Il dito e la luna

Un compagno di Potere al Popolo ci ha rimproverato: «Ma perché voi di MRS non avete proposto nessun candidato? Sembra quasi un disimpegno dalla lista a cui avete aderito». Un altro ci ha scritto: «Perché non raccontate per filo e per segno il vostro contributo alla nascita di Potere al Popolo? Non figurate nemmeno nel coordinamento nazionale!». E ancora «quello che non si dice, non lo sa nessuno e dunque non esiste». Non siamo d’accordo: se quello che “non si dice” poi si fa, cioè si realizza, allora esiste eccome!

Ma forse non è chiara la fisionomia del Movimento RadicalSocialista, ed è questo che – in sintesi – ci teniamo soprattutto a “raccontare”. Nella stessa assemblea fondativa, 11 anni fa, abbiamo subito affermato: non cercheremo mai voti e seggi; il nostro compito è diffondere idee, ideali, valori. Quelli della sinistra socialista e libertaria. Punto. Un laboratorio politico-culturale dunque, che voleva (e vuole) mettere a disposizione della sinistra futura un bagaglio di idee rivoluzionarie, riformulate, aggiornate e cucite insieme da due semplici e “pesantissime” parole: giustizia & libertà. Non distaccate e separate da una congiunzione, come nella definizione “liberi e uguali”, tant’è vero che i maestri del liberalsocialismo parlavano piuttosto di “libertà eguale”, perché il sostantivo è solo uno (libertà, e dunque diversità) mentre l’aggettivo può solo indicare l’equa distribuzione dei diritti (civili e sociali) a TUTTI e a CIASCUNO, non l’aggiunta a-dialettica di un presunto valore in sé.

Con questa premessa, è evidente il perché MRS (come tale) non ha mai aderito ad alcuna lista né partecipato a campagne elettorali, pur incoraggiando attivamente ogni tentativo di unità della sinistra su programmi avanzati, e cioè socialisti e libertari. In questi dieci anni, il peggior nemico di quei valori è stato il Pd, con le sue politiche neoliberiste di attacco allo stato sociale, al bene comune e ai diritti sociali, a cominciare dalla precarizzazione del lavoro e dai trattati-capestro con la finanza europea. E di conseguenza abbiamo invocato una coalizione di forze di sinistra autonome e alternative al Pd. Niente di più, niente di meno. Non si chiede l’abbattimento del capitalismo o l’assalto a qualche palazzo d’inverno, ma “semplicemente” una politica economica keynesiana e riformatrice, in direzione di equità, welfare e diritti per tutti.

Rimanendo fermi a questi obiettivi, mentre tutto il quadro politico slittava a destra, oggi rispediamo al mittente epiteti come “settari”, “estremisti”, “duri e puri”. Siamo semplicemente fedeli ai valori storici, originari della sinistra. Sono altri che li hanno traditi. E fedeli anche a un metodo: la costruzione democratica dal basso, a partire dalle lotte sociali, spazzando via una classe politica ipocrita e fallimentare.

E’ questo che ci ha portato innanzitutto, individualmente, a lavorare insieme ai centri sociali, ai comitati di lotta ed alle forze politiche autonome dal Pd ed a concepire (vedi Brancaccio, ma noi molto prima) l’idea di una lista civica popolare, e poi (clamorosamente) ad ottenere l’adesione pressoché unanime dei nostri iscritti alla partecipazione di MRS a Potere al Popolo. Partecipazione che però è fedele ai valori che ci ispirano, e che abbiamo qui riassunto: portare idee e valori, certo anche persone liberamente candidabili dalle assemblee, ma senza chiedere o proporre nulla e nessuno. E a lavorare dietro le quinte, senza ruoli di vertice che non ci appartengono né ci interessano, alla buona riuscita di questo straordinario esperimento politico.

Perché, come abbiamo detto tante volte, siamo affezionatissimi al nostro nome, simbolo e bandiera, ma in un altro senso “non ce ne importa nulla”. Quella che conta per noi è l’obiettivo: la (ri)costruzione di una sinistra vera, socialista e libertaria. La luna e non il dito.

