“Buona Scuola” e nuovo esame: ma quali competenze?

di VALENTINA PENNACCHINI

Anno nuovo vita… vecchia. Cambia il Ministro dell’Istruzione ma la Buona Scuola renziana resta.
Il doppio turnover Renzi-Gentiloni e Giannini-Fedeli è passato tutto sommato in sordina. A far scalpore, a parte il governo fotocopia, il titolo di studio della neo-ministra con un passato in CGIL e quindi poco divisiva e molto governativa. Più che la mancanza di laurea fa specie la menzogna. Le bugie non piacciono nemmeno se a dirle sono i bambini figuriamoci un ministro, che per far bene il suo lavoro non deve necessariamente esser in possesso di un foglio di carta. Le prime impressioni dicono che se anche la laurea ci fosse stata, a poco o nulla sarebbe servita…

Ma veniamo alla Buona Scuola! Passano in extremis 8 delle 9 deleghe in bianco al governo previste dalla legge 107/15 di renziana memoria quando il buon Renzi, salito in cattedra, gessetto alla mano e munito di lavagna, dettava la via. Nessun cambio di rotta tanto meno autocritica. Il Renziloni o Renzi-bis, più pacato nella narrazione ma sempre arrogante nei fatti, tira dritto, incurante dei disastri già causati dalla Buona Scuola. Possiamo solo aspettarci il peggio visto che a riempire il vuoto normativo sarà un governo fotocopia di quello che ha messo in atto lo smantellamento progressivo e sistematico dello stato sociale. Delega in bianco e nessuna consultazione degli stakeholder (fa figo) cioè di tutti i soggetti direttamente o indirettamente coinvolti nell’attività di un’azienda. E sì, perché la scuola è ormai un’azienda … (sic)

C’erano una volta i riti di iniziazione e ora non ci sono più. Archiviati. Rottamati. Non si esce più da uno status per entrare in un altro radicalmente diverso dal precedente. Si resta né carne né pesce sine die. Questo viene definitivamente sancito dalla bozza del "nuovo" (una deriva cominciata molto prima) esame di Stato che sarà esaminato in commissione, sempre ci sia margine per rispettare i tempi sennò buona la prima. Nessuno si aspetta grandi modifiche. Quella più probabile (spero di sbagliarmi perché a quel punto sarebbe meglio abolirlo l’esame di Stato) riguarda la composizione della commissione esaminatrice, che resta invariata (3 membri esterni, 3 interni e un presidente esterno): in epoca di spending review e di "letterine" da 3,4 miliardi di euro è difficile che il Governo si lasci sfuggire la ghiotta occasione di risparmiare "spiccioli" sulle commissioni (magari non sul presidente, giusto per salvar le apparenze).

Peccato che la logica dell’esame contrasti con quella delle competenze e della loro certificazione. Chi supera l’esame di Stato dovrebbe esser "competente" come certificato. Purtroppo si potrà esser ammessi all’esame (e salvo clamorose sorprese, promossi) con la media del 6, condotta compresa. Basteranno alcune insufficienze non gravi oppure una grave insufficienza (forse pure due) se c’è qualche 7 qua e là e magari un bel 9 in condotta (col 10 si rischia di "sballare"). Avere 9 o 10 in condotta fa molto competenti in… mansuetudine ma poco altro: spirito critico scarso. Si può infatti esser ammessi all’esame e quindi esser sufficientemente competenti con la media del 6, quindi anche con 4 in matematica e 9 in condotta oppure con 5 in italiano e in matematica e sempre 9 in condotta… Le possibilità sono molte.

Viene il sospetto che la competenza sia connessa alla condotta: se ti adegui e non rompi le uova nel paniere la competenza salta fuori (te la certifichiamo in barba ai corsi d’aggiornamento). Tutto sommato è coerente con il modello di scuola-azienda. L’azienda ha bisogno di quadri dirigenti competenti (stando ai risultati forse no, almeno nel pubblico, ma stando ai premi connessi al raggiungimento degli obiettivi… è un’altra storia) e di forza lavoro poco qualificata, ricattabile, a basso costo e soprattutto mansueta. Con l’aria che tira, visto che non tutti potranno emigrare all’estero (Brexit e Trump non promettono bene), le prospettive non son certo rosee. Proprio una "Buona Scuola"!

