Una vergogna chiamata off-shore di Giorgio Ruffolo

In coincidenza con la diffusione dei risultati dell’inchiesta del Consorzio dei giornalisti investigativi Usa, in collaborazione con 38 media di tutto il mondo, sullo scandalo dei capitali dolosamente occultati nei paradisi fiscali nel mondo, l’Espresso ripubblica un articolo dell’ottobre 2010 dell’economista Giorgio Ruffolo nel quale sono ben descritti gli intrecci inestricabili tra speculazione finanziaria, evasione fiscale e capitali di origine criminale che tutti insieme si giovano di quel sistema economico parallelo e segreto che è costituito dalle piazze finanziarie offshore.

Una vergogna chiamata off-shore di Giorgio Ruffolo

Dal Vaticano alle Isole britanniche: un sistema economico parallelo, segreto e sempre più fiorente. Sono i paradisi fiscali, tanto amati da Berlusconi. Valgono un quinto del Pil mondiale. E nessuno se ne occupa

(08 novembre 2010)

I am lost in paradise, cantava nostalgicamente Johanna Wang in una canzone divenuta famosa: mi sono smarrita in paradiso. Suggerirei ai governi di adottarla all’apertura del prossimo G20, quando si tratterà di affrontare il tormentato problema dei paradisi fiscali.
Da quando il mondo è stato scosso dalla più violenta crisi economica degli ultimi ottant’anni si susseguono le lamentazioni e le indignazioni sul ruolo che nella crisi hanno svolto i circa 50 paradisi fiscali (anche il loro numero è controverso) esistenti nel mondo, i quali – cito da una recente risoluzione del Parlamento europeo – “incitano a praticare l’evasione fiscale, la frode fiscale e la fuga dei capitali”.

Tanto vibrata la denuncia, quanto fiacca e irresoluta la risoluzione: l’Unione, afferma l’europarlamento, “condanna con forza (tipica espressione usata da chi è consapevole di mancare di forze, ndr.) il ruolo svolto dai paradisi fiscali”. Che cosa propone il Parlamento europeo all’Unione? Assolutamente, niente: “L’Unione è invitata a rafforzare la sua azione e a prendere misure concrete e immediate, come, ad esempio, sanzioni contro i paradisi fiscali” (!). Immagino che i signori dei paradisi avranno tremato leggendo queste righe.

In un altro progetto di risoluzione, presentato da Cohn Bendit e Rebecca Harms a nome del gruppo dei Verdi si leggono considerazioni più sensate. Si constata l’impotenza della denuncia e il vuoto della volontà. In particolare, si rileva la scandalosa assurdità delle conclusioni dell’Ocse che ha cancellato dalla sua “lista nera” la maggior parte dei paradisi contro la semplice promessa di aderire ai principi relativi agli scambi di informazione: come dire, scagionare i delinquenti mafiosi da ogni accusa in cambio della loro assicurazione di comportarsi bene.

Ma vediamo le dimensioni del fenomeno più crudo che si nasconde dietro i paradisi. Che non è la pur gigantesca evasione fiscale. E’ la criminalità internazionale. Qualche cifra. Continua a leggere

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