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Cremaschi: ecco perché mi candido con Potere al Popolo (per la prima volta dopo 50 anni di impegno politico e sociale)

di GIORGIO CREMASCHI

Le compagne e i compagni di Bologna e di Napoli mi hanno proposto di candidarmi nei loro collegi territoriali. A settant’anni faccio una scelta a cui non avevo mai pensato negli oltre cinquant’anni di mio impegno militante. Chi mi ha convinto? Loro, le meravigliose compagne e i meravigliosi compagni di Je so’ pazzo, che hanno avuto l’intelligenza e la determinazione di promuovere un fatto politico che in Italia non era mai avvenuto: una autoconvocazione popolare e di classe per partecipare alle elezioni.

Con loro mi hanno convinto le compagne e i compagni di Eurostop, che in gran parte si sono buttati con entusiasmo e coraggio nell’impresa, concorrendo a definire un programma che non ha tutte le nostre proposte di rottura, ma che ne ha molte e soprattutto ne ha lo spirito. Rottura con UE e NATO, stop alle privatizzazioni e ai tagli alla spesa pubblica sociale. Basta guerre, bombe e spese militari. Nazionalizzazioni a partire dalle grandi banche e ripudio della servitù usuraia del debito.

Chi lo dice oltre a Potere al Popolo?

Mi hanno convinto le assemblee, tutte senza precedenti e diffuse ovunque. In particolare ricordo da ultime quelle enormi di Bologna e Napoli, cui ho avuto la fortuna di essere invitato. In tutte le assemblee è emerso un popolo sommerso e resistente, che fa attività e lotta sociale tutti i giorni, senza quei riflettori che l’informazione di regime dedica alle dame di San Vincenzo fasciste di Casapound. E quel popolo e quei giovani hanno accolto i, e si sono uniti a, militanti e organizzazioni comuniste e socialiste che hanno, finalmente, deciso di mettere le loro forze a disposizione di un progetto diverso dai soliti, noiosi e dannosi, cartelli delle sinistre più o meno radicali.

Certo che abbiamo nel cuore e nelle menti le idee ed i progetti maturati nella lunga marcia della sinistra di popolo e di classe contro il capitalismo. Ma come disse alla Camera Andrea Costa, quando alla fine dell’800 fu eletto primo deputato socialista dai braccianti di Imola: «Io con voi, destra e sinistra qui sedute, non c’entro nulla».

E poi mi hanno convinto le lavoratrici ed i lavoratori che non si arrendono, che da Almaviva a Ilva a Alitalia a tanti altri luoghi lottano contro i licenziamenti concordati tra governo e multinazionali, spesso con il consenso di CgilCislUil. Chi rifiuta l’alternanza scuola-lavoro gratis. Chi denuncia e combatte lo sfruttamento e l’oppressione del lavoro, imposti da leggi e complicità vergognose. Chi vuol togliere ogni fiducia a chi ha fatto o permesso leggi infami come il Jobsact, la Fornero, La Buona Scuola. Chi riesce a ribellarsi alla schiavitù del lavoro è oggi una colonna portante di Potere al Popolo. L’avanguardia di quella ripresa diffusa della lotta di classe, che è uno obiettivi necessari per non lasciare la Costituzione nella carta straccia. Mi ha convinto la mia amica e compagna Nicoletta Dosio, una vita con i NOTAV, che ha risposto colpo su colpo a tutte le angherie della repressione e che ad un certo punto mi ha detto: se si condivide un progetto così coraggioso come questo, bisogna metterci la faccia. E si è candidata in Valle. Tante cose assieme mi hanno convinto e poi all’assemblea di Napoli ho visto la commozione con cui il capo politico della lista, Viola Carofalo, seguiva i tanti interventi appassionati e le presentazioni di Francesca Fornario. Ho pensato agli altri capi politici delle altre liste e ho misurato tutta la diversità di Potere al Popolo. Ora però, come la stessa Viola ha concluso, basta piangere. Ora sotto con le firme e… Potere al Popolo.