Valentina Pennacchini

La sanità in provincia di Pesaro: quanti regali ai privati!

di VALENTINA PENNACCHINI

Povera sanità pesarese (e non solo)! Dall’ospedale “unico” a Muraglia ad una rete ospedaliera policentrica affidata al privato (Sassocorvaro, Chiaruccia…). Non si potenzia il sistema pubblico e si apre al privato convenzionato. Ma non è finita! L’ospedale unico, ormai tra virgolette, e pubblico, anch’esso sempre più tra virgolette, verrà finanziato con un contratto di disponibilità, una forma di partenariato pubblico-privato, disciplinato dall’art.160-ter del Codice degli appalti, caratterizzato dall’affidamento a privati, a proprio rischio (basso) e a proprie spese (poche rispetto a quelle che, a naso, saranno a carico della pubblica amministrazione), della costruzione e della messa a disposizione a favore dell’amministrazione di un’opera di PROPRIETA’ PRIVATA compensata con un canone di disponibilità composto da una parte obbligatoria (da versare per tutto il periodo di disponibilità dell’opera) e da due parti eventuali: un contributo in corso d’opera non superiore al 50% del costo di costruzione, conseguente all’eventuale trasferimento della proprietà all’amministrazione, ed una cifra per il trasferimento della proprietà a fine contratto.

Queste due ultime eventualità non devono obbligatoriamente esser previste. Tradotto: i nuovi padiglioni dell’ospedale a Muraglia saranno dei privati salvo riscatto. A che prezzo? Difficile dirsi visto che l’ammontare del riscatto dovrà esser rivalutato ad opera conclusa… Perché questa tipologia di contratto? Semplice: perché i soldi non ci sono! La "bontà" di questa forma di finanziamento sta nel fatto che è un investimento che non rientra nelle categorie della spesa pubblica soggette ai vincoli del patto di stabilità; le spese relative all’investimento, per quanto riguarda la parte a carico della stazione appaltatrice, possono esser contabilizzate fuori bilancio, mentre solo il canone di disponibilità incide sui saldi rilevanti ai fini dei calcoli del rispetto del patto di stabilità e dev’essere inserito tra le spese correnti.

Ma c’è proprio bisogno di un nuovo ospedale? Perché investire 200 milioni di euro (o forse più) che non ci sono in un’opera privata quando si smantellano e si svendono strutture pubbliche che potrebbero essere riqualificate? San Salvatore di Pesaro: la parte nuova verrà destinata ai poliambulatori e agli uffici, la vecchia demolita per dare spazio all’edilizia residenziale. I muri vanno di moda… e i regali ai privati non passano mai di moda. Santa Croce di Fano: forse un pronto soccorso in grado di gestire non solo codici bianchi e verdi, poi si vedrà, tanto la struttura è già da tempo nell’elenco dei beni alienabili e visto l’andamento del mercato immobiliare è un’affare per i privati. Chiaruccia: una bella clinica privata convenzionata, perché no?

I privati ringraziano i partiti (PD in primis), i cittadini subiscono. Intanto si tagliano posti letto nonostante le Marche siano già entro i parametri dei 3,7 posti letto per 1000 abitanti e la provincia di Pesaro-Urbino persino al di sotto. Chi, come la sottoscritta, ha a che fare con le strutture sanitarie vive il collasso degli ospedali pubblici. Quando leggo i toni entusiastici di Ceriscioli, il governatore delle Marche (PD), e delle sue "ancelle" nel descrivere la capacità della rete ospedaliera marchigiana di affrontare l’emergenza influenzale, mi viene da ridere. La realtà dice altro: reparti stracolmi, letti già occupati prima di esser stati liberati, pazienti che restano in rianimazione perché non si sa dove metterli (sempre che non ci siano emergenze sennò c’è il corridoio), personale ridotto all’osso (7000 posti in 10 anni e blocco del turnover) che non si vede non perché non voglia farsi vedere ma perché i ricoveri son troppi. Spending review? In parte, perché quella si può aggirare quando ci sono in ballo interessi politici ed economici (contratto di disponibilità per un nuovo ospedale) ma è tassativa sul numero dei posti letto. La politica manda ispettori a Nola per prendersela con il personale medico-sanitario e lancia strali contro gli utenti che affollano i pronto soccorso per problemi futili e non si vaccinano come consigliato. La responsabilità è politica! Visto il trend demografico e l’invecchiamento della popolazione non bisogna essere grandi statisti per prevedere altissimi accessi alle strutture ospedaliere e per capire che la politica dei tagli ai posti letto e alla sanità in genere è sbagliata. Non basta rendere gratuiti i vaccini che prima non erano coperti dal servizio sanitario nazionale. Brava Lorenzin per i vaccini ma non certo per aver avallato, almeno come riportato da Ceriscioli, il ricorso al contratto di disponibilità per la realizzazione del nuovo ospedale a Muraglia… e per tanto altro.

