VALORI? DOV’È FINITA LA MUTUALITÀ?

mutuo soccorso
Di Giandiego Marigo
 
Sarebbe sin troppo semplice dichiarare che insieme all’acqua sporca si sia gettato anche il bambino. Troppo facile e già detto, ripetutamente, da tutti coloro che hanno, nel tempo, analizzato la débacle graduale della sinistra e l’evoluzione, non tanto dell’ex PCI, che già covava, sin da quegli anni, i sintomi e prodromi di quello che poi si sarebbe rivelato il fallimento piddino, ma semmai di quell’intorno sindacale e politico che si sviluppò con forza attorno agli anni 60/70, ma che trova, comunque, nella storia del movimento operaio le sue reali origini e ragioni.
Troppo semplice dicevo, eppure efficace come definizione. Non tanto e non solo, per quanto riguarda la pura analisi marxista o marxiana e le sue applicazioni leniste o staliniane, quella non ha mai difettato, anzi è sempre stata prodotta con sin troppa dovizia sino alla divisione metodica del capello. Ma soprattutto per quel mondo di relazioni e di modi, di comportamenti che si erano elaborati attorno al mondo della coscienza operaia e diciamolo sì, senza paura, proletaria.
Un mondo complesso, articolato, fatto di ragioni profonde e di esperienze. Costruito sul fare, certo, ma partendo dal sentire e dallo stare, dettato dai bisogni , ma che ebbe la capacità di elaborare comportamenti complessi che assursero con il tempo alla dignità di cultura popolare e di visione politica complessa. Comportamenti che finirono, anche se in modo inconsapevole ed non voluto con lo sviluppare, addirittura, gli embrioni di quel risveglio spirituale che accompagna i nostri giorni.
Faccio un esempio, perchè è di questo che sto e voglio parlare.
La cultura socialista ed anarchica prima e comunista dopo (anche se innegabilmente il comunismo inserì il primato assoluto del partito e della sua struttura burocratica), ma anche una parte di quella cristiano sociale, affondavano le proprie radici in una esigenza reale di mutualità e solidarietà. Non analizzavano soltanto una relazione sociale ma cercavano di organizzarne e garantirne al salvezza. Le cooperative, le società di mutuo soccorso, le stesse organizzazioni sindacali che nacquero con questa “nuova coscienza” poco o nulla si occupavano delle leggi di mercato, delle regole della cultura dominante, ma stabilivano nuovi rapporti, nuove leggi, nuove regole che si definivano via via, partendo dalla defin izioni di quelli che venivano chiamati “interessi della classe”.
Aprivano un nuovo confronto, altro, rispetto a quello sistemico, alternativo ed anche antagonistico.
Non dico nulla di nuovo, nulla che non si possa dedurre da un buon libro di storia del ‘900…eppure dico tutto quel che c’è da dire.
La qualità di questa relazione, la sua stessa esistenza, da sola apriva una contraddizione e forniva la “speranza di una nuova visione”. Proprio perchè sparigliava le regole, ne definiva di nuova, metteva in campo interessi diversi da quelli che erano stati sin lì rappresentati. Forniva loro organizzazione e dignità.
Inoltriamoci in questo esempio, una cooperativa di consumo, non nasceva come investimento, nemmeno veniva teorizzata come onlus e non si poneva il problema di non disturbare, di rispettare le regole, di non fare la guerra dei prezzi. Nasceva dal bisogno di far coincidere, quel che si aveva, con quel che si poteva e lo faceva, perchè il suo ruolo era quello di rispondere ad un bisogno primario. Lo stesso discorso e le medesime premesse valevano per il sindacato, per le società di mutuo soccorso e per tutte quelle “organizzazioni di base” che nacquero dai bisogni, gli ambulatori, le scuole. Non furono finalizzate ad inserirsi in un sistema ma a modificarlo, non furono poste per adeguarsi ad un mondo perfetto, ma per perfezionare un mondo grandemente imperfetto.
Oggi definire e parlare di “interessi di classe” sarebbe arduo…ed anche fumoso, la gara si realizzerebbe nel chiamarsi fuori, piuttosto che nel definirsi proletari difendendo o rappresentando questi interessi.
L’interclassismo è ormai stato, ampiamente, somministrato ed assorbito…a grandi boccate, metabolizzato…divenuto comportamento comune, persino al di là di ogni ragionevole motivo e in barba alla realtà. Ma la domanda su dove siano finite la mutualità, la solidarietà, la condivisione…bhè è lecita, anche perchè questi valori sarebbero un’ottima risposta alla crisi incombente. Non può certo bastare a giustificare l’uso e l’abuso dei termini in questione, l’esistenza di false cooperative di puro investimento, attente al mercato ed alle sue regole, perfettamente inserite nel sistema, anzi sue artefici o di quelle due o tre banche che ancora si richiamano grottescamente al mutuo soccorso
Perchè , per esempio, i nuovi soggetti dell’organizzazione popolare come i GAS non si pongono il problema dei prezzi e dell’accessibilità dei prodotti che veicolano, oltre alla qualità ed al chilometro 0, perchè non se lo pongono le Coop, che addirittura espongono prezzi più alti che in molti altri templi della “grande distribuzione”. Perchè i sindacati sembrano occupati a garantire tutto salvo che il mutuo soccorso? Perchè deve arrivare Emergency a Mestre a ricordarci il senso della solidarietà. Eppure anche presi a sé stanti, avulsi da tutta l’analisi “di classe”, QUESTI VALORI : SOLIDARIETÀ. MUTUALITÀ, CONDIVISIONE…hanno un significato assoluto che molto spesso viene richiamato…descrivendo una “generica e amorfa” crisi valoriale e culturale.

