L’azienda ha bisogno di quadri dirigenti competenti (stando ai risultati forse no, almeno nel pubblico, ma stando ai premi connessi al raggiungimento degli obiettivi… è un’altra storia) e di forza lavoro poco qualificata, ricattabile, a basso costo e soprattutto mansueta. Con l’aria che tira, visto che non tutti potranno emigrare all’estero (Brexit e Trump non promettono bene), le prospettive non son certo rosee. Proprio una "Buona Scuola"!

Valentina Pennacchini

La sanità in provincia di Pesaro: quanti regali ai privati!

di VALENTINA PENNACCHINI

Povera sanità pesarese (e non solo)! Dall’ospedale “unico” a Muraglia ad una rete ospedaliera policentrica affidata al privato (Sassocorvaro, Chiaruccia…). Non si potenzia il sistema pubblico e si apre al privato convenzionato. Ma non è finita! L’ospedale unico, ormai tra virgolette, e pubblico, anch’esso sempre più tra virgolette, verrà finanziato con un contratto di disponibilità, una forma di partenariato pubblico-privato, disciplinato dall’art.160-ter del Codice degli appalti, caratterizzato dall’affidamento a privati, a proprio rischio (basso) e a proprie spese (poche rispetto a quelle che, a naso, saranno a carico della pubblica amministrazione), della costruzione e della messa a disposizione a favore dell’amministrazione di un’opera di PROPRIETA’ PRIVATA compensata con un canone di disponibilità composto da una parte obbligatoria (da versare per tutto il periodo di disponibilità dell’opera) e da due parti eventuali: un contributo in corso d’opera non superiore al 50% del costo di costruzione, conseguente all’eventuale trasferimento della proprietà all’amministrazione, ed una cifra per il trasferimento della proprietà a fine contratto.

Queste due ultime eventualità non devono obbligatoriamente esser previste. Tradotto: i nuovi padiglioni dell’ospedale a Muraglia saranno dei privati salvo riscatto. A che prezzo? Difficile dirsi visto che l’ammontare del riscatto dovrà esser rivalutato ad opera conclusa… Perché questa tipologia di contratto? Semplice: perché i soldi non ci sono! La "bontà" di questa forma di finanziamento sta nel fatto che è un investimento che non rientra nelle categorie della spesa pubblica soggette ai vincoli del patto di stabilità; le spese relative all’investimento, per quanto riguarda la parte a carico della stazione appaltatrice, possono esser contabilizzate fuori bilancio, mentre solo il canone di disponibilità incide sui saldi rilevanti ai fini dei calcoli del rispetto del patto di stabilità e dev’essere inserito tra le spese correnti.

Ma c’è proprio bisogno di un nuovo ospedale? Perché investire 200 milioni di euro (o forse più) che non ci sono in un’opera privata quando si smantellano e si svendono strutture pubbliche che potrebbero essere riqualificate? San Salvatore di Pesaro: la parte nuova verrà destinata ai poliambulatori e agli uffici, la vecchia demolita per dare spazio all’edilizia residenziale. I muri vanno di moda… e i regali ai privati non passano mai di moda. Santa Croce di Fano: forse un pronto soccorso in grado di gestire non solo codici bianchi e verdi, poi si vedrà, tanto la struttura è già da tempo nell’elenco dei beni alienabili e visto l’andamento del mercato immobiliare è un’affare per i privati. Chiaruccia: una bella clinica privata convenzionata, perché no?

I privati ringraziano i partiti (PD in primis), i cittadini subiscono. Intanto si tagliano posti letto nonostante le Marche siano già entro i parametri dei 3,7 posti letto per 1000 abitanti e la provincia di Pesaro-Urbino persino al di sotto. Chi, come la sottoscritta, ha a che fare con le strutture sanitarie vive il collasso degli ospedali pubblici. Quando leggo i toni entusiastici di Ceriscioli, il governatore delle Marche (PD), e delle sue "ancelle" nel descrivere la capacità della rete ospedaliera marchigiana di affrontare l’emergenza influenzale, mi viene da ridere. La realtà dice altro: reparti stracolmi, letti già occupati prima di esser stati liberati, pazienti che restano in rianimazione perché non si sa dove metterli (sempre che non ci siano emergenze sennò c’è il corridoio), personale ridotto all’osso (7000 posti in 10 anni e blocco del turnover) che non si vede non perché non voglia farsi vedere ma perché i ricoveri son troppi. Spending review? In parte, perché quella si può aggirare quando ci sono in ballo interessi politici ed economici (contratto di disponibilità per un nuovo ospedale) ma è tassativa sul numero dei posti letto. La politica manda ispettori a Nola per prendersela con il personale medico-sanitario e lancia strali contro gli utenti che affollano i pronto soccorso per problemi futili e non si vaccinano come consigliato. La responsabilità è politica! Visto il trend demografico e l’invecchiamento della popolazione non bisogna essere grandi statisti per prevedere altissimi accessi alle strutture ospedaliere e per capire che la politica dei tagli ai posti letto e alla sanità in genere è sbagliata. Non basta rendere gratuiti i vaccini che prima non erano coperti dal servizio sanitario nazionale. Brava Lorenzin per i vaccini ma non certo per aver avallato, almeno come riportato da Ceriscioli, il ricorso al contratto di disponibilità per la realizzazione del nuovo ospedale a Muraglia… e per tanto altro.

Valentina Pennacchini (MRS Pesaro e Fano)