Valentina Pennacchini (MRS Pesaro e Fano)

Caro Saviano…

di LUIGI DE MAGISTRIS
Caro Saviano, mi occupo di mafie, criminalità organizzata e corruzione da circa 25 anni, inizialmente come pubblico ministero in prima linea, oggi da sindaco di Napoli. Ed ho pagato prezzi alti, altissimi. Non faccio più il magistrato per aver contrastato mafie e corruzioni fino ai vertici dello Stato. Non ti ho visto al nostro fianco. Caro Saviano, ogni volta che a Napoli succede un fatto di cronaca nera, più o meno grave, arriva, come un orologio, il tuo verbo, il tuo pensiero, la tua invettiva: a Napoli nulla cambia, sempre inferno e nulla più. Sembra quasi che tu non aspetti altro che il fatto di cronaca nera per godere delle tue verità. Più si spara, più cresce la tua impresa. Opinioni legittime, ma non posso credere che il tuo successo cresca con gli spari della camorra. Se utilizzassi le tue categorie mentali dovrei pensare che tu auspichi l’invincibilità della camorra per non perdere il ruolo che ti hanno e ti sei costruito. E probabilmente non accumulare tanti denari. Ed allora, caro Saviano, mi chiedo: premesso che a Napoli i problemi sono ancora tanti, nonostante i numerosi risultati raggiunti senza soldi e contro il Sistema, come fai a non sapere, a non renderti conto di quanto sia cambiata Napoli ? Ce lo dicono in tantissimi. Tutti riconoscono quanto stia cambiando la Città. Napoli ricca di umanità, di vitalità, di cultura, di turisti come mai nella sua storia, di commercio, di creatività, di movimenti giovanili, di processi di liberazione quotidiani. Prima città in Italia per crescita culturale e turistica. Napoli che ha rotto il rapporto tra mafia e politica. Napoli dei beni comuni. Napoli del riscatto morale con i fatti. Napoli autonoma. Napoli che rompe il sistema di rifiuti ed ecomafie. E potrei continuare. Caro Saviano, come fai a non sapere, come fai a non conoscere tutto questo ? Allora Saviano non sa i fatti, non conosce Napoli e i napoletani, allora Saviano è ignorante, nel senso che ignora i fatti, letteralmente: mancata conoscenza dei fatti. Non credo a questo. Sei stato da tanto tempo stimolato ad informarti, a conoscere, ad apprendere, a venire a Napoli. Saviano non puoi non sapere. Non è credibile che tu non abbia avuto contezza del cambiamento. La verità è che non vuoi raccontarlo. Ed allora Saviano è in malafede ? Fa politica ? È un avversario politico ? Non ci credo, non ci voglio credere, non ne vedrei un motivo plausibile. Ed allora, caro Saviano, vuoi vedere che sei nulla di più che un personaggio divenuto suscettibile di valutazione economica e commerciale? Un brand che tira se tira una certa narrazione. Vuoi vedere che Saviano è, alla fin fine, un grande produttore economico? Se Napoli e i napoletani cambiano la storia, la pseudo-storia di Saviano perde di valore economico. Vuoi vedere, caro Saviano, che ti stai costruendo un impero sulla pelle di Napoli e dei napoletani ? Stai facendo ricchezza sulle nostre fatiche, sulle nostre sofferenze, sulle nostre lotte. Che tristezza. Non voglio crederci. Voglio ancora pensare che, in fondo, non conosci Napoli, forse non l’hai mai conosciuta, mi sembra evidente che non la ami. La giudichi, la detesti tanto, ma davvero non la conosci. Un intellettuale vero ed onesto conosce, apprende, studia, prima di parlare e di scrivere. Ed allora, caro Saviano, vivila una volta per tutte Napoli, non avere paura. Abbi coraggio. Mescolati nei vicoli insieme alla gente, come cantava Pino Daniele. Nella mia vita mi sono ispirato al magistrato Paolo Borsellino al quale chiesero perché fosse rimasto a Palermo, ed egli pur sapendo di essere in pericolo rispose che Palermo non gli piaceva e per questo era rimasto, per cambiarla. Chi davvero – e non a chiacchiere – lotta contro mafie e corruzione viene dal Sistema fatto fuori professionalmente ed in alcuni casi anche fisicamente. Caro Saviano tu sei un caso all’incontrario. Più racconti che la camorra è invincibile e che Napoli è senza speranza e più hai successo e acquisisci ricchezza. Caro Saviano ti devi rassegnare: Napoli è cambiata, fortissimo è l’orgoglio partenopeo. La voglia di riscatto contagia ormai quasi tutti. Caro Saviano non speculare più sulla nostra pelle. Sporcati le mani di fatica vera. Vieni qui, mischiati insieme a noi. Ai tanti napoletani che ogni giorno lottano per cambiare, che soffrono, che sono minacciati, che muoiono, che sperano, che sorridono anche. Caro Saviano, cerca il contatto umano, immergiti tra la folla immensa, trova il gusto di sorridere, saggia le emozioni profonde di questa città. Saviano pensala come vuoi, le tue idee contrarie saranno sempre legittime e le racconteremo, ma per noi non sei il depositario della verità. Ma solo una voce come altre, nulla più. E credimi, preferisco di gran lunga le opinioni dei nostri concittadini che ogni giorno mi criticano anche, ma vivono e amano la nostra amata Napoli. Ciao Saviano, senza rancore, ma con infinita passione ed infinito amore per la città in cui ho scelto di vivere e lottare.

