Contro la dittatura mondiale del capitale far rinascere l’internazionalismo dei popoli e dei lavoratori

da Micromega

Altersummit: gambe di popolo per un’altra Europa

L’8 e il 9 giugno prossimi, ad Atene, si terrà l’Altersummit, un grande incontro europeo di sindacati, associazioni e movimenti provenienti da venti paesi. Con una consapevolezza in comune: a un progetto europeo alternativo servono le “gambe di popolo” sulle quali camminare.

di Raffaella Bolini*

Nessuno si illude che Atene segnerà la soluzione del problema. Ma tutti gli attori sociali che saranno lì hanno molto chiaro il problema: a un progetto europeo alternativo servono le gambe su cui camminare. Gambe di popolo.
Presi uno per uno, i pezzi di un progetto alternativo europeo ci sono tutti.

Una parte di essi è riconquista di ciò che il liberismo ha attaccato e distrutto con accanimento: lo stato sociale. Una parte arriva invece dai pensieri e dalla pratiche sociali per un cambio di paradigma, a partire dalla tragedia climatica che incombe sul pianeta.

New Deal e Buen Vivir non si riescono semplicemente ad assommarsi, nel lungo periodo. Ma in questa fase, per fermare la rovina dell’Europa e dei suoi popoli, riuscirebbero a convivere, in piano di grande transizione europea i cui elementi sono tutti squadernati.

Democrazia, diritti e legalità devono essere gli aghi della bussola. Finanza imbrigliata e ricchezza distribuita sono il vento necessario ad avanzare. Servizi pubblici, reddito, beni comuni e difesa territorio segnano i punti della rotta da seguire. Riconversione e ri-localizzazione le vele che portano a destinazione. Al timone torna il pubblico – uno stato non più piramide ma rete di partecipazione.

E allora, perché non ce la facciamo? Perché l’oligarchia europea non eletta continua ad occupare la scena? Dopo aver desertificato l’Europa di diritti e democrazia, adesso hanno deciso che è tempo di lenire le ferite, e ci coccolano con il sogno della crescita.

Senza mettere in discussione Fiscal Compact e il pareggio di bilancio, con i poteri di indirizzo degli stati ridotti a zero, saranno i mercati ad approfittare della gigantesca svendita di umani, comunità e territorio che l’austerità ha prodotto. Questo non ce lo dicono, gli oligarchi europei e i governanti che li rappresentano nei diversi paesi. Ma a loro non importa. Sanno che gli avversari hanno poca voce, e soprattutto che sono divisi.

E questa è l’importanza dell’Altersummit di Atene, il grande incontro europeo di sindacati, associazioni e movimenti di venti paesi europei che si terrà l’8 e il 9 giugno.

Nessuno si illude che Atene segnerà la soluzione del problema. Ma tutti gli attori sociali che saranno lì hanno molto chiaro il problema: a un progetto europeo alternativo servono le gambe su cui camminare. Gambe di popolo. Fino ad ora, ci hanno diviso, messi in concorrenza, convinti a cercare di salvarsi da soli. Preso uno per uno, ci ammazzano meglio. Chi tiene in piedi le resistenze e le buone pratiche nella crisi, sta – con qualche rara eccezione – a testa bassa rinchiuso nei confini del proprio conflitto, schiacciato dalla fatica del quotidiano.

Un vero demos europeo, poi, non siamo mai stati. Un rumeno e un bulgaro sono ancora migranti, nella nostra testa, non concittadini. Una comunità mediterranea – la nostra unica possibile salvezza, nella Europa pluricentrica di cui c’è bisogno – esiste ancor meno.

Conoscerci, riconoscerci e unirci. Questo è la prima e strategica necessità politica che ad Atene ci impegniamo ad affrontare. Abbiamo firmato insieme un Manifesto (aperto all’adesione di chiunque lo condivida, anche da lontano), e questo è un primo passo. Ad Atene cercheremo le strade per renderlo popolare, perché senza una riappropriazione cittadina dello spazio europeo non vinceremo mai.

Uno strumento utile, fra gli altri, lo abbiamo già individuato. Si chiama solidarietà. Siamo un continente famoso per la grande partecipazione cittadina nelle azioni di solidarietà internazionale. Alzi la mano chi, fra i progressisti di cui ancora l’Europa per fortuna è piena, non abbia mai partecipato a un gemellaggio, a una raccolta fondi, o non abbia messo una firma per un popolo del sud del mondo oppresso e derelitto. Abbiamo sempre saputo che il nostro contributo non avrebbe davvero mutato le cose. Ma rompeva il senso di isolamento delle vittime e costruiva ponti-ci faceva vicini, creava alleanza.