(Giorgio Cremaschi)

Le verità lungimiranti di MRS

di FABIO GREGGIO (cofondatore di MRS) –

Il paese non c’è più, una classe politica indegna dei suoi predecessori, una sinistra sgretolata da una continua discesa verso la destra, un popolo orfano e una classe sociale, quella dei lavoratori e del ceto medio, continuamente bistrattata spremuta e umiliata da provvedimenti punitivi, ora si tratti di togliere diritti, di precarizzare il lavoro, allungare fono a quasi la morte l’età della pensione. Governi al soldo di Confindustria e sanità ormai privatizzata.

Il Paese non c’è più. Noi di MRS ce lo aspettavamo da tempo che il malato terminale Italia fosse agli ultimi spasimi. Non è più tempo di riforme. E’ tempo di Rivoluzione, etica e culturale, e di provvedimenti coraggiosi che ridiano dignità a chi lavora, un futuro ai giovani e una più equa redistribuzione, affinché si interrompa il trend di questi anni che coinvolge tutto il mondo occidentale: chi ha molto si arricchisce, chi ha poco si impoverisce.

MRS nel suo piccolo è stato il portavoce di verità che se ascoltate oggi non avrebbe trascinato la sinistra in questo stato agonizzante. Noi predicavamo l’unità della sinistra, la costruzione di una società fondata su giustizia sociale, legalità, consapevolezza dell’individuo di partecipare al miglioramento di questa società. La costruzione di un nuovo Socialismo radicale nel conseguimento dei pari diritti e delle libertà uguali.

E’ venuto il momento di manifestare tutta la nostra insopportabilità per una classe politica di sinistra formata da veri allocchi, incapaci e disgreganti, boriosi e convinti che solo chi è giovane ha diritto a fare politica. Concezione fascista come fascismo fu il concetto di rottamazione. Anzi direi demenziale. I risultati saranno confermati a settimane: il partito che fu di Enrico Berlinguer, mitico leader rimpianto, supererà di poco il 20%, un partito senza identità, senza un progetto sociale, che parla solo di imprese e mai di lavoratori, che parla molto di fake news e like mentre le famiglie non arrivano alla terza settimana del mese. Bisogna cacciarli come diceva Pertini che anzi auspicava metodi più sbrigativi…

Torniamo a vederci. Torniamo a progettare. MRS è la più bella idea di sinistra degli ultimi 15 anni. E grazie a Katia Bellillo: solo una come lei poteva accettare la sfida. Vi voglio bene. Ridatemi il mio sogno.

KATIA BELLILLO PORTAVOCE DI MRS

La compagna Katia Bellillo, indimenticata ministro alle Pari Opportunità e militante comunista e femminista, è per il 2018 la portavoce unica del Movimento RadicalSocialista. In quanto tale, guiderà la partecipazione di MRS alla lista elettorale Potere al Popolo.

di KATIA BELLILLO – E parliamo di “sinistra”! Credo che la prima volta che venne usato il termine fu durante la rivoluzione francese poiché i rivoluzionari, che volevano cancellare il predominio degli aristocratici e del clero, si posizionarono a sinistra dell’assemblea. Da quel momento in poi con il termine sinistra s’indicano tutte le politiche che tendono in modo più o meno radicale ad eliminare ingiustizie sociali, discriminazioni, pregiudizi che dividono le persone e creano privilegi per pochi. Però sappiamo che dentro questo termine s’intrecciano ideologie diverse: comunismo, socialismo, socialdemocrazia… Negli ultimi anni anche progressismo e liberalismo sociale.

Esse hanno posizioni sull’economia e anche sulla religione (e non solo) molto diverse. Sarebbe come dire che tutti quelli che credono nel Dio di Abramo si ritrovassero a pregarlo uniti nel grande tempio! Ve li immaginate gli ebrei e tutte le loro differenziazioni, i cristiani idem e i musulmani, tutti insieme, senza tutti i loro profeti, a pregare insieme senza combattersi ferocemente? Io mi accontenterei che non si facessero la guerra!