Appello al ricordo 1937 / 2017

Compagne e compagni radicalsocialisti,
quest’anno ricorrono gli ottant’anni del barbaro assassinio per mano fascista di Carlo e Nello Rosselli.
Vorrei invitarvi tutti e tutte ad organizzare iniziative, come MRS ma non solo, per ricordare questi compagni caduti in nome della libertà e il Socialismo.
Il loro sacrificio dev’essere sempre ricordato perchè dimostra che la resistenza inizia da pochi che non hanno paura di restare soli a combattere per quello che è giusto.
Una solitaria resistenza che però non è chiusa in se stessa, non ha il mito dell’avanguardia, è un’azione esemplare per conquistare le coscienze della maggioranza.
A Brescia e Desenzano del Garda abbiamo iniziato a parlarne con gli amici dell’Associazione Mazziniana.
Cercheremo la collaborazione del Circolo Rosselli di Milano e, speriamo, di Valdo Spini che ha recentemente scritto un bel libretto sui Rosselli.
Forza dunque, diamoci da fare perchè dobbiamo riaprire il capitolo Rosselli, sicuramente ha qualcosa da insegnarci per il futuro della Sinistra che noi radicalsocialisti vogliamo costruire.

Buon lavoro a tutti e tutte !

Francesco Gismondi – MRS Desenzano del Garda – Brescia

Il meglio della nostra Costituzione

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica; tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.

La libertà personale è inviolabile. Il domicilio è inviolabile. La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione. Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare. Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata. Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo. La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione. Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale.

L’iniziativa economica privata è libera; non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali. La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati. La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, il godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti. La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale. A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale. La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata.

Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale. Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità. Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza. Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività. Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore. Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere. Il popolo esercita l’iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli. E’ indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.

Può essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia compiuto cinquanta anni di età e goda dei diritti civili e politici. L’ufficio di Presidente della Repubblica è incompatibile con qualsiasi altra carica. Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri. Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere. I ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei Ministri, e individualmente degli atti dei loro dicasteri.

I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione. Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro è composto, nei modi stabiliti dalla legge, di esperti e di rappresentanti delle categorie produttive, in misura che tenga conto della loro importanza numerica e qualitativa. E’ organo di consulenza delle Camere e del Governo per le materie e secondo le funzioni che gli sono attribuite dalla legge. Ha l’iniziativa legislativa e può contribuire alla elaborazione della legislazione economica e sociale secondo i principi ed entro i limiti stabiliti dalla legge. Il Consiglio di Stato è organo di consulenza giuridico-amministrativa e di tutela della giustizia nell’amministrazione. La Corte dei conti esercita il controllo preventivo di legittimità sugli atti del Governo, e anche quello successivo sulla gestione del bilancio dello Stato.