La stessa cosa oggi possiamo fare fra di noi europei, fra popoli e persone schiantate e umiliate dalla crisi. In Grecia sono nate centinaia di associazioni di mutuo soccorso, dove chi non ha niente aiuta chi non ha niente. Sono cose preziose, che ricostruiscono coesione sociale e senso di comunità.

Queste associazioni non chiedono carità ai ricconi europei, chiedono vicinanza da parte di chi, in tutta Europa, come loro gli oligarchi li combatte, ed è impegnato ad arginare i danni sociali che producono. Per farsi forza a vicenda. E sentirsi davvero dalla stessa parte.
Cento gemellaggi, per iniziare. Possiamo provare insieme a farlo? Facciamoci avanti.

Per venire ad Atene, o aderire al Manifesto: www.altersummit.eu
Per proporre un gemellaggio: bolini@arci.it

*della presidenza nazionale dell’ Arci e del comitato promotore dell’Altersummit

(24 maggio 2013)

 

 

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Un contributo alla discussione: Il Partito di Stefano Rodotà

scritto da Maurizio Zaffarano e pubblicato contemporaneamente sul blog Verità e Democrazia

Composizione fotografica di Luca Peruzzi  
 
 
Nell’infausto esito delle elezioni per il Presidente della Repubblica – con la conferma di Napolitano, garante dei poteri forti italiani e internazionali, dell’austerità imposta dall’Europa, degli impegni di guerra dell’Italia, dell’inciucio PD-PDL che porterà all’immunità giudiziaria per Berlusconi – c’è un fondamentale elemento positivo che si deve cogliere.
Una importantissima parte di cittadini italiani – composta da elettori del Movimento 5 Stelle, di Sinistra Ecologia e Libertà, del Partito Democratico, di Rivoluzione Civile o da persone che non vanno più a votare – si è riconosciuta nella candidatura di Stefano Rodotà, per tutto ciò che quella candidatura significava: la Costituzione come stella polare della vita pubblica, la rivendicazione del “diritto ad avere diritti” e della laicità dello Stato, la tematica dei beni comuni.
La decisione di Beppe Grillo di insistere su questa candidatura, emersa dalle Quirinarie ma promossa trasversalmente già da mesi sul web, non solo è stata un’abilissima mossa politica che ha smascherato ancora una volta la menzogna del Partito Democratico quale forza politica di sinistra riformista e alternativa al berlusconismo ma forse anche una svolta, per un movimento che si dichiara né di destra né di sinistra, verso l’area progressista ed il suo elettorato adottandone una delle icone viventi ed in qualche modo riconoscendone la nobiltà della sua storia e dei suoi valori fondanti.
Il mio auspicio è che questa vasta e ovviamente eterogenea area politica, coincidente in gran parte con il popolo che ha voluto il successo nei referendum per l’acqua pubblica i cui quesiti non a caso furono scritti proprio da Stefano Rodotà, si trasformi ora in una proposta di alternativa di governo in grado di diventare maggioranza nel Paese e di vincere le prossime elezioni.
Non sto pensando qui ad un’alternativa di sinistra, non sto pensando alla rifondazione di una forza politica anticapitalista e libertaria alla quale si deve contemporaneamente lavorare, ma semplicemente ad un nuovo Comitato di Liberazione Nazionale nel quale confluiscano in una virtuosa sintesi le diverse risposte a tutte quelle istanze di cambiamento radicale e di moralizzazione della vita pubblica così diffusamente presenti nel Paese.
Con un candidato alla carica di Presidente del Consiglio di questo raggruppamento che potrebbe essere Marco Travaglio, per il suo appeal mediatico, per la trasversale popolarità acquisita con la coerenza e l’efficacia nella fustigazione del malcostume italiano e della corruzione, per la vicinanza al leader del Movimento 5 Stelle.
Stante lo stato attuale dei rapporti di forza elettorali tra le componenti politiche coinvolte, un’iniziativa di questo tipo può venire evidentemente solo da Grillo e richiede che all’idea di poter annettere l’elettorato del centrosinistra, una volta realizzatosi lo sfaldamento dei partiti che lo hanno fin qui rappresentato, si sostituisca una visione realistica e tatticamente sagace, come avvenuto con la candidatura Rodotà, che tenga conto di quella parte di elettori di sinistra – rappresentino essi il 2, il 5 o il 10 per cento dei votanti – indispensabili per raggiungere la maggioranza in Parlamento ma che non voterebbero mai il Movimento 5 Stelle se non nel contesto di una coalizione e di un’alleanza plurale.

Tutti noi che ci sentiamo ancora parte del popolo della sinistra dobbiamo fare in ogni caso la nostra parte e non aspettarci regali da chicchessia: il governo dell’inciucio benedetto da Napolitano non durerà pochi mesi, c’è tempo per agire ma serve al più presto, vincendo divisioni ormai senza più senso, riorganizzare una sinistra degna di questo nome che torni a giocare un ruolo determinante nella vita politica italiana.