Allora amici miei che tifate per “l’unità della sinistra” per questa consultazione elettorale, vi dico che l’unità le diverse ideologie potranno ritrovarla di volta in volta sulle questioni che affronteranno in Parlamento! Ora si deve parlare ognuno la propria lingua, basta con le nebulose e la mistica fasulla della “governabilità”, un trappolone che serve solo ai padroni o aspiranti tali! Sono oltre 20 anni che s’invoca di correre insieme, abbiamo sperimentato (anche perché con le leggi elettorali-truffa l’ammucchiata elettorale ci è stata imposta), che con questa solfa a vincere sono sempre i più forti, allora io corro insieme alla mia squadra che ha come primo obiettivo quello di ridare POTERE al POPOLO così come indicato dalla Costituzione Italiana e che, a differenza di altre squadre della così detta sinistra, non solo non vogliamo cambiarla ma ci prefiggiamo di cancellare tutto ciò che l’ha deturpata nell’ultimo ventennio!

Allora senza indugio: Avanti Popolo alla Riscossa!

Potere al Popolo: credibile punto di partenza per la rinascita di un’opposizione di sinistra

Vorrei fare un ragionamento pacato sui motivi che rendono Potere al Popolo un progetto degno di considerazione.

Ho il sospetto che in molti discorsi contrari a questo progetto ci sia la convinzione che Potere al Popolo sarà la manifestazione di una sterile opposizione puramente simbolica. È veramente così?

Cominciamo da una premessa ovvia. Come ben sappiamo, non è necessario un orizzonte governista per incidere nella società. L’opposizione non è una sterile pratica ininfluente. È stato grazie all’opposizione di sinistra che i lavoratori hanno ottenuto conquiste sociali come lo Statuto dei Lavoratori (proprio quelle conquiste sociali che ora stanno progressivamente distruggendo). Sgombriamo il campo da un equivoco: chi è al governo e ha la maggioranza non può fare quello che vuole. Quando l’opposizione è credibile non può non essere ascoltata. Quando l’opposizione raccoglie un significativo dissenso, i governi non possono fare macelleria sociale indisturbata. Nessuno può far finta di niente di fronte a un’opposizione credibile. L’opposizione credibile è un interlocutore che non può essere bypassato ed è capace di ostacolare l’avanzata del liberismo, dando corpo e voce al dissenso. La democrazia non è una dittatura della maggioranza. Un’opposizione credibile può fare rivendicazioni, costruire consenso attorno a quelle rivendicazioni e far capire al governo che quelle rivendicazioni rappresentano la volontà popolare.

Dunque l’opposizione incide. Ma non a caso ho parlato sempre di "opposizione credibile". La "credibilità" è una parola chiave, decisiva, cruciale. Qualsiasi legame diretto o indiretto con forze che hanno contribuito alla macelleria sociale di questi anni rende un progetto poco credibile per chi è stanco di tutto ciò. Ecco perché, sinceramente, Potere al Popolo mi sembra l’unico voto possibile a sinistra. Certo, è una formazione appena nata. Ma non è né estremista né settaria. Nei programmi (sempre migliorabili) non ci sono assalti con le baionette, ma semplici cose di sinistra. E l’importanza data alla partecipazione dal basso è una novità bellissima. I programmi e il modo di agire innovativo, non verticistico, rendono Potere al Popolo un credibile punto di partenza per la rinascita di un’opposizione di sinistra. E in questo periodo la prima emergenza mi sembra proprio il recupero della credibilità. Anche da un punto di vista della comunicazione. So bene che molte persone in buona fede e di sinistra credono in Liberi e Uguali perché temono uno sterile settarismo. Ma in questa fase storica mi sembra molto più sterile una politica che non si preoccupa del recupero della credibilità, necessaria per tornare a incidere politicamente e culturalmente nella società. Quanta credibilità possono avere Bersani o D’Alema dinanzi alle persone che hanno subito la macelleria sociale di questi anni? Secondo me, poca o nessuna. In presenza di personalità con la loro storia molti sentiranno il sapore di operazioni puramente verticistiche.