La giustizia è amministrata in nome del popolo. La legge regola i casi e le forme della partecipazione diretta del popolo all’amministrazione della giustizia. La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. Le nomine dei magistrati hanno luogo per concorso. I magistrati sono inamovibili. Non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del Consiglio superiore della magistratura, adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall’ordinamento giudiziario o con il loro consenso. Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale.

La Repubblica si riparte in Regioni, Province e Comuni. La Corte costituzionale giudica: sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni; sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato e su quelli tra lo Stato e le Regioni, e tra le Regioni. La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale. E’ vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. I titoli nobiliari non sono riconosciuti.

La Costituzione dovrà essere fedelmente osservata come Legge fondamentale della Repubblica da tutti i cittadini e dagli organi dello Stato.

Il vergognoso Poletti e la vergogna del lavoro che non c’è

di DOMENICO DE MASI

«Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché certamente questo Paese non soffrirà a non averli più tra i piedi». Con queste parole il Ministro del Lavoro Poletti ha commentato la fuga dei giovani che egli stesso ha costretto a espatriare con la sua scellerata politica del lavoro. Dopo averli ingannati, ora li offende.

Venti anni fa la scrittrice francese Viviane Forrester pubblicò L’horreur économique, un libro sul declino del lavoro che destò una forte impressione e provocò una discussione accanita in tutta Europa. Poi, come il libro stesso aveva previsto, le sue accuse caddero nel dimenticatoio e si tornò a parlare di lavoro con le menzogne di sempre.

In cosa consiste questo orrore? Consiste nel fatto che tutta la nostra ricchezza, il nostro prestigio, la nostra rispettabilità, le nostre opportunità, le nostre tutele, qualsiasi forma di sopravvivenza, derivano dal nostro lavoro. Ma il lavoro viene negato a un numero crescente di persone che, per questa deprivazione, sono gettati nella disperazione. La mancanza di lavoro non dipende da chi non ce l’ha, e tuttavia gli viene imputata come se fosse colpa sua. Una colpa di cui vergognarsi.

Ogni giorno ci viene raccontato che la disoccupazione è effetto di una crisi passeggera ma, nei fatti, la crisi non passa e, anche se passasse, nessuno ci assicura che, con essa, cesserebbe anche la disoccupazione. E mentre vengono contrabbandati come rimedi i più astrusi sotterfugi (come il Jobs Act o i vaucher) di cui conosciamo in anticipo l’inefficacia, mentre vengono esibite statistiche ridicole (come un incremento dello 0,2%) di cui è lampante la futilità, milioni di persone si macerano in una sofferenza sorda, acuita dalla vergogna per il fallimento, benché incolpevole. Una vergogna che coinvolge, insieme al disoccupato, anche i suoi familiari: la madre che si umilia ad implorare un lavoro purchessia per la propria figlia; il padre che inventa scuse penose per nascondere a se stesso e agli altri la disoccupazione del figlio.

La verità è che siamo in presenza di una mutazione epocale per cui riusciamo a produrre sempre più beni e servizi con sempre meno lavoro umano, eppure imputiamo ai disoccupati il peccato della loro disoccupazione quasi che, se avessero voglia di lavorare, tenessero a portata di mano un ottimo posto di lavoro che si ostinano colpevolmente a rifiutare. E, a furia di essere considerati colpevoli, finiscono per sentirsi colpevoli anch’essi, succubi di un’alienazione che inclina alla depressione.

Indurre alla vergogna i disoccupati e in suoi familiari è un capolavoro del capitalismo perché tramuta la rabbia in rassegnazione e garantisce pace al sistema. E’ dunque un elemento così imprescindibile del profitto, che meriterebbe di essere quotato in borsa.

Nessuno ha deciso la propria nascita e tuttavia, secondo questo sistema implacabile, dopo essere nato, ognuno deve dimostrare di meritare la vita. Non “ognuno”, a dire il vero. Perché vi è una stretta e privilegiata minoranza che detiene ricchezza, potere e sapere mentre la quasi totalità è tenuta a dimostrare giorno per giorno, attraverso il lavoro, la propria utilità al sistema, cioè al profitto. E se il sistema del profitto gli toglie il lavoro, cioè l’unica condizione necessaria alla sopravvivenza, impedendogli così di dimostrare la propria utilità, non è il colpevole sistema che deve vergognarsi ma il disoccupato incolpevole!