Per finire, per ora, con questa mia “tirata” da saputo. Credo che dalla riproposizione, culturale, comportamentale e spirituale di queste tematiche insieme a “Circolarità, Orizzontalità. Partecipazione “ possa e debba nascere il nuovo, moderno, concetto di “Progresso e Civiltà” e la visione che noi, che ci arroghiamo d’esserne portatori, consegneremo al nostro futuro

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Il mondo secondo Margaret Thatcher

Cosa ci ha lasciato la Thatcher

da l’Espresso di Marco Paolini

L’ex premier inglese è morta a 88 anni. Nei suoi undici anni di potere, insieme a Ronald Reagan, ha cambiato il mondo. In peggio, mettendolo al servizio del Dio Mercato. Il ricordo amaro di un autore teatrale

Sembra che l’economia stia scivolando verso la “virtualizzazione”. E non parlo solo della grande finanza, parlo della trasformazione dei cittadini in consumatori che solo acquistando beni e servizi, scarpe e wellness, emozioni e vestiti, possono far crescere il Pil. Alla ricchezza virtuale corrisponde un impoverimento sostanziale. Siamo un po’ tutti miserabili, culturalmente più che economicamente, perché abbiamo scelto di abdicare ad ogni scelta per affidare al Mercato i progetti per il nostro futuro.

Così è nato, qualche tempo fa, il mio spettacolo “Miserabili”. Non una analisi di teorie economiche, e si confronta con le persone e con il loro rapporto con l’onnipotenza del Mercato. L’interlocutore invisibile era lei, la signora Thatcher. Sì, proprio la “rivoluzionaria” Maggie, che ha inventato il superamento delle classi sociali dicendo: la società non esiste più, siamo tutti solo “uomini donne famiglie”. Ovvero consumatori. Di energia e di benessere, di libri e di vacanze, di automobili e di hamburger. E siamo tutti investitori, ancora prima che risparmiatori.

D’altra parte, se il buon samaritano non avesse avuto un budget per le spese impreviste, chi si ricorderebbe di lui? E allora è bene compiere buone azioni, ma soprattutto comprare buone azioni! Le buone azioni non hanno mai ucciso nessuno, così disse Gesù tornando nel tempio a chiedere scusa ai Mercanti secondo il vangelo di Maggie Thatcher.

E’ la finanza creativa, che è cresciuta come un tumore scommettendo sulla teoria per cui tutto si può vendere e comprare.

E noi? Cosa siamo noi? Consumiamo e investiamo da soli. Siamo individui senza una comunità alle spalle. Così, soli tra soli, ci siamo scoperti inadeguati davanti alla crisi che ha investito l’economia globale. E io mi sono trovato a dover ripensare “Miserabili”, con i problemi che molti pronosticavano divenuti realtà. Ci siamo chiesti: è tardi? Siamo troppo oltre per poter riparare ai danni?

La legge dell’entropia ci dice che indietro non si torna. Credo però che oggi dovremmo rifondare una cultura della manutenzione. Perché è inutile mitizzare i “bei tempi andati”. Non credo nelle oasi, ma preferisco i luoghi che abitiamo e che dovremmo cercare di rendere più vivibili. Continua a leggere

Elementi per un Socialismo del XXI secolo

bandierarossa1di Tommaso Roselli (MRS Lazio)
Si sente spesso parlare di socialismo del 21° secolo negli ambienti di sinistra. un nuovo socialismo che secondo me è tutto ancora da costruire …
Come potrebbe essere caratterizzato?
– Innanzi tutto dovrà essere sicuramente ecologista/ambientalista data la situazione dell’ecosistema Terra, della biosfera. la crescita sregolata, non pianificata a livello mondiale, che produce inquinamento in rapidissima ascesa, rischia di danneggiare per sempre l’equilibrio biologico del pianeta. I socialisti del nuovo secolo potranno proporre la decrescita come parola d’ordine a livello economico mondiale.
– Il socialismo del 21° secolo sarà libertario o non sarà. Dovrà rompere definitivamente con le esperienze sconfitte delle dittature monopartitiche dell’est Europa e dell’Asia, proporre un sistema politico Continua a leggere