Danilo Zanelli

Giustizia e liberazione. Dunque… Potere al Popolo!

Non è che la storia recente della sinistra italiana autorizzi facili entusiasmi, ma quello a cui stiamo assistendo e (come MRS) contribuendo nell’ultimo mese è qualcosa di rilevante e di assolutamente nuovo e diverso: la nascita dal basso, in un silenzio mediatico pressoché totale, di un progetto politico e di una lista elettorale – Potere al Popolo – che senza alcuna guida personalistica né riferimento parlamentare sta ridando entusiasmo a tanti militanti di sinistra (ripetutamente delusi e traditi dai vertici dei loro precedenti partiti) e portando alla politica attiva moltissimi giovani che andavano finora a gonfiare il bacino sempre crescente dell’astensione e del disimpegno.

Rispondendo prontamente al fallimento del Brancaccio – affossato dal trio partitico che scegliendo come (improbabile) leader il presidente del Senato Pietro Grasso ha poi creato la lista “Liberi e Uguali” egemonizzata politicamente e mediaticamente dalla coppia D’Alema-Bersani, simboli viventi del completo fallimento storico della stagione ulivista – una serie di forze politiche, associazioni, comitati e singoli militanti senza più una casa politica ha dato il via ad un progetto “folle” e ambizioso, guidato dai ragazzi dell’ultraoperativo centro sociale napoletano “Je So’ Pazzo”, per coprire un vuoto che solo i “cronisti di palazzo” di televisioni e giornali potevano non vedere: è infatti inconcepibile che compagni con un passato di lotte sociali su tematiche molto concrete (lavoro, salari e pensioni, casa, sanità e scuola pubbliche, ambiente, smantellamento dello stato sociale e dei beni comuni) possano ritrovarsi ad appoggiare una lista capeggiata dai massimi esponenti di quel centrosinistra che ha avviato le politiche neoliberiste e siglato i trattati-capestro con l’Unione Europea, inserendo addirittura in Costituzione il pareggio di bilancio, dogma assurdo perfino per gli economisti postkeynesiani statunitensi, come Warren Mosler, che non si capacitano di tanto tafazziano masochismo da parte della sinistra governista che orbita intorno al Pd.

E’ stato proprio il misero fallimento di quel ceto politico a determinare a suo tempo il trionfo del renzismo, per cui risulta sconcertante e patetico il tentativo di combattere l’effetto con le stesse cause che l’hanno prodotto. Serviva una rottura radicale (aggettivo che l’irresistibile Crozza-Grasso ammetteva di non avere mai sentito, dopo che il vero Grasso aveva curiosamente esclamato, leggendo un discorso che si presume scritto di suo pugno: “mi è piaciuta questa parola!”): ed ecco che il popolo di sinistra ha raccolto il testimone del duo Montanari-Falcone, portando avanti con grande coraggio e decisione quella che appariva una sfida quasi impossibile, e che adesso invece, dopo due assemblee romane estremamente partecipate ed entusiaste (accompagnate da decine di appuntamenti in tutta la penisola) appare una sfida più fattibile perché accettata da tanti; una scommessa che ora forse si può vincere.

Del resto così è nato Podemos in Spagna, e così bisogna continuare a fare tenendo insieme con molta concretezza, a partire dai bisogni e dai diritti dei cittadini ed in particolari delle classi che subiscono la crisi capitalistica, la società civile più impegnata e combattiva e quei pezzi di politica non coinvolti nelle precedenti fallimentari esperienze a sinistra, o che comunque hanno saputo rinnovarsi e fare autocritica, pagando anche prezzi elevati per difendere la loro coerenza e autonomia. Così è bello vedere insieme la nuova Rifondazione di Maurizio Acerbo, il rinnovato Pci, la Sinistra Anticapitalista di Turigliatto (che aveva duramente pagato per le sue posizioni pacifiste e antimperialiste) e il meglio della tradizione socialista e radicale come Risorgimento Socialista e il nostro Movimento RadicalSocialista, insieme alla piattaforma Eurostop di Giorgio Cremaschi e all’appoggio dell’associazione DEMA del sindaco di Napoli De Magistris: proprio i due riferimenti politici a cui più si è richiamato MRS in questi anni.