Domenico De Masi

MRS 10 (e lode)

Dieci anni di MRS! Il Movimento RadicalSocialista nasceva 10 anni fa, il 9 dicembre 2006, come associazione e laboratorio politico-culturale radicalmente innovativo e alternativo. Quando ancora la crisi della sinistra italiana ed europea era solo agli inizi, e pochi ne vedevano la profondità, un gruppo di idealisti “in cerca di idee e non di voti” lanciavano l’idea di una rifondazione unitaria, dei valori e degli ideali prima che dei partiti. Fossimo stati ascoltati per tempo, da chi ha preferito invece abbarbicarsi dentro i propri angusti recinti partitici, forse si sarebbe potuto invertire la china e ripartire senza arrivare a toccare il fondo del precipizio. In quest’opera di “salvataggio” abbiamo fallito, non c’è dubbio, ma eravamo piccoli e con ben poca influenza sui piani alti di quella frazione di Palazzo in cui si era trincerata la sinistra reale, capace magari di ritagliarsi e vantare qualche sporadico ruolo istituzionale ma ignara di stare perdendo il contatto con un Paese reale profondamente mutato dagli effetti della globalizzazione e della crisi industriale.

Così di fronte da un lato alla drastica involuzione del “centrosinistra” ulivista, rappresentata dalla nascita (nel 2007) del Partito Democratico, e dall’altro alla erosione inesorabile della sinistra comunista ed ecologista (Rifondazione, Verdi, Sel) barricata dietro simboli e bandiere certamente nobili ma incapaci di mordere la nuova realtà sociale del Paese (tant’è che a lungo ha coltivato la miope prospettiva di un’alleanza col Pd neoliberista e ultramoderato), il nostro Movimento ha coraggiosamente indicato la via del ritorno alle radici genuinamente socialiste e radicali della sinistra, con la scelta di rimettere al centro, come possibile terreno comune di una rifondazione prima di tutto teorica ed etica, il pensiero e l’esperienza di Gobetti, Rosselli, Basso, Pertini, Giustizia e Libertà e Partito d’Azione, in sintonia col marxismo attivistico e idealista di Antonio Gramsci e con i fermenti più creativi del pensiero libertario e anarchico; coniugando diritti sociali e diritti civili (nel solco del 68 e delle lotte comuniste e radicali degli anni Settanta), ambiente e società, democrazia ed etica, uguaglianza e individualità. In una parola, anzi due, LIBERTA’ EGUALE, e cioè l’intuizione che la sinistra non si sogna di “scegliere” l’uguaglianza lasciando la “libertà” alla destra, secondo uno schema semplicistico ma rilanciato perfino da Norberto Bobbio, bensì al contrario è l’unica vera protagonista della lotta per una libertà integrale e conseguente, per l’emancipazione e la liberazione più radicale dell’individuo, sul terreno economico-sociale come su quello politico-culturale, sul piano non solo formale ma anche sostanziale, nel lavoro e nella vita. Come pari opportunità e possibilità di partecipare direttamente ed effettivamente alla politica. Come fine di ogni alienazione e sfruttamento, da parte certo del “padrone” ma anche delle “masse”. Come libertà da ogni conformismo e subordinazione. Come valorizzazione delle differenze, in quanto ogni vera libertà è libertà di essere diversi, di essere se stessi e realizzare compiutamente le proprie attitudini e capacità. con l’unico limite del rispetto dell’analoga libertà degli altri.

Sul piano politico, pur criticando anche severamente i partiti alla sinistra del Pd, abbiamo partecipato e contribuito a tutte le loro esperienze elettorali, senza schierarci mai in quanto Movimento (sempre orgogliosi della nostra autonomia e del nostro essere associazione) ma non facendo mai mancare l’apporto dei nostri iscritti. E con una visione spesso più larga e lungimirante, come quando appoggiammo sia l’IdV, con l’ingresso in quel partito di alcuni di noi a partire dalla nostra prima sostenitrice Franca Rame (“siamo la sinistra dei valori”, dicevamo), che le prime forme ed esperienze associative del futuro M5S. A partire dalla critiche alla Fiat, alla Telecom e all’élite bancaria e industriale contenute negli spettacoli di Beppe Grillo (mentre gran parte dell’intellighenzia di sinistra viveva di solo antiberlusconismo) fino al nostro ingresso nei primi meet-up territoriali, tanto riuscito che alcuni di essi finirono per adottare il nostro statuto ed il nostro manifesto fondativo. Ci fermammo ovviamente di fronte alla trasformazione di queste assemblee locali nel nascente Movimento 5Stelle, ma continuando a collaborare sui contenuti concreti (democrazia diretta, etica politica, ecologia e difesa del territorio, reddito di cittadinanza ecc.) con una parte almeno dei militanti e dei futuri dirigenti “grillini” (anche qui con il conforto di quel ponte illustre rappresentato da un altro dei nostri maestri e ispiratori: Dario Fo), proprio mentre continuavamo a far parte delle liste della sinistra tradizionale e di fatto facevamo da trait d’union dei due “mondi” con le nostre idee di libertà, giustizia, onestà e partecipazione.