Dunque la nostra partecipazione al progetto era davvero necessaria, e nondimeno è passata attraverso un capillare sondaggio tra gli iscritti e simpatizzanti, ricevendo soltanto una astensione e nessun voto contrario. Risultato sorprendente se si considera che in tutte le precedenti tornate elettorali la nostra associazione si era limitata ad appoggiare le candidature in diverse liste di alcuni suoi iscritti; cosa che non viene esplicitamente esclusa dall’attuale presa di posizione collettiva, che però esprime un orientamento abbastanza preciso e “vincolante”, sia pure nel rispetto di quella totale libertà di… traduzione elettorale dei valori fondanti che MRS ha sempre riconosciuto ai suoi membri in questi 11 anni di storia associativa. Una storia cominciata col sogno di “ricostruire dal basso una sinistra radicale, alternativa e autonoma, basata sugli ideali di giustizia e liberazione”. Questo sogno è ancora attuale, ed anzi forse per la prima volta si sta cominciando a delineare.

Senza ingenui ottimismi, come detto all’inizio, siamo intenzionati a portare nel progetto di “Potere al Popolo” la nostra elaborazione ideale, sui maestri e i fondamenti socialisti e libertari della sinistra italiana. Per un’idea di socialismo che non sia limitante e “diversa” rispetto alle tradizioni comunista, anarchica e radicale, ma che sia la sintesi e la fusione delle diverse anime storiche della sinistra italiana, ritrovando radici e simboli che non possono, non devono essere recisi: ecco perché cantare “Bandiera Rossa” al termine dell’assemblea di domenica, dopo anni di oblio di questa antica canzone popolare che ha scaldato i cuori di intere generazioni di lavoratori e studenti comunisti, è stato davvero emozionante e liberatorio. Come ha detto una nostra compagna: “Mi è venuta la pelle d’oca!”.

“Voglio una casa politica che sia davvero casa mia!”

di ANGELA CIACCAFAVA –

Ho aspettato che le mie emozioni tumultuose potessero sedimentare. E vorrei condividere con chi legge le mie impressioni rispetto a quanto vissuto in questo ultimo fine settimana.
Ho la tessera di Sinistra Italiana ma è da un po’ che mi ci sento "stretta". Per vicissitudini di discrasia ideologica, perché, da quando mi sono iscritta la prima volta (ormai sono passati alcuni anni), l’entusiasmo si è progressivamente affievolito e le domande che mi pongo sono troppe. Quindi cerco di guardarmi in giro per capire che sta succedendo e, per farlo, cerco di respirare ambienti diversi.

Sabato mattina sono andata all’assemblea organizzata dai ragazzi di "Je so pazz" presso il Teatro Italia. Il motivo per cui hanno organizzato l’evento è stato quello di non perdere le soggettività che si sentivano "orfane" del Brancaccio, che nello stesso giorno di sabato avrebbe dovuto riunirsi in assemblea a Roma ma che, per motivazioni che non sto a ricordare, è saltato. Il Teatro era pieno (circa 800 persone) e c’erano molti giovani, provenienti da varie regioni. L’assemblea si è svolta in maniera democratica e ordinata. Gli interventi hanno toccato varie problematiche: lavoro, controllo sociale del territorio, solidarietà e tanto altro . Ovviamente non si è parlato di futuro o di programmi perché è troppo presto, ma una cosa quei ragazzi ci tenevano a sottolineare e cioè che la forza deve essere collettiva per costruire davvero un movimento dal basso non propedeutico a formare obbligatoriamente una lista per le elezioni bensì proiettato al futuro, con tanta strada da percorrere. I miei vicini di poltrona erano uguali a me, con i miei stessi problemi impellenti e in molti con la stessa condizione precaria.
Sono uscita da lì sapendo bene che la strada da percorrere è lunga e tortuosa e che questo "embrione" manca di organizzazione, non ha una vera prospettiva… però l’aria che si respira sa di buono e sono contenta di aver partecipato.