Il tutto costruito sulla base di un costante impegno nel mondo della cultura e del sociale: dalla lunga serie di conferenze e incontri sugli ideali della sinistra, sulla democrazia diretta e sull’antifascismo, fino alla mobilitazione in difesa dello stato sociale e dei beni comuni. Siamo stati parte integrante del fronte che ha vinto il referendum sull’acqua pubblica, così come oggi abbiamo contribuito a portare a casa la grande vittoria del NO di fronte all’arrogante e spudorato attacco renziano alla Costituzione. La nostra (apprezzata) presenza dentro l’ANPI, incoraggiata in ogni modo ovunque sia possibile, dimostra la coerenza e la centralità di questa antifascista.

Chiunque ci conosca, conosce i valori per i quali ci battiamo, con le idee forti di una sinistra delle origini che non teme contaminazioni e pertanto rifiuta la deriva ideologica e dogmatica (o peggio nostalgica) per adottare un pragmatismo contrario a quello che ha rappresentato l’involuzione dei cosiddetti “riformisti”: mentre questi difendono con arroganza la propria identità partitica smarrendo al contempo ogni tensione ideale, noi invece siamo intransigenti sulle idee ma ostili ad ogni “corporativismo” di setta o di club: detto in estrema sintesi, appoggiamo senza guardare in faccia nessuno ogni proposta o azione pratica coerente con le nostre idee, senza sposare nessuno ma senza pregiudizi nei confronti di chi se ne fa promotore. Nella difesa dell’acqua pubblica, della sanità pubblica, della scuola pubblica, dei beni comuni, dei diritti riguardo la casa, la pensione, il lavoro e il reddito, e nella lotta contro tutte le mafie (ricordiamo la coraggiosa testimone di giustizia che è stata per un anno la nostra portavoce), noi entriamo in qualunque comitato o fronte comune disposto a lottare per ogni buona causa (mentre certi sedicenti compagni guardano in cagnesco gli eventuali “compagni di strada”, quasi a ricordare la storiella del dito e della luna) . Così come, seguendo l’esempio degli stessi partigiani – con i loro gruppi d’azione patriottica – siamo pronti a difendere e riconquistare con le unghie e con i denti la sovranità nazionale del popolo italiano e la sua indipendenza dalle oligarchie finanziarie europee e internazionali; contro la globalizzazione delle merci e dei profitti e per la globalità dei diritti umani, civili e sociali; contro le imposizioni-capestro dei diktat della UE, da Maastricht al fiscal compact ed allo sciagurato pareggio di bilancio, inserito addirittura in Costituzione dai burattini nostrani dell’élite finanziaria transnazionale.

Difficile riassumere in un articolo sommario tutto quello che è stato MRS in questi 10 anni: lo si può almeno parzialmente ricostruire dal nostro sito e dalla nostra pagina facebook. Cercheremo tutti insieme le forme e i modi per far sentire ancor di più la nostra voce, nell’anno zero della sinistra che può però rinascere sulle ceneri del renzismo, anche assumendo le espressioni politiche ed elettorali più diverse e variegate. Noi continueremo testardamente a cercare l’unità di queste forze vecchie e nuove, sulla base delle idee, dei valori e dei fatti concreti che ne discendono.

Sempre con quella gestione orizzontale e collettiva che contraddistingue MRS, senza capi né capetti ma con il motto di “tutti militanti” e “tutti dirigenti”; e, possiamo aggiungere con orgoglio, “tutti compagni” e “tutti amici”, nonostante la varietà di sfumature politiche e di opzioni partitiche ed elettorali all’interno di un’associazione così libera e libertaria : l’esatto contrario di quella droga renzista da “uomo solo al comando” che ha portato alla deriva il Partito Democratico.

Buon compleanno a tutti i compagni e simpatizzanti, e a tutti gli oltre 5.300 amici della nostra pagina!