Il giorno successivo sono andata all’Assemblea nazionale di Sinistra Italiana. Non voglio parlare di contenuti politici; cerco di concentrare le mie impressioni sulle differenze che ho percepito: Sinistra Italiana dovrei sentirla come "casa mia" visto che ci sto dentro da un po’. E invece la prima cosa che noto è la differenza di "impatto", perché ci siamo sempre detti che è importante non utilizzare delle "bettole", che un ambiente accogliente è importante; però……quell’hotel era un po’ "sopra le righe", non so spiegare bene la sensazione… diciamo che offriva un clima "ovattato", con rumori tenui provenienti dalla sala colazione dove ancora si trattenevano gli ultimi ospiti che avevano dormito lì la sera precedente l’Assemblea. Mi dico che sono sempre la solita rompicoglioni, cosa vuoi che importi l’involucro, l’importante sono i contenuti.

Gli altri compagni si accreditano (io non sono delegata) ed entriamo in sala. La platea è diversa da quella del giorno prima: i giovani ci sono ma in numero minore; gli interventi sono abbastanza "blindati", come al solito (ormai è da tempo che succede) tutto è ampiamente previsto e sai bene, appena ti siedi, che difficilmente potrai parlare perché, ripetono come leggendo un copione, "le richieste di intervento sono troppe rispetto ai tempi previsti". E si comincia: molti sono gli interventi dei "VIP" che, ovviamente, tolgono spazio agli interventi che possono esprimere il pensiero dei territori. E mi scatta naturale una sorta di confronto: qui sto partecipando ad un evento dove ho un ruolo "passivo", mentre ieri, se avessi voluto, probabilmente avrei potuto parlare perché in quel frangente eravamo "tutti uguali" (ovviamente so di estremizzare un po’ ma vorrei farvi capire le sensazioni, qui il pensiero politico non c’entra).

Mi sento a disagio, esco a fumare e mi avvicino al bar, magari prendo un caffè. L’ambiente è lo stesso della sala colazione che avevo intravisto all’inizio: tutti parlano sottovoce, mi fermo un po’ di lato e un signore chiede un panino. Otto euro. Un panino OTTO EURO. E un collegamento mi viene immediato: ma di quelli che partecipano a questa assemblea, in quanti possono permettersi di buttare 8 euro in un panino… cioè, come possiamo parlare di problemi di persone che non sanno nemmeno se mangeranno a cena in un ambiente così "fuori luogo"? Esco all’aperto, a fumare. Il panino non lo mangio, ma non perché non abbia 8 euro, volendo li avrei. Ma perché io i soldi che ho li devo soppesare bene perché sono una di quelle persone che i problemi economici li vive direttamente sulla propria pelle. Rientro in sala e guardo con più attenzione le persone che ho vicine: non sono esattamente come quelle che avevo vicine ieri, queste persone (ovviamente non tutte ma molte) hanno ancora tempo per aspettare che si prenda una decisione netta che permetta di poter far vivere una vita migliore a chi non può più aspettare.

Nel frattempo la situazione precipita, alcuni miei compagni osano ribellarsi al "copione", provano a scompaginare il programma precostituito e si va via.

Fortunatamente riusciamo a prendere un treno (di quelli economici, rigorosamente in seconda classe) che ci riporta nel mondo quotidiano infarcito di problemi. La vita del militante è dura. E va determinata con cura. Non so cosa farò da domani, vedremo come si mettono le cose; una cosa però l’ho capita, voglio stare solo dove mi sento a casa. Proverò a cercarne una che mi possa permettere e che possa veramente sentire mia. Buona casa a tutti.